RIFORMARE I CENTRI PER L’IMPIEGO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Il rapporto sulla condizione dei servizi pubblici per l’impiego predisposto dal Ministero del Lavoro e dall’Anpal mostra una situazione di debolezza e di  disomogeneità. Per riformare il sistema bisogna conoscere il quadro della situazione, come evidenziato dal rapporto Anpal 2017.

Il personale dei servizi per l’impiego in Italia è scarso e mal distribuito, soprattutto nel confronto con i sistemi degli altri Stati europei. Nel complesso dei Centri per l’impiego risultano essere operative 7.934 unità di personale. La regione con il maggior numero di dipendenti è la Sicilia ( 1.737 operatori), che raccoglie poco meno del 22% del totale del personale operativo presso i Cpi ( Centri per l’impiego). Seguono, per numerosità, Lombardia, Lazio, Campania, Sardegna e Toscana. Si tratta in gran parte di personale direttamente incardinato negli enti territoriali da cui organizzativamente dipendono i Cpi (Regioni, Agenzie regionali, Enti di aria vasta, Province) e solo in minima parte afferente a soggetti esterni convenzionati che supportano i Centri stessi. In particolare, il personale esterno in staff ai Cpi ammonta a 223 unità (poco meno del 3% del totale) e riguarda, principalmente, le sedi del Lazio e della Toscana, ma in parte anche le sedi della Liguria. Inoltre, la quota di personale che opera, parzialmente o totalmente, in front office è particolarmente elevata, con una media nazionale che si attesta all’83,5%. Il personale dei Cpi è quasi esclusivamente di ruolo: considerando esclusivamente il personale “interno”, infatti, la componente di operatori con contratti a tempo indeterminato raggiunge il 94%. Il dato medio nazionale nasconde però una realtà più disomogenea a livello regionale: la regione che detiene il primato del personale temporaneo è l’Umbria, con il 26,7%; a seguire la Toscana (21,3%), il Molise (19,6%), la Calabria (18,8%), l’Abruzzo (17,8%). Sembra pertanto che le regioni dell’Italia settentrionale ricorrano maggiormente a personale di ruolo rispetto alle regioni del Centro e del Sud Italia. In queste ultime si ricorre pertanto con maggior frequenza ad assunzioni a tempo determinato ed in alcuni casi a contratti di collaborazione e consulenze, come nel caso del Molise, della Liguria, del Friuli-Venezia Giulia e della Toscana. Se invece consideriamo il livello d’istruzione degli operatori dei Cpi, il 56% circa ha conseguito un diploma superiore, mentre poco più del 28% detiene un titolo di livello universitario o superiore. Il 12% circa ha un titolo di licenza media: quota, questa, tutt’altro che irrilevante. Se incrociamo questo dato con quello sulla tipologia di contratto è evidente come a detenere i titoli di studio più alti siano gli operatori con contratti più precari: più del 75% di chi ha sottoscritto “contratti a termine” (ossia contratti a tempo determinato, di collaborazione, di somministrazione o consulenti) possiede un titolo terziario.

Le difficoltà dei servizi pubblici italiani dipendono anche dalla inadeguata distribuzione sul territorio. La numerosità degli operatori per area geografica è di 1.384 unità nel Nord-ovest, corrispondente al 17,4% del dato complessivo nazionale, 1.048 unità nel Nord-est, corrispondente al 13,2%, 1.607 nel Centro, corrispondente al 20,3%, 3.895 nel Sud e Isole, corrispondente al 49,1%. Partendo da questo dato, è possibile anche valutare i carichi di lavoro che gravano sugli operatori dei Cpi. Gli indicatori sono costruiti rapportando il numero degli operatori, di volta in volta, alle persone in cerca di lavoro, alle forze di lavoro potenziali, a chi si è recato presso un Cpi nei 12 mesi precedenti, ai beneficiari della Naspi.

Le regioni del Nord e del Centro subiscono il maggior carico di lavoro, con un numero di contatti per operatore più alto del dato nazionale (in particolare il Nord-est). Considerando invece il bacino di utenza “potenziale”, il Sud affronta una mole di lavoro maggiore, con 922 utenti per addetto (considerando l’insieme delle persone in cerca e delle forze lavoro potenziali). Al fine di stimare e valutare la dotazione organica in capo ai singoli Cpi è necessario valutare anche la complessità del mercato del lavoro territoriale e non semplicemente il numero di contatti per addetto. L’indagine svolta permette di mettere in luce le criticità rilevate in riferimento al  personale, considerando sia l’aspetto quantitativo che qualitativo del fabbisogno di professionalità. L’83,5% dei Cpi considera il proprio personale insufficiente. La richiesta media di personale è di 11 unità per ogni centro per l’impiego, con leggere variazioni territoriali. La carenza numerica è quindi indicata dai Cpi come la prima criticità rispetto ai diversi servizi offerti. È l’Orientamento di II livello, seguito dal servizio di Incontro Domanda/Offerta e dal Servizio di Inserimento dei Soggetti svantaggiati a soffrirne maggiormente. Se consideriamo la distribuzione territoriale, vediamo come, per il Nord, la criticità di personale con la percentuale più alta sia rilevata nel Servizio di Incontro Domanda/Offerta, mentre per il Sud, dopo l’Orientamento di II livello, troviamo il Servizio di Creazione d’impresa, che è peraltro totalmente assente, come ambito di criticità di personale, nel Nord e nel Centro. La diversa situazione del mercato del lavoro induce ad evidenziare una carenza di personale laddove il servizio è più richiesto dall’utenza dei Cpi. Meno i servizi sono presenti ed efficaci e minore è anche la domanda e quindi la richiesta di personale. E’ quindi anche il Centro Nord a chiedere oggi un miglioramento ed un rafforzamento dei servizi. Le strutture si sono trovate ad operare in un contesto di sovraccarico procedurale e secondo una logica “emergenziale”, in passato caratteristica esclusiva dei sistemi regionali del Mezzogiorno: soprattutto nei contesti del Nord Italia, dove la domanda di servizi in passato era molto ridotta per effetto del buon andamento dei mercati del lavoro locali, il rapporto con l’offerta di servizi appare rapidamente sottodimensionato, con la conseguente necessità di recuperare terreno scontando vincoli organizzativi più pesanti. Tuttavia, il ruolo rivestito e progressivamente consolidatosi nel supporto all’attuazione del “dispositivo crisi” ha permesso ai Servizi per l’impiego di gettare le basi per la costruzione di forme di raccordo tra segmenti di politica attiva e l’offerta di politiche passive. Ciò ha permesso di sperimentare forme di governance territoriale sulla cui esperienza si è innestata, tra il 2013 e il 2014, l’attuazione della Garanzia Giovani. Quest’ultima si è rivelata una formula di cooperazione interistituzionale tra Amministrazione centrale e Regioni, orientata alla finalizzazione dell’offerta funzionale dei Cpi, attraverso la codificazione di percorsi di politica attiva. Il sistema dei Cpi si è trovato a vivere un passaggio contraddittorio: da una parte, il dispositivo Garanzia Giovani ha anticipato alcuni aspetti organizzativi e funzionali del nuovo assetto complessivo della Rete dei Servizi per il lavoro che il D.lgs. 150/2015 avrebbe poi definito; dall’altra parte ha dovuto attraversare un ulteriore e tortuoso passaggio istituzionale costituito dalla revisione dell’assetto del sistema delle autonomie, con il ridisegno del perimetro delle competenze locali, la loro ri-attribuzione alle Regioni nel corso un “interregno” durato fino a tutto il 2017. Questo  passaggio ha conosciuto il forte coinvolgimento delle Regioni nella gestione strutturale e professionale dei servizi per l’impiego di provenienza provinciale, in un contesto di ripensamento dei sistemi locali (talvolta molto differenziati tra province) in un clima di provvisorietà, oltre che finanziaria, anche organizzativa e operativa.

Al di là dei valori di attivazione, la realizzazione dei servizi e la presenza di alcune dimensioni critiche evidenziano secondo il rapporto Anpal-Ministero del Lavoro un sostanziale livellamento del sistema verso un profilo operativo piuttosto essenziale. Il diffuso sottodimensionamento degli organici, con una richiesta di personale media di 11 operatori per Cpi, il riconosciuto fabbisogno di professionalità e competenze per supportare i “servizi di base” (è ancora forte la richiesta di personale amministrativo) e per implementare servizi più specialistici (mancano orientatori, personale in grado di servire l’utenza datoriale e mediatori culturali) o la richiesta di formazione sugli stessi temi, portano i Cpi a gestire in modo sempre emergenziale il lavoro quotidiano, con limitate possibilità di specializzare le singole funzioni e di valorizzare le competenze più elevate presenti fra gli operatori. Inoltre, la ricorrente non adeguatezza informatica (lamentata da circa il 47% dei Cpi), a fronte di carichi di lavoro elevati (almeno 359 utenti come dato medio per operatore negli ultimi 12 mesi !), e le sollecitazioni derivanti dal coinvolgimento del sistema Spi nella realizzazione dei grandi dispositivi di politica attivati al livello centrale negli ultimi 8 anni (prima gli interventi per far fronte alla crisi, poi Garanzia Giovani), costituiscono la forte ipoteca sul funzionamento delle strutture.

Romano Benini

In allegato

Il RAPPORTO ANPAL SULLA SITUAZIONE DEI SERVIZI PER L’IMPIEGO

LE SLIDES DI PRESENTAZIONE