LA GESTIONE INTEGRATA DELLE CRISI AZIENDALI

ministero-dello-sviluppo-economicointerno

148 tavoli attivi, per un totale di 368 riunioni svolte, 151 società coinvolte. Sono i dati del 3° Rapporto redatto dall’Unità Gestione Vertenze del Ministero dello Sviluppo Economico. Un approfondimento sugli interventi in area di crisi occupazionale a cura di Tonia Garofano.

Il Rapporto evidenzia un incremento delle difficoltà per alcuni settori del Made in Italy, agroalimentare e tessile-moda in particolare, in riferimento non solo alle piccole aziende, ma anche a realtà significative. Ad aumentare, infatti, sono soprattutto le difficoltà per le imprese con oltre 500 dipendenti.

Considerando l’intero arco temporale che va dal 2008 al 2016, il Rapporto riporta numeri preoccupanti: sono stati attivati oltre 1.000 tavoli di confronto e sono stati effettuati oltre 3.000 incontri con imprese, sindacati ed istituzioni territoriali.

Dati allarmanti, soprattutto in considerazione dell’estensione della crisi che ha interessato la quasi totalità dei settori produttivi e tutti i maggiori gruppi industriali presenti in Italia.

Abbiamo alle spalle quasi 9 anni di crisi economica che ha indebolito e spesso minato la solidità di molti nostri settori produttivi e territori, acuendo, al contempo, il divario tra Nord e Sud.

In presenza di un quadro macroeconomico come quello attuale, in lieve ripresa, e di ricadute sul mercato del lavoro ancora troppo evidenti, non sono più rimandabili strategie finalizzate al sostegno della competitività e al potenziamento della capacità di coordinamento tra risorse e attori, di integrazione e complementarietà tra politiche del lavoro e politiche di sviluppo industriale, affinché le politiche economiche e le politiche per l’occupazione agiscano in direzione dello sviluppo e del rilancio dei sistemi produttivi.

La globalizzazione, la tecnologia, il progresso hanno imposto e continuano ad imporre profondi mutamenti strutturali nelle produzioni e nei mercati, con ripercussioni rilevanti sui sistemi produttivi e sul mercato del lavoro: l’integrazione fra gli interventi di politica industriale e di politica del lavoro rappresenta l’unica exit strategy possibile, l’unica soluzione suggerita da analisti, esperti e operatori.

Anche l’approccio al nuovo ciclo di programmazione 2014-2020 sostenuto dell’Unione Europea ci suggerisce l’opportunità di attuare azioni integrate di sviluppo territoriale, programmate e messe in atto con il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le componenti sociali ed economiche locali. Un orientamento strategico dettato anche dalla necessità di realizzare politiche più efficienti sul piano delle risorse economiche: politiche per il lavoro funzionali esclusivamente al raggiungimento di risultati in termini numerici e non tese, realmente, al sostegno e al rilancio dei sistemi produttivi rischiano di produrre effetti scarsi e di breve durata, nonostante l’utilizzo di risorse economiche disponibili. E tale necessità è ancora più evidente in una fase, come quella attuale, in cui ci troviamo a gestire problemi di bilanci che impongono un uso meglio finalizzato delle risorse.

L’obiettivo di intervenire attraverso una integrazione fra gli interventi di politica industriale e dello sviluppo economico  e gli interventi di politica passiva e attiva del lavoro in Italia è quanto mai necessario nell’ambito della gestione delle crisi aziendali, soprattutto di grandi dimensioni e complesse, anche in ottica preventiva, a supporto di situazioni di crisi non ancora conclamate, per le quali fondamentale risulta la corretta pianificazione ed attuazione delle risorse e degli strumenti.

Del resto, a spingere nella direzione di una integrazione di politiche e strumenti è stato anche il legislatore, innanzitutto con la legge 7 agosto 2012, n. 134, che interviene a sottolineare la necessità di una cooperazione strutturata tra Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero del Lavoro, prevedendo nell’art. 27 che Il Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, elabora misure volte a favorire il ricollocamento professionale dei lavoratori interessati da interventi di riconversione e riqualificazione industriale.

A confermare la necessità di un approccio sistemico alla gestione delle crisi, superando l’approccio sperimentale, è stato, recentemente, il Decreto Lgs 150/2015, di attuazione del Jobs Act, che alla nuova Agenzia per le politiche attive, Anpal, ha attribuito funzioni in materia di “assistenza e consulenza nella gestione delle crisi di aziende aventi unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione o in più regioni e, a richiesta del gruppo di coordinamento e controllo del progetto di riconversione e riqualificazione industriale, assistenza e consulenza nella gestione delle crisi aziendali complesse “ e “gestione di programmi di reimpiego e ricollocazione in relazione a crisi di aziende aventi unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione o in più regioni, di programmi per l’adeguamento alla globalizzazione cofinanziati con il Fondo Europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), nonché di programmi sperimentali di politica attiva del lavoro.”

Da ultimo, a rappresentare un ulteriore passo in avanti in materia di gestione delle crisi complesse e non complesse, l’intervento del Mise che ha messo ordine sull’argomento, suddividendo le crisi aziendali in crisi non complesse che presentano, comunque, impatto significativo sullo sviluppo e l’occupazione nei territori interessati –  per le quali con il Decreto del MISE 4 agosto 2016 sono disciplinate le condizioni e le modalità per l’attuazione degli interventi e l’accesso alle agevolazioni di  cui  alla  legge  15  maggio 1989, n. 181 – e crisi industriale complesse, da gestire alla luce dell’articolo 27 del decreto legge 83/2012 e del DM 31 gennaio 2013, per le quali è previsto uno specifico regime di AASS a favore dei lavoratori coinvolti per il 2017.

L’obiettivo ultimo resta lo stesso: contribuire a potenziare l’efficacia delle misure di supporto alla soluzione delle crisi, integrando gli interventi di politica industriale con le misure di sostegno al reddito e gli strumenti di politica attiva.

I dati, come già detto, evidenziano un incremento del numero di aziende, di piccola, media e grande dimensione, coinvolte in processi di crisi: sono questi dati ad imporre, oggi più che mai, la necessità di creare e dare effettiva attuazione e funzionalità ad una struttura che persegua un approccio non di ottica emergenziale e occasionale, ma caratterizzato da elementi di sistematicità nella gestione integrata delle crisi.

Strategiche risultano l’individuazione e la reale attivazione di un luogo deputato alla gestione congiunta di risorse di politiche industriali, dello sviluppo, del lavoro e della formazione, con la partecipazione di tutti i soggetti competenti in materia: aziende interessate, parti sociali, Ministeri competenti, amministrazioni territoriali. Un luogo che permetta di intervenire tempestivamente, al fine di salvaguardare e consolidare i livelli occupazionali delle imprese, agevolando la programmazione di risorse e politiche in grado di interpretare e assecondare al meglio le evoluzioni dei territori, in termini di innovazione, valorizzazione del capitale umano, promozione dell’occupabilità, rafforzamento della capacità competitiva.

Un approccio, quella della integrazione tra politiche e risorse che, sebbene considerato auspicabile per legge nel caso di situazioni di crisi riconosciute come complesse, potrebbe essere senz’altro utile anche nella gestione di crisi di imprese di medie e piccole dimensioni, alle quali non è riconosciuta l’aggravante della ‘complessità’: la presenza, nel nostro tessuto imprenditoriale, di una miriade di piccole e medie imprese necessita di strategia di gestione delle crisi in un’ottica anche di settore, al fine di supportare la creazione di sistemi di rete tra le piccole imprese a tutto vantaggio della competitività e della concorrenza.

“Una crisi si affronta a tutto tondo, a partire dalle cause del deteriorarsi del tessuto produttivo anche laddove parliamo di settori strategici, fino ai percorsi e alle soluzioni necessarie non solo per la tutela dei posti di lavoro ma anche per il rilancio industriale. […] Laddove lo sguardo è rivolto verso il futuro, laddove salvaguardia dei livelli occupazionali, mantenimento della produzione e rilancio dell’attività – attraverso misure di sostegno all’innovazione, alla riqualificazione e alla produttività – sono strettamente legati in un unico ragionamento; laddove si adottano interventi integrati, è possibile individuare percorsi condivisi che vedono insieme ammortizzatori sociali, sostegno alla produzione, politiche attive del lavoro e politiche di sviluppo”, ha osservato il vice Ministro allo Sviluppo Economico, dott.ssa Teresa Bellanova.

La sperimentazione di forme innovative di ‘interscambio’ tra diversi soggetti con diverse competenze dimostra l’esigenza di superare il carattere sperimentale e frammentario degli interventi: le esperienze attuate in specifici territori, come, ad esempio, nei casi delle crisi aziendali di Agile Srl, del Gruppo A. Merloni SpA e delle acciaierie di Terni hanno evidenziato l’efficacia di interventi programmati e implementati con il contributo attivo di diversi attori in stretta collaborazione fra loro.

Precedenti da salvaguardare, rafforzare e consolidare per rendere sostenibile, finanziariamente e socialmente, il nostro sistema di politiche del lavoro e contribuire, contestualmente, alla creazione delle condizioni per il rilancio del sistema economico e occupazionale.