AGEVOLAZIONI ALLE ASSUNZIONI: QUALI POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO?

ministero lavoro interno

Le agevolazioni alle assunzioni, tra politiche attive e meri sgravi fiscali, nell’analisi di Claudia Bianchini.

L’anno in corso vede, sul fronte delle agevolazioni alle assunzioni, un cambiamento di asse rispetto alla fruizione degli incentivi e una decisa conferma rispetto al target di riferimento. Infatti la Legge 205/2017 nei commi dal 100 al 108 ha reso strutturale l’agevolazione relativa alle assunzioni giovanili stabili.

Gli elementi principali sono: la messa a regime dell’incentivo; la proposizione del target, individuato nei giovani under 30 (under 35 per il 2018); la definizione della tipologia contrattuale stabile, a riprova della volontà di incrementare i contratti a tempo indeterminato (con esclusione dell’apprendistato), ancora poco utilizzati rispetto al tempo determinato.

La norma agevola, inoltre, i contratti di apprendistato confermati successivamente al periodo formativo, ampliando di un ulteriore anno il periodo di sgravio contributivo oltre a quello già definito dal DLgs. 81/2015.

L’agevolazione è particolarmente vantaggiosa per i datori di lavoro e prevede un esonero contributivo pari al 50% fino a 3.000 euro annui massimi per una durata di 36 mesi, eventualmente cumulabile con altre agevolazioni tra cui il bonus occupazionale NEET (rivolto alle assunzioni di giovani aderenti al programma Garanzia Giovani), le agevolazioni alle assunzioni  L. 68/99 e disoccupati percettori di NASPI.

L’esonero contributivo sale al 100% nel caso assunzioni nelle regioni del sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna) e nel caso in cui l’assunzione riguardi giovani che hanno, presso lo stesso datore di lavoro, effettuato periodi di tirocinio apprendistato di I° e III° livello o periodi di alternanza scuola/lavoro, se confermati o assunti entro 6 mesi dal conseguimento del titolo di studio/qualifica o dopo il termine del dottorato di ricerca.

L’incentivo occupazione giovanile è riservato a coloro che non hanno avuto, in precedenza, contratti di lavoro a tempo indeterminato (con esclusione dell’apprendistato) al fine di agevolare la stabilità di percorsi professionali agiti in un mercato del lavoro, di contro, sempre più frammentato e instabile. A tal fine, l’agevolazione è posta in capo al lavoratore che ha la possibilità di spenderne l’eventuale residuo non fruito presso altro datore di lavoro ed è valida anche nel caso di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a indeterminato.

Ad oggi il panorama degli incentivi all’occupazione agevolano, in gran parte, il reinserimento/inserimento lavorativo di:

  • giovani under 35 o under 30 (Incentivo occupazione stabile e bonus Garanzia Giovani)
  • adulti over 50 (L. 92/2012)
  • donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi o 24 mesi, in base alle zone di residenza o al settore di riferimento (L. 92/2012)
  • disabili iscritti al collocamento mirato (L. 68/11999)
  • disoccupati percettori di NASPI (L. 92/2012 e segg.)
  • lavoratori in CIGS (L. 223/1991 e segg.)
  • disoccupati coinvolti in programmi di politiche attive regionali

A fronte di un così vasto panorama di agevolazioni all’assunzione sono ancora scarsi, invece, gli investimenti in altre tipologie di politiche attive. Abbiamo visto, negli ultimi anni, come il legislatore si sia concentrato sull’erogazione di benefici rivolti, a vario titolo, ai datori di lavoro sottostimando gli investimenti relativi sulla promozione dei lavoratori espulsi attraverso l’accompagnamento dei servizi per l’impiego.

 Alcune misure, regionali e nazionali, come l’assegno di ricollocazione e le doti occupazionali in sperimentazione sotto varie forme sui territori locali, si pongono l’obiettivo di accompagnare i disoccupati nella ricerca di nuove opportunità di lavoro, ma raramente tali strumenti mirano allo sviluppo professionale e alla ricerca di un lavoro di qualità.

L’impressione è che si privilegino gli incentivi alle assunzioni a scapito dei percorsi di orientamento e accompagnamento al lavoro; infatti il nuovo incentivo giovani in Legge di bilancio non è stato, come ci si sarebbe aspettato, assolutamente relazionato alla frequenza di PAL, sul modello del precedente bonus occupazionale Garanzia Giovani, utili al fine di collocare i giovani disoccupati in attività professionali adeguate alle loro attitudini e competenze.

Allo stesso modo, spesso, le Regioni intervengono con ulteriori agevolazioni alle assunzioni “a pioggia” erogate a tutti i datori che assumono, e che probabilmente avrebbero assunto anche in assenza di agevolazioni, e svincolate dal criterio di “buona occupazione”.

L’augurio è che le prossime politiche di sostegno all’occupazione raggiungano un maggiore equilibrio tra esigenze dei disoccupati e dei datori di lavoro, che vengano definiti meccanismi di agevolazione alle assunzioni per tutti i target di cittadini, proporzionali al grado di occupabilità, fino a ridursi al minimo (o annullarsi) per i soggetti che non hanno bisogno di fruire di PAL, e che la scelta sia quella di “educare” datori di lavoro e cittadini alla buona occupazione e all’attenzione allo sviluppo delle competenze e del capitale umano.

Claudia Bianchini