INTRODURRE IL REDDITO DI CITTADINANZA IN ITALIA E’ POSSIBILE

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Le ragioni per l’introduzione in Italia del reddito di cittadinanza nell’intervento di Nunzia Catalfo, senatrice del Movimento 5 Stelle e prima firmataria del disegno di legge.

Gli elevati tassi di disoccupazione e la battaglia portata avanti dal MoVimento 5 Stelle per il contrasto alla povertà, hanno portato al centro del dibattito mediatico il disegno di legge sul reddito di cittadinanza, a mia prima firma.

Le principali criticità che vengono mosse nei confronti della proposta riguardano soprattutto il costo ed il collegamento con le misure di attivazione al lavoro.

Bisogna ricordare preliminarmente che la principale finalità di questa misura è quella di garantire una vita dignitosa a quelle famiglie che vivono sotto la soglia di povertà indicata da Eurostat come i 6\10 del reddito mediano equivalente pro capite, condizionando l’erogazione di un sostegno economico “il reddito” all’adempimento di determinati obblighi, tra cui quello della formazione, della riqualificazione e della partecipazione alla ricerca attiva di un occupazione. Esso comprende anche l’obbligo di offrire servizi in favore della collettività. Si decade dal beneficio qualora il soggetto percettore rifiuti per tre volte una proposta di lavoro.

Contestualmente alla definizione del beneficio la proposta di legge prevede, un investimento di 2 miliardi da destinare al rafforzamento dei Centri per l’impiego e all’investimento nelle politiche attive del lavoro e della formazione. Il modello a seguire è quello dei Paesi scandinavi. Centri per l’impiego efficienti, operativi e funzionanti. Investire in questo settore, vuol dire, creare le fondamenta per un mercato del lavoro efficiente basato su efficaci politiche attive del lavoro, la cui mancanza ha portato al fallimento di tutte le grandi riforme del lavoro, dalla Legge Treu all’odierno Jobs Act.

Si rende opportuno tenere presente che il ddl sul reddito di cittadinanza, così come concepito dal Movimento 5 Stelle, oltre ad azzerare la povertà più grave, come affermato dall’ISTAT, avrebbe un impatto positivo sui consumi innescando un circolo virtuoso che influirebbe sulle piccole e medie imprese ed indirettamente anche sull’occupazione.

Siamo consapevoli che per far riprendere l’economia italiana e quindi incidere fortemente sulla creazione di nuova occupazione, oltre all’introduzione del reddito di cittadinanza, si rendono necessari investimenti pubblici in settori strategici, come quello della green economy, dell’innovazione e R&S, settori in cui l’Italia è fanalino di coda in Unione Europea.

Per quanto riguarda il costo, per evitare calcoli approssimativi, bisogna consultare il rapporto che è stato depositato dall’ISTAT in Commissione Lavoro al Senato sul disegno di legge (http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/003/907/1148_Memorie_ISTAT_integrazione.pdf) .

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Come si evince dai grafici del rapporto ISTAT, il totale di famiglie beneficiare sarebbe 2 milioni e 759 mila, di cui 389 mila sarebbero le famiglie più povere, ovvero, quelle con un reddito al di sotto del 20% della soglia di povertà. La maggior parte dei beneficiari, sarebbero famiglie che percepiscono già un reddito e che avrebbero diritto a percepire il reddito come forma di integrazione. Prendendo, come riferimento le classi di reddito familiare, il beneficio totale per famiglia ed il numero di famiglie beneficiarie, l’ISTAT ha quantificato che le risorse necessarie per mettere in atto il nostro disegno di legge sono di circa 14,9 miliardi di euro.

Da quando il MoVimento 5 Stelle è entrato in   Parlamento sono state individuate più di 20 coperture finanziarie per poter realizzare questa misura. Coperture che in più di una occasione sono state dichiarate ammissibili dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Fino ad ora è mancata soltanto la volontà politica di chi governa, ma introdurre il reddito di cittadinanza in Italia, è possibile.

In allegato il disegno di legge sul reddito di cittadinanza