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La condizione dei laureati in Italia: l’analisi Almalaurea su lavoro e laurea

Cosa fanno i laureati italiani dopo aver ottenuto il titolo di studio ? A questa domanda risponde una analisi realizzata dal Consorzio Almalaurea, che valuta la condizione occupazionale dei laureati italiani a tre e a cinque anni dal titolo.

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I mestieri più richiesti secondo i focus Openjob metis

I mestieri della pelle. Per i non addetti ai lavori, leggere per la prima volta i nomi delle professioni legate al mondo del settore conciario significa addentrarsi in un ambito affascinante e di antichissima tradizione: che cosa impara a fare, in concreto, un palissonatore o un bottalatore? La lista può proseguire ancora, incontrando il rifilatore o l’inchiodatore, lo spaccatore e il rifinitore, il pressatore, lo scarnatore, il rasatore e lo smerigliatore.La filiale Openjobmetis di Montecchio – in provincia di Vicenza – si sta trasformando in un vero e proprio distretto ad alta specializzazione professionale per l’ambito conciario. “Sono davvero molte – spiega Chiara Zonzin, responsabile di zona – le aziende che si rivolgono a noi in cerca di lavoratori la ci caratteristica distintiva è quella di essere sempre più difficili da trovare. Ad oggi sono diverse decine le persone ricercate e il trend si sta mantenendo costante”. Si tratta infatti di professioni che è possibile imparare davvero solamente sul campo e per le quali solo percorsi formativi ad hoc possono rappresentare lo strumento didattico reale per specializzarsi. A questo scopo, e grazie ai fondi Forma.temp di cui può disporre, Openjob metis organizza corsi professionali specifici e cosiddetti “on the job”, ovvero corsi tenuti presso le stesse aziende e finalizzati all’apprendimento pratico di una specifica mansione. Una vera risorsa in grado di segnare una svolta anche per i più giovani, in un momento di generalizzata difficoltà di accesso al mondo del lavoro. In occasione degli on the job, infatti, il partecipante è poi assunto con un contratto di somministrazione dall’Agenzia per il Lavoro ed è affiancato da un tutor dipendente dell’azienda ed ormai esperto nella mansione.

I dati dell’Osservatorio Openjobmetis offrono inoltre un interessante spaccato della situazione lavorativa in città. I numeri attestano che sono quasi un centinaio le persone assunte dall’inizio dell’anno, nel settore conciario ma anche in molti altri.

Nella maggior parte dei casi si è trattato di lavoratori italiani ma non mancano i provenienti da altre nazioni: Romania, Marocco, Senegal e Ghana le più occorrenti.

Molto variabile l’età di chi ha trovato impiego tramite la sola filiale Openjobmetis di Montecchio: dai 21 ai 56 anni. Nel 60% dei casi si è trattato di uomini. Metalmeccanica e industria il ccnl più diffuso.

I  mestieri della grafica. Secondo l’Osservatorio Openjobmetis sono state più di 300 in tutta Italia le risorse che nel primo semestre 2012 hanno trovato un impiego nel settore della grafica, dell’editoria e della cartotecnica.

Per quanto riguarda l’industria grafica e l’editoria, la maggior parte delle assunzioni – oltre il 45% – si sono concentrate nel Nord Italia. Diverse le figure impiegate nelle industrie di Lombardia, Piemonte e Veneto: in ambito produttivo, il profilo più richiesto è quello dell’addetto al confezionamento e all’imballaggio, seguito a ruota dall’addetto alle macchine. In ambito office, è particolarmente alta la richiesta di commerciali e addetti marketing, segno che le aziende stanno investendo di più su figure in grado di assicurare un buon turnover di vendite, e di impiegati amministrativi. Anche al Sud nel periodo considerato c’è stata una discreta richiesta di operai, in particolare addetti all’allestimento, concentrata in particolare in Calabria: qui, infatti, sono stati 51 i profili inseriti da gennaio ad oggi. Infine, nel Centro Italia, l’Emilia Romagna ha raggiunto quota 20 assunzioni, la quasi totalità nel comparto grafico con il ruolo di addetti al controllo qualità.

A livello di area geografica, un simile trend si è registrato anche nel mondo della cartotecnica: quasi il 70% delle assunzioni, infatti, è avvenuto nel Nord Italia. Prima la Lombardia, con 60 risorse inserite nelle industrie locali da gennaio a giugno, seguita a ruota da Piemonte e Veneto, con un totale di 28 risorse avviate al lavoro nei mesi di riferimento. Si tratta soprattutto di profili tecniche, come addetti alla produzione e ai macchinari (stampa offset e digitale, macchine piega e incolla, ondulatrici, calandre, macchine semiautomatiche, etichettatrici). Sempre molto richiesti nel comparto anche gli addetti al confezionamento, in particolare in Abruzzo, Emilia Romagna e Lombardia.

In generale, in tutti i settori considerati prevalgono lavoratori italiani (circa l’80%) e di sesso maschile, anche se la percentuale di donne che lavorano nel comparto sta crescendo ed ha già superato il 35%.

I mestieri del comparto lattiero caseario. Giugno 2012: sono partiti 101 volte, come nella famosa “carica”, i lavoratori assunti da Openjobmetis, dall’inizio dell’anno a oggi, alla volta di industrie del comparto lattiero caseario. I dati pubblicati dall’Osservatorio Openjobmetis offrono uno spaccato su quanto avviene, in termini di effettive richieste di forza lavoro, all’interno del comparto lattiero caseario, ccnl “alimentari industria”.

Nella stragrande maggioranza dei casi – parliamo del 75,2% delle occorrenze – si è trattato di mansioni nell’ambito della pura lavorazione del latte (ove vengono comprese alcune funzionalità specifiche quali la mantecatura e la stagionatura dei formaggi e la miscelazione e il riempimento delle vaschette contenitive per i gelati).

Al 2° posto, con un 12,8%, troviamo l’universo del confezionamento e dello stoccaggio.

Il 3° posto coincide con il 4°: il restante 11,8% delle missioni professionali è infatti suddiviso equamente tra le operazioni di vendita e promozione (ivi comprese le preliminari operazioni di preparazione degli ordini e imbustamento) e la logistica (per tutti gli impegni di carico, scarico e movimentazione delle merci, di stoccaggio e di gestione generale dei magazzini).

 

Tabella 1: Mansioni richieste nel comparto lattiero caseario

Leggera prevalenza per le “assunzioni in rosa”: su 101 persone assunte, 56 erano donne, 45 uomini.

 

Tabella 2: Assunzioni di donne vs uomini

I lavoratori Italiani? Rappresentano il 34% del totale. Al 2° posto si incontrano invece i Marocchini, con il 19,8% delle occorrenze. Il 3° posto, con il 7,9%, con il  se lo aggiudicano infine i lavoratori provenienti dal Ghana. 4° posto: Dominicani – 6,9%. 5° posto, a pari merito: Ucraina e Costa d’Avorio (5,9%). Eterogeneo il restante 19,6% (Albania, Burkina Faso, Benin, Croazia, India, Isole Seychelles, Camerun, Nigeria, Sri Lanka).

 

Tabella 3: Percentuali di lavoratori italiani vs stranieri

La partita del lavoro nel comparto in oggetto di studio è giocata sostanzialmente nell’Italia del Centro Nord. La parte del leone la fa l’Emilia Romagna, con 71 assunzioni. Segue il Piemonte con 15 assunzioni e la Lombardia con 11 assunzioni. Fanno la loro comparsa anche il Veneto con 3 assunzioni e la Toscana con 1 sola assunzione.

 

Tabella 4: Regioni d’Italia attive nel comparto lattiero caseario

E proprio in Emilia Romagna, recentemente sconvolta dalle scosse del terremoto, Openjobmetis ha recentemente inviato in missione professionale 6 lavoratori, sostenendone interamente i costi, quale gesto di solidarietà ad un’azienda cliente duramente colpita (il Caseificio La Cappelletta di San Possidono, in provincia di Modena). Il loro scopo è quello di rimettere in ordine – operando interamente a mano – un magazzino sconvolto dal sisma, nel quale giacciono ora, rovesciate, oltre 43.000 forme di Parmigiano Reggiano. Le forme del prezioso “oro bianco” reggiano, simbolo dell’eccellenza produttiva alimentare italiana nel mondo, verranno ricondotte alle successive destinazioni di lavorazione quali, per esempio, la vendita al taglio o la grattugia presso altre aziende specializzate in queste funzioni o in esercizi commerciali al dettaglio.

Focus Diversity Talent. È la nuova divisione di Openjobmetis dedicata a specifiche categorie di Risorse: dalle categorie protette (L. 68/99) al personale in mobilità, CIG e over 50, fino ai giovanissimi alla ricerca del loro primo impiego. L’obiettivo è offrire un supporto valido e qualificato sia ai candidati che alle aziende, grazie a un team di professionisti in grado di incrociare efficacemente domanda e offerta di lavoro. In questa direzione si muove la nuova proposta studiata per dare un contributo concreto per un mercato del lavoro aperto e più accessibile.

 

Diversity Talent è organizzata in tre linee operative, per offrire una consulenza specifica:

  • H Talent: specializzata nel collocamento a norma della Legge 68/99, si rivolge a profili di qualsiasi livello, anche middle e top.
  • New Talent: specializzata nel collocamento delle Risorse in mobilità, CIG e over 50, il cui bagaglio di esperienza rappresenta un valore enorme.

  • First Talent: dedicata ai giovani alla ricerca del primo impiego, attraverso forme contrattuali come l’apprendistato e il tirocinio.

 

La Divisione Diversity Talent offre un servizio di ricerca, selezione e consulenza mirato, che prevede l’analisi attenta delle peculiarità di ciascun candidato e delle esigenze dell’azienda, per favorire l’incontro positivo fra domanda e offerta, attraverso il quale i “talenti” possano essere valorizzati ed apportare, a loro volta, valore aggiunto all’azienda. Parallelamente, il team Diversity supporta le aziende in tutte le fasi di gestione delle pratiche amministrative. Attraverso le quattro sedi di Milano, Roma, Torino e Padova, il team Diversity Talent opera su tutto il territorio nazionale collaborando sinergicamente con le 130 filiali Openjobmetis. “Siamo orgogliosi di poter offrire un servizio che va a vantaggio di tutte quelle Risorse che più faticano a trovare il giusto collocamento nel mercato del lavoro – dichiara Mariella Bruno, responsabile di Divisione. La Divisione Diversity Talent si avvale di un team motivato che crede nelle potenzialità di talenti le cui caratteristiche, nonché il bagaglio di esperienza e l’entusiasmo, possono rappresentare un enorme valore aggiunto. La ricerca di lavoro, oggi, rappresenta una problematica largamente diffusa per un numero sempre più ampio di persone: per questo, garantire un servizio efficiente, mirato e di qualità è fondamentale nello svolgimento del nostro lavoro, a maggior ragione se a beneficiarne sono persone che risultano più svantaggiate di altre nel trovare un impiego soddisfacente ” conclude la Bruno. La Divisione è impegnata attivamente nel diffondere la cultura del “diversity management” anche attraverso l’organizzazione di workshop, l’attivazione di convenzioni con Università e associazioni, e la costruzione di un network per la promozione della Responsabilità Sociale d’Impresa, a livello pubblico e privato, su azioni condivise, per un mercato del lavoro aperto a nuove sinergie.

Trovare lavoro all’estero: Regno Unito e Germania

Fare un esperienza di lavoro all’estero può costituire un opportunità temporanea, un modo per fare una esperienza, o può rappresentare una scelta definitiva o comunque di lunga durata. In ogni caso, il mercato del lavoro è sempre più europeo e sia per necessità che per voglia di cambiare i giovani italiani disposti a trasferirsi all’estero per lavoro o che realmente lo fanno aumentano ogni anni. Tra i paesi europei il Regno Unito e la Germania, con i loro eccellenti servizi per il lavoro, costituiscono due mete piuttosto ricercate. Proviamo a dare alcune informazioni e consigli per chi intende cercare lavoro in questi paesi.

 

Nel Regno Unito in questi ultimi anni la crisi si è fatta sentire, ma continuano ad esserci interessanti opportunità, soprattutto per i neolaureati. Chi ha fatto la scelta di una esperienza inglese durante il corso di studi, per rafforzare la padronanza di una lingua fondamentale per muoversi all’estero, ha sicuramente una marcia in più, una volta completati gli studi, per trovare una opportunità nel Regno Unito. E’ possibile trovare opportunità anche per i neolaureati, in particolare in materie come il credito, la finanzia, l’ingegneria e la sanità. A Londra ed in Inghilterra esiste poi una vivace scena culturale che può dare opportunità anche a chi ha fatto studi umanistici. Il sistema di selezione delle opportunità all’estero Eures segnala anche interessanti selezioni proprio nel settore dell’intrattenimento. Uno dei problemi da affrontare è quello dei costi, soprattutto a Londra la vita è piuttosto cara ed i prezzi degli appartamenti e degli affitti sono alti.

La Germania, tradizionale meta di immigrazione degli italiani negli anni sessanta, è tornata in questi anni a diventare un forte polo di attrazione per i giovani italiani. Sono ben 700mila i laureati italiani residenti in Germania: una comunità molto forte che ha trovato la possibilità di una occupazione di qualità e ben pagata. Le opportunità di impiego tedesche riguardano i diversi profili, dai lavori più elementari fino alle discipline tecniche e scientifiche su cui in Germania la ricerca di talenti è continua e non mancano quindi le vacancies, i posti vacanti. Se analizziamo la banca dati Eures e le principali fonti di informazione possiamo vedere come ci siano opportunità nel settore dell’informatica, nel settore meccanico ed elettronico, nel settore del management finanziario. Le occasioni per i neolaureati non mancano ed è interessante per gli italiani anche cogliere le opportunità che la Germania offre per chi opera nel campo dei servizi turistici e della ricettività, settore in cui non mancano le competenze italiane. Rispetto al Regno Unito ed alla Scandinavia il costo della vita in Germania è meno alto e più gestibile, anche in riferimento agli stipendi, ma alcune città importanti, come Monaco di Baviera o Francoforte, hanno affitti piuttosto alti. In ogni caso va considerato come i costi dipendano anche dai salari, che in Germania sono di solito adeguati al costo della vita anche per un neo assunto.

 

 

Trovare lavoro all’estero. Paesi scandinavi

Forse perché c’è crisi, forse perché siamo europei, forse perché l’inglese è diventato una lingua più comune e conosciuta, ma i giovani italiani hanno ripreso ad andare ad imparare e a lavorare all’estero. Non è una abitudine che negli anni della crescita occupazionale ( fino a quattro anni fa) era venuta meno, ma se fino a qualche anno fa il fenomeno della formazione, del perfezionamento e del lavoro all’estero riguardava poche persone, soprattutto con una alta formazione, oggi la dimensione del lavoro dei giovani italiani all’estero ha caratteristiche ben diverse e più ampie. Può essere una necessità per via della crisi, può essere una esperienza temporanea oppure una scelta di vita, ma è utile conoscere ed orientarsi sulle opportunità di impiego all’estero. Esistono servizi pubblici europei che informano sulle opportunità di impiego, come Eures ( un servizio regionale accessibile sia direttamente tramite i centri per l’impiego delle Province che attraverso i servizi on line) e grandi motori di ricerca e filiali di agenzie per il lavoro multinazionali che possono dare non solo informazioni generali, ma anche selezionare il candidato italiano direttamente per una opportunità di impiego,una vacancy, all’estero. Tra questi motori di ricerca basti citare Monster, mentre Randstad, Adecco e Manpower sono tra le più note agenzie per il lavoro multinazionali operanti in Italia.

Eppure prima di mettersi a cercare lavoro all’estero è anche utile conoscere le condizioni economiche e sociali del territorio, capire quali sono le opportunità che si chiedono e le regole necessarie per vivere e lavorare. Iniziamo con l’Europa, in quanto con la cittadinanza sociale europea diventa possibile per ogni italiano lavorare in un paese comunitario.

Continuano ad essere molto interessanti per le prospettive di lavoro e per il sistema dei servizi di welfare per il lavoro i Paesi scandinavi.

Paesi con un forte e costoso sistema di servizi pubblici, che però in questi anni non hanno dovuto intervenire per ridurre costi e prestazioni della loro efficientissima pubblica amministrazione, perché questi Paesi hanno continuato a crescere anche durante la crisi: non a caso sono i Paesi con le migliori prestazioni al mondo per chi cerca un impiego.

Non serve evidentemente un visto, un permesso per lavoro. Le difficoltà possono derivare dall’alto costo della vita e degli alloggi. Per orientarsi esistono siti internet molto attrezzati, utili anche per organizzare un soggiorno temporaneo, come VISITDENMARK.COM; VISITNORWAY.COM; VISITSWEDEN.COM. Una volta iniziato il soggiorno, sono numerosi i quotidiani locali specializzati nell’aiuto a chi cerca casa, nel mercato degli alloggi. Attenzione: nei paesi scandinavi si parla abitualmente inglese, ma nonostante questo molte aziende richiedono la conoscenza della lingua locale. E’ interessante poi verificare direttamente, una volta in loco, il recruiting, la selezione delle imprese. Le imprese scandinave continuano ad assumere, soprattutto in materie tecniche e scientifiche ( per esempio sono di grande interesse le assunzioni nel settore delle risorse naturali in Norvegia), e lo fanno avvalendosi anche della collaborazione della capillare rete di jobcenter: non è difficile trovare quindi un impiego rivolgendosi direttamente al centro per l’impiego scandinavo più vicino che provvede alla preselezione per l’azienda o che vi può indirizzare all’ufficio di selezione del personale delle aziende a cui siete interessati. Di solito sono i servizi per il lavoro che provvedono direttamente a selezionare il personale richiesto.

Le opportunità non mancano: negli ultimi dieci anni, mentre l’occupazione italiana è rimasta ferma ed i nuovi avviamenti al lavoro hanno riguardato soprattutto profili bassi e a termine, il tasso di occupazione scandinavo ha continuato a crescere e soprattutto è aumentata la ricerca di personale specializzato e con un buon percorso di studi.

Per iniziare a conoscere le opportunità di lavoro all’estero, provate quindi a consultare il portale www.eures.eu.

 


Il lavoro che le imprese italiane cercano e non trovano: i dati delle rilevazioni Unioncamere ed Openjobmetis

Quando l’occupazione diminuisce in modo drastico e nello stesso tempo le imprese non trovano i candidati che cercano: questa è l’evidenza empirica del mercato del lavoro che non funziona. Da sempre questo accade in Italia e si è sostenuto che, in una situazione di crescita delle opportunità del lavoro come quella avvenuta fino al 2008 ( anche se soprattutto con avviamenti a termine), questa fosse una disfunzione se non fisiologica, quantomeno sopportabile. Il fatto che durante la più grave crisi occupazionale dal dopoguerra rimanga questa difficoltà delle imprese italiane nel trovare candidati per i pochi posti disponibili la dice lunga sul ritardo del nostro sistema formativo nel rispondere alla sua funzione: preparare le competenze richieste dal tessuto economico.

I dati UnionCamere del 2012, in particolare l’ultima rilevazione relativa a terzo trimestre, ci dicono proprio questo: rispetto alle 158mila assunzioni previste nel periodo considerato ben 21mila assunzioni sono considerate di difficile reperimento da parte delle imprese. Rispetto a questo fenomeno ormai consolidato da anni lo stesso primo ministro Mario Monti ha segnalato come l’insuccesso della formazione tecnica in Italia vada affrontato con misure importanti in grado di sostenere una migliore formazione tecnico professionale. Se consideriamo questo report trimestrale che legge l’attualità del gap formativo italiano, vediamo come le assunzioni di difficile reperibilità riguardino soprattutto il terziario ( ben 15mila nel trimestre) e le piccole o piccolissime imprese. Il dato del gap rispetto ai profili richiesti è presente in modo variabile su tutto il territorio nazionale, ma in un paese caratterizzato da profonde differenze in termini di opportunità occupazionali, è importante notare come questo aspetto sia presente in ogni regione, anche nelle regioni meridionali.

Il dato che UnionCamere ha evidenziato in questi mesi nei suoi report mostra come questo spreco di risorse umane rappresenti una evidente riprova del mancato incontro tra scuola e formazione: è necessario quindi promuovere percorsi di alternanza scuola-lavoro, favorire la diffusione di tirocini, realizzare compiutamente la riforma dell’apprendistato, aumentare la presenza di strumenti formativi specialistici e post secondari come gli ITS.

E’ evidente come pesi su questa situazione l’assenza di un sistema stabile di certificazione delle competenze, atteso ormai da anni.

Nell’analisi delle competenze di difficile reperibilità sono presenti alcune figure specialistiche tecniche come i matematici ed i laureati in fisica; mancano anche tecnici in campo informatico, operai specializzati nel tessile e calzaturiero; operai specializzati nella meccanica di precisione. Servono infine tecnici dei servizi alle persone ed ingegneri. Va notato tuttavia come, soprattutto nelle imprese di minore dimensione, si rilevi come la difficile reperibilità non riguarda solo il candidato, ma soprattutto il fatto che il candidato, oltre al titolo di studio, sia in possesso di una reale e verificabile preparazione per la mansione richiesta. La preparazione inadeguata rispetto a quanto richiedono le imprese costituisce una ulteriore riprova di come il nostro sistema formativo vada profondamente ripensato, per poter rispondere alle necessità espresse dall’economia e dal territorio. I dati delle rilevazioni complessive di UnionCamere sono peraltro confermati da altre analisi settoriali. Così come mancano tecnici specialistici laureati e con esperienza e competenza, continuano a mancare i profili dei mestieri artigiani più tradizionali.

Si cercano falegnami, saldatori, carpentieri, calzolai, cuochi, macellai, fresatori, piastrellisti, elettricisti e meccanici: quello delle nostre imprese artigiane è un vero e proprio allarme. Secondo le organizzazioni del settore questo divario è anche la conseguenza nell’immaginario dei giovani di una scarsa appetibilità dei lavori manuali, oltre che delle note difficoltà del sistema di istruzione professionale e del raccordo tra scuola e lavoro. Sono dati che vengono registrati anche dagli osservatori delle agenzie per il lavoro. OpenJob Metis, una delle più importanti agenzie italiane, nei suoi rapporti periodici mostra come il nostro mercato del lavoro non sia affatto saturo rispetto ai profili della tradizione manifatturiera, sia per i profili più tecnici ( come tornitori, saldatori o fresatori) che per quelli legati ai mestieri, come i pasticcieri o i calzolai.

Esiste una eccellenza anche nei mestieri artigiani, basti pensare alle scarpe su misura, che va quindi ricreata, promossa e diffusa, anche attraverso azioni di orientamento, nelle nuove generazioni. Si tratta di opportunità che provengono dalla migliore tradizione del saper fare italiano e su cui è necessario misurare la capacità e la funzione del nostro sistema formativo. Si tratta di un impegno che riguarda le forze sociali, il Governo e le Regioni, a cui in questi anni sono state attribuite risorse e responsabilità importanti sul capitale umano, che non hanno portato ovunque ai risultati attesi.    


Cosa dire e cosa non dire durante e dopo un colloquio di lavoro

Per completare la serie di indicazioni e di consigli su come affrontare un colloquio di lavoro proviamo a considerare tre aspetti chiave per rendere efficace questo momento e per poter migliorare il proprio risultato.  Cosa dire o non dire, come comportarsi durante e dopo il colloquio.

E’ importante infatti sapere che il colloquio prevede sempre delle domande standard da parte del selezionatore, come abbiamo verificato nel precedente numero, e che è quindi possibile prepararsi per non cadere in trabocchetti ed offrire la risposta più adeguata ed utile. Diventa quindi opportuno ricordare all’intervistatore le informazioni che si sono acquisite sull’azienda ed i motivi per cui si ritiene di possedere i requisiti adatti. Nel presentare se stessi è importante fare uscire la propria motivazione, le esperienze di lavoro, puntando sui risultati ottenuti, o le proprie esperienze di formazione e studi, con attenzione anche alle esperienze di tirocinio e a passioni od attività di altra natura, come per esempio il volontariato.

Nel rispondere alla domanda sul perché si intende cambiare lavoro è utile non criticare l’azienda di provenienza e non dare troppa enfasi alla necessità di migliorare i propri guadagni. Invece è utile mostrare che si vuole cambiare per migliorare la capacità di mettere in pratica le esperienze avute, il proprio sapere e la voglia di fare. Fondamentale è il saper riconoscere e far riconoscere le proprie competenze: se non hanno assunto un raccomandato forse è proprio perché si cercano persone competenti e motivate.

Gli esaminatori apprezzano le persone che mostrano entusiasmo e voglia di fare, ma serve anche non nascondere i propri difetti e far capire che si è sempre disposti ad imparare e cambiare. Se l’esaminatore vuole ricevere domande è il momento indicato per chiedere informazioni sugli obiettivi dell’azienda, sulle responsabilità, sulle mansioni richieste.

Mostrare interesse vero al lavoro che viene offerto è fondamentale: bisogna fare capire che si è orgogliosi dell’eventuale assunzione od incarico, che non è un colloquio come tanti altri.

Cosa si aspetta da questo lavoro; è disposto a viaggiare; che lingue straniere conosce? quanto desidera guadagnare? E’ utile prepararsi a rispondere anche a queste domande, che sono molto diffuse e possibili.

Attenzione ai trabocchetti: se l’esaminatore fa l’amico e mostra un tono piuttosto amichevole non bisogna per questo comportarsi come se fosse un amico davvero. Se invece l’esaminatore vuole mettervi sotto stress e fa l’arrogante, anche in questo caso è utile non cadere nel tranello e mantenersi cordiali. Se poi addirittura l’esaminatore provoca, non cadete nella provocazione e tenete a bada la vostra emotività.

Alla fine del colloquio: non chiedete come è andata, siate cordiali, aspettate che sia l’esaminatore ad alzarsi, riassumete gli accordi presi e se si finisce con il solito “le faremo sapere” è corretto chiedere i tempi della risposta. Poi a casa, si può sempre valutare come è andata e magari rammaricarsi per gli errori fatti.