LA PROSPETTIVA DELLA SKILLS GUARANTEE

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Una valutazione delle indicazioni e delle proposte europee per l’adeguamento delle competenze, a cura di Claudia Bianchini.

Si stima che almeno 70 milioni di cittadini europei sono in possesso di bassi titoli di studio, hanno scarse competenze di lettura ed interpretazione di un testo, difficoltà in matematica, nessuna o scarse competenze digitali.

Tali cittadini hanno minori possibilità di trovare lavoro e, in ogni caso, il loro reddito rischia di abbassarsi.

Le scarse conoscenze e competenze sono causa della difficolta delle imprese nel trovare e allocare i lavoratori, dando luogo al fenomeno del mismatch rilevato in UE con una percentuale pari al 40%.

L’OCSE ha pubblicato la prima indagine sulle competenze degli adulti, rilevata in 22 paesi UE, dalla quale risulta che l’Italia è al terzo posto per quantità di lavoratori con competenze inferiori rispetto alla mansione ricoperta e al settimo posto rispetto ai lavoratori con competenze superiori al ruolo ricoperto; in media, nel nostro paese, un lavoratore su cinque è male allocato.

Nel mese di giugno dello scorso anno la Commissione Europea ha presentato una proposta di raccomandazione del Consiglio la Skills Guarantee (Bruxelles, 10.6.2016 COM(2016) 382 final), inserita nel più vasto quadro della New skill agenda for Europe e  rivolta ai paesi membri con l’invito a definire un piano d’azione entro un anno; la proposta è stata discussa in Consiglio Europeo lo scorso 21 novembre.

La “Skills Guarantee” si pone essenzialmente tre obiettivi:

  • migliorare la preparazione delle persone con competenze insufficienti
  • rendere le competenze visibili e confrontabili anche quando ci si sposta da un Paese all’altro
  • rendere le competenze professionalmente spendibili, anche attraverso un miglioramento dell'”European qualifications framework”.

L’obiettivo è di permettere ai cittadini scarsamente qualificati di acquisire un livello minimo di alfabetizzazione, matematica e competenze digitali e, almeno in alcuni casi, una qualifica secondaria superiore o equivalente (livello EQF 4).

Il target di riferimento sono i lavoratori scarsamente qualificati, siano essi occupati, disoccupati o inattivi; compresi i giovani sotto i 25 anni che non rientrano nella Youth Guarantee e i migranti, per i quali diventa indispensabile la rilevazione, valutazione e certificazione delle competenze possedute ai fini dei processi di integrazione.

Il dibattito in Consiglio ha evidenziato come criticità la mancanza di un fondo specifico per il finanziamento dei piani, ma la Commissione ha chiarito fin dall’inizio che non è previsto nessun finanziamento supplementare dell’UE considerando che lo sviluppo delle competenze di base è materia di competenza nazionale e dovrebbe rappresentare una priorità nei bilanci di ogni Paese membro. La raccomandazione non richiede agli Stati membri di ripartire da zero ma di definire un piano di azione personalizzato in virtù delle proprie politiche e delle pratiche esistenti. Inoltre sono già disponibili notevoli  fondi UE in materia di istruzione e formazione, occupazione e inclusione sociale: 27 miliardi di euro di fondi FSE investiti in materia di istruzione, formazione e apprendimento permanente dal 2014 al 2020; 21 miliardi di euro destinati all’inclusione sociale; 30 miliardi di euro per l’occupazione sostenibile e di alta qualità.

La definizione di un piano relativo alla Skills Guarantee è particolarmente importante per il nostro Paese, che sconta un gap di non poco conto rispetto alle competenze degli adulti; i dati illustrano come l’Italia sia indietro rispetto alla media europea con una quota di insufficienze pari a 28 punti percentuale rispetto alle competenze in materia letteraria (20% UE), 32 punti percentuale rispetto al calcolo funzionale  (24% UE) e ben 57 punti percentuale nel campo delle competenze digitali di base (41% UE).

Massima attenzione deve essere posta nella definizione del piano e delle relative misure, alle fasi di rilevazione e valutazione delle competenze possedute e al nodo dell’effettivo fabbisogno professionale e contestuale, al fine di evitare che, come già spesso accaduto in passato nel nostro Paese, i fondi vengano utilizzati per il finanziamento di attività formative poco o niente spendibili in termini di reale accrescimento delle competenze, sviluppo professionale e di carriera e cittadinanza attiva. Auspicabile, inoltre, un monitoraggio attento a rilevare i risultati degli interventi in termini di maggiore e migliore occupazione e di ricaduta sociale.

La Skill guarantee potrebbe avere ricadute positive non solo in termini di produttività delle imprese e PIL, ma anche, e soprattutto, rispetto alla rilevazione degli indicatori del  BES, tesi allo sviluppo equo e sostenibile di ogni comunità; promuovendo l’acquisizione di competenze indispensabili per una buona occupazione, per una cittadinanza agita e consapevole e per l’invecchiamento attivo.

Claudia Bianchini