COME E PERCHÉ IL REDDITO DI CITTADINANZA RISCHIA DI NON FUNZIONARE

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Il commento di Andrea Pugliese sulla proposta di istituzione del Reddito di cittadinanza

Sentendo parlare di Reddito di cittadinanza (RdC) dal Movimento 5 Stelle (che poi – viste le condizionalità supposte – andrebbe meglio chiamato Reddito Minimo Garantito) sono spinto a qualche semplice e, spero, non troppo tecnica considerazione.

Così come già per il SIA e per il REI 2018, introdotti dagli ultimi governi, anche per beneficiare di questo ipotetico RdC bisogna partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro. Nel dettaglio, la proposta del Movimento 5 Stelle prevede che i beneficiari si iscrivano ai centri per l’impiego, aderiscano a un Patto di Servizio e si impegnino per almeno due ore al giorno nella ricerca di un lavoro. Per aumentarne l’occupabilità saranno predisposti dei corsi professionalizzanti da frequentare. Il RdC sarà molto più ricco del REI ma detto ciò, fin qui niente di proprio nuovo.

Allo stesso tempo, i beneficiari dovranno offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti utili alla collettività, per un totale di 8 ore a settimana. Questo aspetto è più nuovo, plausibile, simile ai vecchi e nefasti Lavori Socialmente Utili. E’ complesso da implementare per grandi numeri. Occorrerà coinvolgere soggetti come ANCI e simili, predisporre progetti individuali, individuare e formare tutor, certificare competenze in ingresso e uscita dei partecipanti, però nulla di impossibile sulla carta se hai tempo e soldi per implementarlo.

Le novità forti e critiche sono due:

  1. la prima è l’estensione della plateadei beneficiari anche a chi è considerato a rischio di povertà: dai meno di 2 milioni del REI si potrà arrivare a circa 8-9 milioni di persone.
  2. La seconda è il ribadire il concetto di discrezionalità che si riassume nel: se non cerchi lavoro, se fai finta, se rifiuti troppe offerte, ti tolgo il sussidio.

Non ho titoli per dibattere sulle questioni legate al dove trovare i soldi per il RdC, mi vorrei invece soffermare su: se troviamo i soldi, il RdC può funzionare?

I nostri servizi per l’impiego vanno completamente ripensati per poterlo applicare. In oltre due anni che è in campo stentiamo a applicare il REI, piuttosto analogo nella forma ma meno ricco nella dotazione e con molte meno famiglie coinvolte. Problemi enormi abbiamo già solo per far funzionare Garanzia Giovani, enormemente più semplice. Anche a seguito dell’abolizione delle Province, i servizi sono quasi ovunque sotto finanziati e sotto organico, con grandi incertezze in merito a missione e strategie, e deboli dal punto di vista dell’integrazione tra piattaforme informative. Confrontando con altri Stati euopei il budget per i servizi andrebbe almeno triplicato.

Nessun coordinamento tra servizi. In fondo non abbiamo veri standard nazionali di servizioe conviviamo con almeno venti approcci differenti nelle regioni. La stessa cosa vale per il sistema informativo, frammentato e non dialogante, tantomeno tra servizi per il lavoro e servizi sociali.

Già perché, non vi suonerà strano, esistono problemi più gravi della mancanza di lavoro che se non vengono prima affrontati in un’azione combinata tra servizi non ci sono speranze di avviare al lavoro le persone. Ad esempio: la mancanza di un tetto, le dipendenze da alcool o droga, i carichi familiari, l’abbandono scolastico, la criminalità.

La condizionalità nei sussidi funziona nei paesi dove lo Stato si fa rispettare e l’evasione fiscale è sotto controllo. Da noi il sommerso è stimato al 30% del PIL e lo Stato ha già perso in almeno 4 regioni. Detto in altro modo, se ti do 780 euro al mese e ti viene facile recuperarne altri 3-400 in nero, perché dovresti cercare lavoro? La proposta che poi arriva a dare 1.630 euro alle famiglie con almeno due figli a carico, se nessuno dei genitori ha un impiego, spinge dritti a non cercarlo proprio quel lavoro. In Italia se ti do 780euro al mese semplicemente non lavori

Il potere discrezionale dei servizi non è nelle nostre procedure né nella nostra cultura amministrativa. Potete immaginare in un centro per l’impiego X il funzionario Y che nega il sussidio al signor Z perché non ha cercato lavoro come si deve, perché ha fatto di tutto per non essere preso a un colloquio indesiderato o perché ha rifiutato un’offerta? Quante gomme tagliate avrà la sua macchina all’uscita? Considerate che da sempre è possibile revocare gli ammortizzatori sociali a chi rifiuta un lavoro e che la clausola non è mai stata applicata nei tanti casi in cui sarebbe stato opportuno.

Alla fine le alternative possibili saranno tre:

  1. provarci davveroricostruendo la fiducia tra cittadini e istituzioni e spiegando al Paese che ci vorranno 3-4 anni al minimo per dare un inizio di senso all’intervento. Si dovrà investire tanto in servizi e coordinamento, e realizzare le prime sperimentazioni (il che come al solito avverrà prima nelle regioni dove ce n’è meno bisogno);
  2. dare i soldi a pioggia(una volta trovati) come qualsiasi altro ammortizzatore sociale immaginato finora, con scopi elettorali e di pace sociale, senza misurare effetti e impatti e tantomeno ripensare il sistema dei servizi;
  3. ridurre la platea dei beneficiaria chi è davvero con l’acqua alla gola e dunque attuare il REI esistente con poche correzioni.

Comunque, parliamone pure: il tema dell’introduzione di un reddito universale per l’inserimento al lavoro e all’attivazione non può essere eluso.

Andrea Pugliese