IL LAVORO DIVIDE L’ITALIA: BENE IL CENTRO NORD E MALE IL CENTRO SUD

festival del lavoro interno

Il rapporto dell’Osservatorio dei consulenti del lavoro sul mercato del lavoro mostra un Paese sempre più diviso. Bene il Nord, male il Sud: le regioni italiane si allontanano tra loro in assenza di un sistema nazionale di riferimento.

L’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro aggiorna con i dati del 2017 la graduatoria delle province italiane che risultano essere più o meno efficienti nel favorire un’ ampia ed efficace partecipazione al mercato del lavoro, introducendo un indicatore sintetico di efficienza. La ragione dell’introduzione di questo indicatore è dovuta alla necessità di tenere insieme diverse dimensioni, non solo legate alla quota di persone che lavorano (tasso di occupazione), ma anche alla quota di donne che partecipano al mercato del lavoro in ogni provincia d’Italia. A questi due indicatori ne vengono aggiunti altri tre, molto importanti. Il primo dà conto del livello di inserimento dei giovani nei processi produttivi ed è legato alla quota di persone che non studiano, non lavorano e non sono interessate da processi di formazione che preparano al lavoro (Neet). Il quarto indicatore contiene l’informazione sul livello di stabilità del lavoro per gli occupati della provincia (quota di lavoratori standard) e, infine, l’ultimo indicatore contempla la quota di lavoratori altamente qualificati sul totale degli occupati

Al primo posto fra le province italiane più efficienti nel favorire la partecipazione al mercato del lavoro, come nel 2016, si colloca Bologna, pur non primeggiando in nessuno dei 5 indicatori; segue Trieste, che guadagna tre posizioni. Valori elevati di questo indicatore presentano le province lombarde: Monza e Brianza (3°posto), Milano (4°posto), che presenta la quota più alta di occupati che esercitano professioni altamente qualificate, Lecco (5°posto), Varese (9°posto), Pavia (10° posto), Como (13°posto), Cremona (20°posto) e Lodi (22°posto), che però perde 13 posizioni rispetto al 2016. Belluno guadagna sei posizioni collocandosi al 6° posto e si conferma la prima provincia del Veneto, seguita da Venezia, che migliora nettamente la posizione (+22 posizioni, al 18° posto) e da Treviso (21° posto, +9 posizioni). In Piemonte Biella si conferma la prima provincia  (8° posto), pur perdendo 2 posizioni, e precede Torino, che guadagna 6 posizioni. Perde quattro posizioni la provincia di Bolzano, che si colloca al dodicesimo posto nonostante sia prima per il tasso d’occupazione. Firenze, al settimo posto, guadagna 12 posizioni e diventa la prima provincia della Toscana, seguita da Prato al sedicesimo posto, che sale ben trenta scalini nella classifica ed è quella che registra il maggior miglioramento. Fra le prime venti province c’è anche la Capitale, Roma (17°posto), che guadagna sette posizioni.  In coda alla classifica troviamo Crotone. Nel gruppo delle province meno innovative e competitive sono presenti tre capoluoghi regionali: Palermo al 90° posto, Reggio Calabria al 92° e Napoli al 96° posto, insieme a tutte le province calabresi e alla maggioranza di quelle siciliane. La provincia di Foggia registra il più elevato gender gap nell’occupazione ed è una delle cinque province pugliesi con i valori peggiori dell’indice, insieme a Brindisi, Barletta-Andria-Trani ,Taranto e Lecce. Se Prato registra la migliore performance, Ancona è la peggiore con un crollo al 53° posto e la perdita di 30 posizioni. La provincia con la quota più elevata di occupati è Bolzano (72,9%), mentre quella con il tasso di occupazione più basso è Reggio Calabria, dove lavorano solo 37,5 persone su 100.  Dal 2° al 24° posto troviamo le province nelle quali sono occupati più di due terzi della popolazione in età lavorativa e sono, nell’ordine,: Bologna (71,8%), Milano (69,5%), Piacenza (69,4%), Parma e Firenze (69,3%), Lecco (69,2%), Belluno (69,2%), Modena (69,1%), Pisa (68,9%), Pordenone (68,6%), Cuneo e Reggio nell’Emilia (68,4%), Siena (68%), Arezzo (27,8%), Biella (67,7) ed altre otto province del Nord fra il 67,6% e il 66,6% .

Roma si colloca solo al 48esimo posto della classifica (63,6%), mentre nel Mezzogiorno la provincia con il tasso di occupazione più elevato è L’Aquila (57,1%), che si trova al 66esimo posto.

L’esame di tutti gli indicatori considerati e dell’indice sintetico di efficienza ( occupati, disoccupati, neet, inattivi, donne, alte professionalità) mostra un Paese che raccoglie in sé tutte le condizioni presenti in Europa, con alcune province al vertice per occupazione ed efficienza ed altre invece in condizioni molto critiche rispetto al confronto europeo. Il dato medio, come spesso accade in queste rilevazioni, non sembra sussistere in nessuna area del Paese, ma l’aumento dei territori in difficoltà non  è compensato da quello delle aree efficienti ed in ripresa e mostra in ogni caso un Paese diviso in mille diverse condizioni tra opportunità e difficoltà,  spesso a poche decine di chilometri di distanza. In Italia il lavoro continua a dividere.

In allegato

Il Rapporto 2018 sulle dinamiche occupazionali