Politiche attive e servizi per il lavoro: il modello toscano

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L’analisi di Francesca Giovani Direttore Lavoro Regione toscana

L’obiettivo prioritario verso il quale la Regione Toscana ha scelto di orientare le proprie politiche è duplice, di mantenimento dei livelli occupazionale e sostegno al reddito da un lato e il rafforzamento e la qualificazione dei percorsi di transizione e di inserimento nel mondo del lavoro tramite il potenziamento delle politiche attive del lavoro.

Il perseguimento di tale obiettivo passa anche attraverso il completamento del processo di riorganizzazione della rete regionale dei servizi al lavoro, teso ad erogare in forma integrata servizi e misure di politica attiva del lavoro nei confronti dei disoccupati, dei lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali e a rischio di disoccupazione, come previsto dal D. lgs 150/2015, ed offrire percorsi più adeguati ed efficaci di inserimento/reinserimento nel mercato del lavoro; ma anche per potenziare la capacità di risposta nei confronti del sistema delle imprese, con la consapevolezza che un maggior collegamento con il sistema produttivo è condizione imprescindibile per favorire la connessione tra i servizi di orientamento e quelli di intermediazione, nell’ottica di far acquisire ai centri per l’impiego un ruolo operativo più incisivo.

In attuazione della Convenzione che la Toscana ha per prima sottoscritto con il Ministero a fine 2015, la Regione ha assunto a partire dal 2016, oltre alle funzioni di programmazione, la responsabilità dei centri per l’impiego. Con la L.R. n. 82/2015 la Toscana ha adottato disposizioni di prima attuazione del decreto legislativo n. 150/2015, necessarie per l’esercizio della funzione, garantendo la continuità dei servizi ed il mantenimento del personale mediante la stipula di convenzioni con le Province.

In un’ottica di potenziamento della capacità di risposta dei CPI nel 2016 è stata indetta una gara unica con la quale sono state garantite prestazioni aggiuntive relative ai servizi erogati dai CPI. L’articolazione della gara in un unico lotto ha consentito di passare da un assetto di gestione multiprovinciale ad un unico gestore, dando vita ad un modello fortemente incentrato sulla governance pubblica, rafforzata da una particolare integrazione tra pubblico e privato grazie alla funzione complementare svolta da operatori privati all’interno della rete dei servizi. Inoltre, con l’aggiudicazione delle gara si è ottenuto il valore aggiunto di offrire a tutti coloro che cercano lavoro e alle imprese che necessitano di personale nuove metodologie utili sia a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro sia a supportare l’erogazione dei servizi (ad esempio il software Sorprendo per orientare alle professioni, il call center per le imprese, i Web Learning Point per l’accesso al catalogo di formazione a distanza etc.), oltre a strumenti e dispositivi per la formazione continua degli operatori.

Infine, con l’approvazione della Carta dei Servizi a fine 2016, si è puntato a dare uniformità e omogeneità alle prestazioni dei CPI, oltre a garantire trasparenza e partecipazione attiva degli utenti. La Carta infatti prevede che sia gli utenti che le imprese possano inviare suggerimenti, segnalazione e critiche per una maggiore partecipazione e una migliore risposta da parte dei servizi, in un percorso di crescita reciproco.

I numeri del 2016 dei CPI toscani ci dicono che hanno avuto risposta 292.804 utenti, con l’erogazione di 971.000 politiche attive, tutte le imprese toscane sono entrate in contatto con i nostri Centri per l’Impiego, con 1.600.000 comunicazioni e 21.390 servizi specialistici per 11.503 aziende. La Toscana ha messo in atto un esperimento incredibile sulla gestione degli ammortizzatori sociali in deroga: dal 2009 al 2016 90.000 lavoratori hanno ricevuto 6.520.000 azioni di politiche attive e una prima indagine Irpet (2011) aveva già registrato l’ampia soddisfazione per i servizi ricevuti. Nell’ambito di Garanzia Giovani i CPI toscani hanno preso in carico 61.000 giovani, mettendoli in contatto con il mondo del lavoro tramite i tirocini (41.000) e offrendo opportunità di lavoro (12.242 contratti di apprendistato, 5.621 a tempo indeterminato, 5.452 a tempo determinato). L’esperienza di GG ha anche consentito di sperimentare il rapporto con le Agenzie per il lavoro accreditate rispetto alle attività di accompagnamento al lavoro, che hanno consentito di inserire circa 1700 giovani.

In un rapporto successivo, l’IRPET (2014) mostra che l’aver svolto un’attività di politica attiva presso il CPI aumenta la probabilità di trovare un’occupazione; tanto più si è in presenza di soggetti deboli, quanto più  è apprezzabile l’effetto della partecipazione a una qualsiasi delle azioni proposte dal CPI, in particolare quelle relative alla preselezione e all’orientamento specialistico.

L’apprezzamento per l’operato dei CPI è confermato anche recentemente (Irpet 2017): su 2.000 disoccupati circa l’82% si è dichiarato molto o abbastanza soddisfatto, con risultati superiori rispetto alla precedente indagine ISFOL PLUS (2014) dove i livelli di soddisfazione medio-alta oscillavano in un range tra il 40% e il 60%. In particolare l’operato dei CPI soddisfa maggiormente le persone più fragili, confermando il loro ruolo chiave di supporto ai meno occupabili.

La valutazione delle attività svolte dai CPI deve tener conto anche della “reale” mission attribuita ai servizi per il lavoro e alle politiche attive: non “creare occupazione”, ma piuttosto migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, aumentare l’occupabilità delle persone, soprattutto supportando i soggetti meno occupabili e meno dotati in termini di capitale sociale.

Il potenziamento delle opportunità di inserimento lavorativo per i soggetti con deboli capacità competitive sul mercato del lavoro costituisce una importante linea operativa attraverso lo strumento degli incentivi all’occupazione: dal 2014 al 2017 gli incentivi  hanno previsto un impegno finanziario superiore a 12,4 milioni di euro (in larga parte risorse del POR FSE 2014-2020) che hanno consentito l’assunzione di oltre 2.300 lavoratori (donne over 30; giovani laureati; lavoratori licenziati; soggetti prossimi alla pensione, soggetti svantaggiati).

La Regione inoltre sta partecipando in modo convinto alla sperimentazione dell’assegno di ricollocazione nazionale, mettendo in campo tutti i suoi CPI, sia come soggetti deputati a ricevere le istanze dei beneficiari, sia come soggetti erogatori del servizio di assistenza alla ricollocazione, se scelti dal beneficiario. Si è deciso inoltre di investire su questo strumento con ulteriori risorse regionali (1,1 milione di euro, oltre a 8 milioni residui degli ammortizzatori in deroga), aprendolo ad altre categorie di beneficiari e, soprattutto, legandolo all’erogazione di una indennità di partecipazione, condizionata allo svolgimento delle attività previste del programma di ricollocazione. Infatti, nell’ambito delle misure regionali di contrasto alla povertà, è stato recentemente approvato il Piano integrato per l’occupazione (29,5 milioni di euro) con specifici interventi, rivolti ai disoccupati privi di prestazioni a sostegno del reddito e destinati prevalentemente alle aree di crisi, attraverso la combinazione di più strumenti di politica attiva e passiva, ossia l’assegno di ricollocazione, l’indennità di partecipazione alle azioni di politica attiva, incentivi all’occupazione in favore dei datori di lavoro che assumeranno i soggetti destinatari di tali interventi. Anche nella sperimentazione regionale, l’utente potrà scegliere di utilizzare i servizi coperti dall’assegno di ricollocazione presso il CPI o presso un soggetto privato accreditato individuato tramite l’ apposita procedura ad evidenza pubblica in continuità con l’esperienza positiva di collaborazione avviata in Garanzia Giovani.

Infine, al fine di stimolare la mobilità territoriale e la libera circolazione dei lavoratori, la Toscana ha recentemente approvato l’Avviso EURES (4,8 milioni di euro del POR FSE 2014-2020) per finanziare borse (massimo € 5.000) a copertura delle spese di mobilità in un paese UE o SEE diverso da quello di residenza per lo svolgimento di un’esperienza lavorativa o di tirocinio.