RIPENSARE LA FORMAZIONE NELL’AMBITO DEI PERCORSI DI POLITICA ATTIVA

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La formazione può rivestire un ruolo fondamentale all’interno dei percorsi di politica attiva del lavoro. Perché questo sia davvero possibile servono alcuni cambiamenti. L’opinione di Stefano Zanaboni.

Perché la formazione sia davvero utile all’occupazione è indispensabile, sia da parte dei decisori istituzionali che da parte degli operatori, definire ruolo e “modalità di ingaggio” dello strumento formativo nell’ambito del processo di attivazione e di ricerca del lavoro in cui è coinvolta la persona in cerca di occupazione.

Sempre di più – finalmente – anche nel nostro Paese i percorsi di Politica Attiva del lavoro si basano su alcuni criteri di fondo:

  • Individualizzazione e personalizzazione del percorso di ricerca del lavoro
  • Libera scelta della persona in relazione a quale operatore scegliere per ottenere i servizi di orientamento e di accompagnamento al lavoro
  • Remunerazione degli operatori prevalentemente a risultato

Pur con tutti i limiti più volte evidenziati il Programma Garanzia Giovani (nelle sue diverse fasi) ha orientato in tal senso il sistema. Così come la sperimentazione in avvio per i percettori di Naspi e fondata sull’Assegno di Ricollocazione ed i vari Contratti di ricollocazione attuati da alcune Regioni si fondano sui presupposti sopra indicati.

A questo punto quindi si rende indispensabile “pensare” anche allo strumento formativo non come a “un progetto a sé stante” ma come ad una parte del processo che accompagna una persona nella ricerca attiva di un’occupazione.

Il fatto che la formazione nell’ambito di Garanzia Giovani abbia, da un punto di vista degli esiti occupazionali, fornito risultati decisamente scarsi ed il fatto che a tutt’oggi, da parte di alcune Regioni, si avanzi la richiesta di utilizzare la Misura Formazione di Garanzia per finanziare percorsi formativi di lunga durata (anche 800 ore), fanno ritenere che troppo spesso ancora si programmi tale strumento più sulla base delle esigenze del sistema formativo che di quelle dei partecipanti dei percorsi di politica attiva.

La formazione nell’ambito delle PAL non può essere pensata, realizzata e gestita con le medesime modalità con cui viene programmata la formazione professionale “vocazionale”.

E’ sufficiente al riguardo porsi una domanda, tanto semplice quanto doverosa: “A cosa serve in questo momento la formazione alla persona che ho in carico?”

La formazione di tipo “vocazionale” non impatta in modo immediato sull’occupazione di una persona, ma agisce nel medio-lungo termine sulla sua occupabilità nell’ambito/settore per cui si sente “vocata”.

La formazione all’interno di un percorso di politica attiva invece deve andare ad incidere immediatamente sull’esito occupazionale del percorso di ricerca in essere. Quale formazione fare diviene quindi funzione di quanto ed in che misura quella determinata formazione incrementa da subito la possibilità di quella persona di accedere ad un’occupazione coerente con il progetto professionale concordato con l’operatore.

Da questo punto di vista deve diventare centrale il ruolo dei Centri per l’Impiego nella fase di profilazione. Sia per determinare se la persona ha la necessità, prima di essere inserita in un percorso di PAL, di un vero e proprio percorso di qualificazione o riqualificazione professionale; sia per determinare, nel caso in cui la persona venga da subito inserita in un percorso PAL, il valore del voucher formativo di cui potrà, in accordo con l’operatore scelto, fruire nel percorso di ricerca attiva dell’occupazione.

Nell’ambito di un percorso di politica attiva la formazione infatti non può essere fruita “a catalogo”, ma deve essere decisa – se del caso – dall’operatore che ha in carico la persona, con l’accordo della persona stessa e, nei casi in cui si rendesse possibile, con l’impresa potenzialmente interessata a quel determinato profilo.

In linea di massima la formazione dovrà essere decisa e prevista nel Piano Personalizzato che l’operatore dovrebbe redigere – e comunicare alla PA competente – al termine delle ore di orientamento specialistico previste.

Scegliere se utilizzare o meno il voucher formativo deve quindi diventare una decisione che l’operatore che ha in carico la persona – sia esso un operatore privato o pubblico – effettua in una rigida logica di “costi-benefici”: il voucher deve essere speso solo quando si ha la ragionevole certezza che esso impatti in modo determinante ed immediato sull’esito occupazionale del percorso di PAL.

Pertanto i voucher devono prevedere, da un lato, percorsi formativi di durata non eccessiva e, d’altro lato, devono essere fruibili con la massima velocità e flessibilità.

Dando per scontato che il voucher debba essere “speso” nell’ambito del sistema degli enti accreditati alla formazione è però necessario che da parte di questi ultimi si renda disponibile una capacità progettuale ed organizzativa tale da dare risposta immediata alle richieste provenienti dal sistema degli operatori dei servizi al lavoro e che, parimenti, non siano previste complesse e infinite procedure burocratiche per la validazione dei percorsi da parte della PA competente.

Perché una tale modalità di fruizione dello strumento formativo in ambito PAL diventi effettivamente applicabile è però necessario dotarsi di regole che impediscano l’abuso o l’utilizzo non finalizzato all’occupazione dello strumento formativo stesso.

Poiché in molti casi gli operatori accreditati ai servizi al lavoro sono anche accreditati per le attività formative il sistema di regole dovrà essere molto rigido: non sulla possibilità di utilizzare la formazione da parte dell’operatore stesso, ma sulle penalizzazioni economiche in cui incorrerà l’operatore qualora la formazione venga erogata nell’ambito di un percorso PAL che non sfoci in un successo occupazionale.

Del pari, nel caso in cui l’operatore dei servizi al lavoro richieda la formazione ad un ente terzo, le regole dovranno prevedere la penalizzazione non per l’ente di formazione ma per l’agenzia che ha inviato in formazione la persona in carico, sempre ovviamente nel caso in cui il percorso PAL non sfoci in un successo occupazionale.