ASSOLAVORO: PRESENTATE LE PROPOSTE PER IL MERCATO DEL LAVORO

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Assolavoro ha presentato alle forze politiche un documento di proposta sulle cinque sfide da affrontare per il mercato del lavoro italiano

Tra le raccomandazioni rivolte recentemente dall’ OCSE al nostro Paese  vi è quella relativa all’implementazione ed allo sviluppo delle politiche attive.   Proprio attraverso l’esperienza maturata sul campo, le Agenzie per il lavoro hanno arricchito in questi anni la propria sfera di azione evolvendo da un modello organizzativo per aree territoriali – focalizzato su un’unica tipologia di cliente (azienda) tipico delle reti commerciali di ogni impresa di servizi – ad un modello atto a soddisfare due clienti e un utente: il cliente azienda, il cliente ANPAL/Regione e l’utente persona.

Da uno schema, quindi, sostanzialmente gerarchico e “monoprodotto” (la somministrazione) si è sviluppata negli anni una nuova e ricca offerta di servizi per il lavoro erogati dalle Agenzie nei confronti dei cittadini

l nuovo impianto normativo definito con il D. Lgs n. 150/2015 ha rafforzato questo processo a livello nazionale affermando il modello della “rete” costituita da soggetti pubblici e privati che concorrono all’erogazione dei servizi per il lavoro.

È stata questa una scelta felice che ora bisogna rendere sempre più operativa evitando sovrapposizioni tra le politiche nazionali e le misure territoriali, nel giusto equilibrio tra le esigenze locali o di specifici target, e la necessità di un approccio sistemico che favorisca la nascita di una cultura delle politiche attive in Italia.

Le direttrici lungo le quali procedere sono, nella visione delle Agenzie, le seguenti:

– occorre valorizzare il ruolo degli attori della rete, distinguendo la funzione del servizio pubblico cui spetta definire priorità, target, standard e attribuire obiettivi da raggiungere, da quella degli operatori privati a cui deve venire affidata la parte operativa delle misure in autonomia organizzativa;

– è importante che il servizio pubblico, punto di primo contatto tra il lavoratore e l’Amministrazione investa risorse nell’attività di marketing territoriale delle politiche attive, orientando i lavoratori a rivolgersi agli operatori che erogano i servizi prima che questi maturino il diritto alle politiche passive (NASPI o Cassa in deroga);

– va rafforzato il collegamento tra politiche passive e politiche attive, istituendo l’obbligo per il lavoratore della partecipazione ai programmi di accompagnamento al lavoro fin dal primo giorno di disoccupazione/non occupazione;

– serve dare continuità e sistematicità alle misure di politica attiva poiché i fenomeni di stop and go o la frammentazione dell’intervento pubblico in una miriade di bandi indirizzati a target differenti, riduce l’esigibilità del diritto al lavoro e confonde il potenziale lavoratore. La continuità e la sistematicità aiutano invece a costruire un approccio unico nazionale;

– in materia di accreditamento è determinante per gli operatori privati avere certezza sulla validità, temporale e territoriale, delle regole di partecipazione alle misure e ai servizi. Contemporaneamente è necessario prevedere l’obbligo, per gli operatori pubblici, del rispetto dei medesimi requisiti richiesti agli operatori privati, non solo per equità ma a vantaggio dei lavoratori;

– è necessario che il monitoraggio sulla realizzazione delle politiche attive, gestito dall’ANPAL e dalle amministrazioni regionali per le rispettive competenze, assuma una funzione sia di controllo pubblico che direzionale; riguardi cioè anche le performance dei diversi operatori e permetta la definizione di un sistema di rating pubblico nazionale che agevoli la scelta degli operatori da parte delle persone. Oltre al valore di trasparenza, la pubblicazione sistematica dei dati stimolerà la responsabilità degli operatori dei servizi, creando un reale regime di concorrenza a vantaggio degli utenti e delle finanze pubbliche;

– occorre riformare funzionalmente i Centri per l’Impiego (CPI) poiché, anche se le competenze amministrative rimangono le medesime, il ruolo nella gestione dei servizi e delle politiche attive è cambiato radicalmente. Non si tratta di ripensare il numero degli operatori pubblici ma di studiare come coinvolgerli nella rete di gestione dei servizi;

è urgente procedere con la dematerializzazione su piattaforma digitale di tutte le funzioni di carattere amministrativo, valorizzando al contempo il ricorso alle autocertificazioni. L’imperativo è eliminare l’onere delle operazioni preventive di controllo sullo status dei lavoratori riportando la responsabilità sui dichiaranti, da sottoporre a controllo ispettivo in itinere e a campione;

– deve essere possibile l’accesso diretto e massivo ai dati, sia di contatto sia storici, dei lavoratori presenti nelle banche dati della Pubblica Amministrazione. È necessario favorire sempre di più la complementarietà tra i diversi soggetti (pubblici e privati), definendo quali sono le informazioni comuni alla rete e su quali canali vengono scambiate;   – è prioritario monitorare e misurare – nella pur necessaria interrelazione tra soggetti pubblici e privati – i livelli di efficienza di ciascuno allo scopo di evitare che eccessi di burocratizzazione o le incapacità di singoli si riverberino sull’intero sistema riducendo, in alcuni caso azzerando, la reale efficacia delle politiche.

In allegato

IL RAPPORTO ASSOLAVORO SULLE SFIDE PER IL FUTURO