QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL REDDITO DI CITTADINANZA

GIUBILEO interno

L’analisi di Francesco Giubileo sull’istituzione del reddito di cittadinanza nell’ordinamento italiano

Nelle ultime elezioni politiche il Movimento 5 Stelle è riuscito a raccogliere il consenso dei giovani e dei soggetti più svantaggiati della nostra società grazie ad uno slogan di carattere “populista” inteso a garantire a tutti un Reddito di cittadinanza.

Avete letto bene, a garantire a tutti un Reddito di cittadinanza (basti leggere le ultime dichiarazioni di Grillo sul diritto a tutti di ricevere un Reddito di nascita), questa versione viene a volte sostituita con quella pragmatica di un Reddito minimo selettivo (definito comunque Reddito di cittadinanza), dove la platea è costituita da un numero più limitato di destinatari sottoposti alla “prova dei mezzi” e allo ormai nota condizionalità: non si può rifiutare tre offerte di lavoro provenienti dai Centri per l’impiego  o partecipare ad attività socialmente utili presso gli enti locali.

Il Movimento 5 Stelle sembra ignorare completamente tutti i tentativi in passato di riorganizzare il Welfare state italiano, dimentica per esempio i tentativi della Commissione D’Aragona del 1947, ispirataa considerazioni analoghe al piano Beveridge realizzato nel dopo-guerra in Regno Unito, aveva proposto di riorganizzare completamente il nostro sistema previdenziale e di assistenza sociale ma non ebbe successo, soprattutto per il contrasto di Confindustria e dei lavoratori autonomi, così come molte corporazioni sopravvissute al post-fascismo.A questo tentativo, se ne aggiunge un secondo, realizzato cinquantannianni dopo attraverso la Commissione Onofri del 1997, anche in quel caso si tento di suggerire l’introduzione in Italia del Reddito minimo (definito come Reddito minimo di inserimento) e anche in quel caso, dopo una serie di sperimentazioni, il progetto naufragò. Un peccato dato che la sperimentazione aveva prodotto risultati interessanti, sia nel contrasto alla povertà, sia nell’inserimento sociale e occupazionale al Nord così come il contrasto della dispersione scolastica al Sud. Tali tentativi nacquero dalla convinzione da parte di diversi gruppi politici (sia di sinistra che di destra) della necessità in Italia di uno strumento di tutela di base in grado di permettere la sussistenza a quei nuclei familiari (anche di un singolo componente) in stato di bisogno.

Di certo l’introduzione, o meglio, il rafforzamento del Reddito di Inclusione(REI), solo per fare un esempio, potrebbe incrementare il salario minimo di riserva per alcuni soggetti sfavorendo la disponibilità di manodopera per lavori nel sommerso (previa la minaccia di perdere il sussidio). Inoltre, potrebbe garantire la mobilità occupazionale di alcuni giovani del Sud verso altre aree del paese per trovare un lavoro e non dimentichiamo potrebbe trasformarsi in un fondamentale strumento per l’emancipazione di alcune donne da ambiti familiari violenti di cui spesso sono prigioniere per dipendenza economica.

Resta invece una pura “follia” proporre un’indennità che varia da 780 a 1800 euro a seconda dei carichi familiari, che non ha un limite di tempo (dura fino alla morte del beneficiario) e fonda tutta la sua efficacia sulla condizionalità gestita dai Centri per l’impiego o in caso contrario si avranno un esercito di lavoratori socialmente utili ben retribuiti.

La verità è che seppur nella proposta di legge depositato alle camere il modello è selettivo, ad una parte dell’elettorato al Mezzogiorno è stato venduto come universale, creando una confusione e false aspirazioni che rischiano poi di ritorcersi contro chi queste proposte le ha avanzate in campagna elettorale.

La proposta del Reddito di Cittadinanza sembra in buona parte ignorare le conseguenze che può provocare nel mercato del lavoro, come si incentiverà il lavoro usurante o poco “appetibile”, non tutte le professioni potranno garantire redditi nettamente superiori al “salario di riserva” (ovvero la propensione ad accettare o meno un lavoro), come purtroppo la “malattia dei costi” ci insegna nel settore dei servizi la produttiva è bassa o marginale e non in grado di alzare i salari come invece può avvenire nel manifatturiero. Inoltre, cosa succedere a qui lavoratori che hanno uno stipendio poco superiore al Rdc, soprattutto se sono residenti al Sud ed unici percettori in famiglia di salari composta da uno o due minori? Il risultato sarà che nel breve termine i destinatari del Reddito di cittadinanza saranno milioni di soggetti, probabilmente qualche milioni in più di quelli stimati dalle simulazioni Istat.

Un esercito di soggetti che resteranno a carico dello Stato fino allo loro pensione, un esercito al servizio degli enti locali, con risultati nefasti e già visti in passato con i cosiddetti “lavori socialmente utili”. Un vero disastro nel caso si tratti di giovani neo-laureati, questi lavori socialmente utili distruggeranno il loro futuro, una volta finiti lì dentro è probabile che non escano più, resteranno a vita lavoratori socialmente utili, perché le loro competenze si deprezzeranno e non avranno più valore sul mercato del lavoro.

Aldilà del motivo per cui un soggetto è destinatario della misura, se resterà in assistenza almeno un anno la possibilità di uscirne sarà difficilissima, superata la soglia dei due anni diventa quasi impossibile, chi rimane dentro è destinato a rimanerci a vità.Minacciare di togliere il sussidio diventerà sempre più difficile, il “surfista di Malibù” (in riferimento alla battuta di John Rawls sulla sua proposta di Redditi di base incondizionato) a trovarsi un lavoro è una delle cose più complesse da realizzare e persino in contesti con ampia esperienza in materia come il sistema di welfare-to-work in Regno Unito, la condizionalità non mostra buoni esiti occupazionali nel mercato del lavoro, funziona soprattutto nei confronti di coloro che sono più appetibili al mercato del lavoro e difficilmente contrasta l’opportunismo (dimostrare di cercare il lavoro non disincentiva l’opportunismo).

Inoltre l’investimento di circa 2 miliardi di euro dei Centri per l’impiego rappresenterebbe una cifra certamente auspicabile nei confronti di una struttura mai valorizzata dai precedenti governi, ma per fare cosa? In un paese in cui ci sono 20 modelli regionale di gestione delle politiche attive del lavoro, 20 modelli di accreditamento ai servizi di lavoro e formazione professionale, 20 modelli di attuazione diversa di semplici norme nazionali (come le nuove modalità di dichiarazione di disponibilità online). A ciò si aggiunge, che sarebbe proprio interessante capire come si creano a spanne un paio di milioni di posti di lavoro ?

Anche nel caso centinaia di migliaia dei beneficiari di Rdcintendano “veramente” rientrare nel mercato del lavoro, questo sarà difficilissimo e costosissimo, soldi che non ci saranno perché il finanziamento del Reddito di cittadinanza probabilmente assorbirà quasi totalmente le risorse per la spesa sociale in tema di assistenza.

Al momento non è chiaro dove si potranno mai trovare 30 miliardi di euro per finanziare lo strumento, una buona parte delle risorse verrebbero dalla “spendingreview” di Cottarelli, il quale ha già chiarito che con la sua proposta di spendingreviewsi finanzia solo una piccola parte del Reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle, gli altri soldi dove li troveranno ?Utilizzando il Pil potenziale (ovvero trasformando gli inattivi in disoccupati), significherebbe finanziare il Rdc in deficit per quanti anni? (sirischia di incrementare notevolmente un debito pubblico già mastodontico).Sicuramente la Ragioneria generale dello Stato imporrà come clausola di salvaguardi innalzamento di Iva e Irpef (giustamente) per non portare il paese al default oppure si proporrà una riorganizzazione delle politiche sociali, eliminando ad esempio la Cassa integrazione guadagni straordinaria, ma attenzione quest’ultima in questi anni (2012 – 2017)si è rivelata fondamentale per importanti ristrutturazioni aziendali, dai dati Mise risultano circa 5300 crisi aziendali nei settori TLC, Siderurgia, Microelettronica, Edilizia e di queste oltre il 50% dopo la ristrutturazione sono tornate ad essere attive.

Rispetto all’idea di un Reddito di cittadinanza meglio aumentarne la platea del Rei e nei confronti dei beneficiari della tutela sarebbe auspicabile sviluppare percorsi “intensivi” di inserimento nella società. Tali percorsi sono spesso complessi e costosi, ma se veramente si disponesse di un ingente budget , meglio investirne una buona parte in programmi attivi di inserimento e reinserimento al lavoro piuttosto che relegarli ad uno strumento passivo dai pericolosi effetti distorsivi nel mercato del lavoro.