COME AFFRONTARE LA DEBOLEZZA DEI SERVIZI PER IL LAVORO ITALIANI

centro impiego interno

In attesa del piano di rafforzamento, il ruolo e la prospettiva dei servizi per l’impiego

Gli ultimi tre, quattro anni di programmazione ci hanno lasciato un sistema nazionale di servizi al lavoro certamente ancora debole, ancora troppo frammentato e diversificato tra le diverse aree del Paese, ancora poco in grado di comunicare i risultati in termini occupazionali ottenuti.

Utilizzando però un vecchio adagio verrebbe da dire: “non buttiamo il bambino con l’acqua sporca”. Perché comunque “il bambino” in questi tre, quattro anni ha dimostrato di avere potenzialità, di crescere con principi sani e di sapersi “far valere” anche nei momenti difficili.

Uscendo di metafora la programmazione realizzata dal 2014 ad oggi ci ha lasciato alcuni punti fermi sui quali è possibile porre in essere le azioni di rafforzamento del sistema che ancora si rendono necessarie.

L’esperienza del Programma Garanzia Giovani, pur nel suo frastagliato dispiegarsi nelle diverse Regioni, ha comunque introdotto alcuni principi – prima quasi del tutto alieni alla gran parte dei nostri sistemi regionali di politiche del lavoro – che sono ora divenuti “patrimonio comune”:

  • Il principio che le Politiche del Lavoro sono un servizio (cioè un processo continuo di erogazione dei servizi) per il cittadino e non una “occasione” (cioè un progetto da cogliere al volo, altrimenti non si ripeterà)
  • Il principio della libera scelta del cittadino in relazione a quale operatore scegliere, pubblico o privato, per farsi assistere e sostenere nel proprio percorso di ricerca del lavoro
  • Il principio per cui gli operatori privati non vengono remunerati in funzione delle ore di prestazione erogate e rendicontate ma, prevalentemente, in funzione dei risultati raggiunti.

La sperimentazione operata con Assegno di Ricollocazione di ANPAL, pur non avendo prodotto, per diversi motivi, risultati esaltanti ha comunque, anch’essa, contribuito a far sedimentare alcuni concetti basilari su cui sarà possibile operare in futuro:

  • La logica di assistere il lavoratore nella fase di transizione tra la perdita di un lavoro e la nuova occupazione
  • Il principio della condizionalità
  • Il principio per cui un percettore di un reddito di sostegno deve, se vuole continuare a ricevere tale sussidio, attivarsi per la ricerca di un’occupazione

La “sperimentazione nella sperimentazione”, operata da ANPAL e Regione Lazio per provare a far fronte ad una crisi difficile e complessa, che ha coinvolto circa 1.800 lavoratori, come quella di Almaviva a Roma ha dimostrato le enormi potenzialità della fattiva collaborazione tra Agenzia centrale e Regioni:

  • Per “pubblici particolari e specifici” l’integrazione dell’AdR con risorse della programmazione regionale può arricchire i servizi offerti con attività di formazione o con attività di accompagnamento all’autoimpiego
  • L’apparente concorrenzialità che si genera tra Centri per l’Impiego e operatori privati può divenire fonte di collaborazione e cooperazione finalizzata al comune obiettivo di individuare opportunità occupazionali per l’utenza
  • Il fare sistema può permettere di attivare/stimolare importanti realtà imprenditoriali che si impegnano nell’individuare nella propria organizzazione spazi per l’inserimento dei lavoratori provenienti dalla crisi.

A ciò ovviamente si aggiungo esperienze, più o meno consolidate nel tempo, significative e importanti condotte da diverse Regioni che devono e possono essere fonte di analisi, di trasferimento di modelli e prassi, di valorizzazione su scala nazionale.

Di fatto oggi ci troviamo con due programmi nazionali attivi, fruibili con modalità uniformi su tutto il territorio regionale, che coprono due fasce specifiche della popolazione in cerca di occupazione: 1) Garanzia Giovani per tutta la popolazione under 30 (con caratteristiche Neet) e 2) l’Assegno di Ricollocazione ANPAL per tutta la popolazione che percepisce NASPI o Reddito di Inclusione.

E’ facile quindi immaginare che la cooperazione fattiva tra questi strumenti e le Regioni e, più in particolare, l’integrazione di tali servizi con risorse provenienti dai POR regionali potrebbe, con relativa facilità, permettere di erogare servizi di sostegno alla ricerca di occupazione per tutte le fasce di disoccupati scoperte: persone con più di 30 anni e che non percepiscono alcun reddito di sostegno. Rendendo in tal modo, ed in ogni area del Paese, il sistema universalistico.

All’interno di tali fasce di popolazione ogni Regione, lasciando inalterata la logica del “processo” che conduce una persona dalla prima presa in carico fino al lavoro, potrebbe in autonomia determinare le popolazioni locali o i pubblici aventi maggior necessità di sostegno e integrare il valore del voucher a risultato con attività a processo – di volta in volta funzionali a quello specifico target di utenza (più formazione; attività di networking; tirocini agevolati etc) – atte ad aumentare le possibilità di successo occupazionale delle azioni di sostegno ed accompagnamento rivolte ad ogni singola persona.

Un tale percorso, svolto in tutti i territori regionali con il coordinamento di Anpal, contribuirebbe in maniera significativa, contestualmente all’attuazione dei Lep, a dare uniformità di servizio a tutto il sistema nazionale.

Certamente rimarrebbero alcune questioni aperte, in particolare:

  • Una precisazione ed una condivisione del ruolo dei Centri pubblici per l’impiego, che tramite un loro indispensabile potenziamento ed una loro indispensabile qualificazione devono essere valorizzati all’interno del sistema, per esempio assegnando loro chiari e specifici compiti nelle attività di profilazione, nelle attività di net-working e, in un tempo ragionevole, anche nelle attività di matching a favore dell’utenza
  • Un sistema informativo, uniforme ed accessibile a tutti gli operatori del sistema – pubblici ai diversi livelli e privati accreditati – che permetta in tempo reale di condividere ogni informazione, amministrativa e tecnica, relativa ad ogni singolo utente
  • Un sistema di profilazione performante, che sulla base di parametri uniformi, permetta agli operatori pubblici di determinare senza sperequazioni l’effettivo valore del voucher assegnato a ciascun utente, non solo per quanto concerne il valore della premialità a risultato ma anche in termini di attività di sostegno integrative cui il voucher stesso dà diritto.

Difficile, ma non impossibile. Il primo tratto di strada è stato percorso e, in fondo, se pensiamo a come era organizzato e ai principi sui quali il nostro sistema era basato anche solo nella seconda metà del 2013 i passi in avanti fatti sono stati enormi.

Stefano Zanaboni