GLI INTERVENTI PER IL LAVORO ED IL CONTRASTO ALLA CRISI IN CAMPANIA

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Intervista a Eugenio Gervasio – Esperto di politiche attive del lavoro e dirigente di Sviluppo Campania

 

  1. Crisi industriali e occupazionali: qual è la situazione in Campania?

Purtroppo abbiamo migliaia di disoccupati e moltissime persone, coinvolte dalle crisi aziendali, che rischiano di perdere l’occupazione. La Campania è una regione dove luci ed ombre rappresentano la geografia del lavoro tra eccellenze come le iniziative formative con Apple e investimenti come quelli di Accenture e drammatiche crisi a partire da quella di Almaviva. Un quadro però dove qualche positività nella gestione si delinea.

 

  1. Quali sono i principali strumenti ai quali si è fatto ricorso e si farà ricordo per far fronte a tali situazioni di crisi, al fine di sostenere lo sviluppo economico e salvaguardare l’occupazione? Quali gli strumenti messi in campo in Campania?

Si parla sempre di più di Gestione integrata delle Crisi e dello Sviluppo. Laddove si adottano interventi integrati, è possibile individuare percorsi condivisi che vedono insieme ammortizzatori sociali, sostegno alla produzione, politiche attive del lavoro e politiche di sviluppo. Va però costituita una struttura di Task Force che operi con competenza e strutturazione sulle crisi e lo sviluppo economico del territorio. La Regione nell’ambito della terza riprogrammazione del Piano di azione per la coesione ha individuato le aree colpite da crisi e con il Governo si è deciso di finanziare “misure anticicliche” al fine di contenere gli effetti della prolungata crisi sul lavoro, sulle imprese e sulle persone. In particolare, specifici interventi di rilancio di aree colpite da crisi industriale, destinando circa 128 milioni di euro.

Per assicurare l’attuazione di questo programma, sono stati individuate diverse azioni di accompagnamento agli strumenti di agevolazione finanziaria a sostegno degli investimenti effettuati con i contratti di sviluppo e degli investimenti innovativi per progetti di media dimensione orientati all’innovazione e al miglioramento competitivo delle PMI.

 

  1. È stato da poco pubblicato il Decreto del MISE (4 agosto 2016) con il quale si disciplinano le condizioni e le modalità per l’attuazione degli interventi per le situazioni di crisi industriale non complessa che presentano, comunque, impatto significativo sullo sviluppo e l’occupazione nei territori interessati. Le Regioni hanno proposto l’elenco dei sistemi locali del lavoro (SLL) da candidare alle agevolazioni di  cui  alla  legge  15  maggio 1989, n. 181, i territori individuati come candidabili in Campania dal Decreto MISE sono moltissimi. Di cosa si tratta, in concreto? Crede ci siano ampi spazi di manovra per la regione Campania?

 Si, recentemente sono state individuate le aree di crisi non complessa (si tratta di 240 comuni della regione in cui si metteranno in campo gli incentivi previsti dal rifinanziamento della legge nazionale 181/89) e sono state individuate risorse aggiuntive anche per consentire investimenti produttivi in ulteriori comuni ed aree non inizialmente coinvolti dalle precedenti deliberazioni.

In riferimento a tutti questi territori la Regione Campania, con l’impegno diretto della propria società in house Sviluppo Campania, metterà in campo percorsi strutturati di accompagnamento allo sviluppo del territorio che riguarderanno sia le imprese localizzate nella suddetta area sia residenti lavoratori e non (disoccupati, lavoratori in genere, lavoratori svantaggiati, etc).

L’intervento prevede percorsi in grado di attivare risorse produttive, sociali ed istituzionali capaci di rivitalizzare le aree di crisi attraverso l’innesco di processi di inclusione sociale, ricollocazione delle forze-lavoro e promozione di formule imprenditoriali collocate in una visione economica sistemica e sostenibile. Per fare ciò è necessario anche un lavoro di analisi della stratificazione territoriale capace di individuare caratterizzazioni e fabbisogni omogenei sui quali calare gli strumenti resi disponibili dal nuovo ciclo di programmazione economica.

 

  1. Differente la situazione in caso di crisi industriale complessa, alla luce dell’articolo 27 del decreto legge 83/2012 e del DM 31 gennaio 2013, per le quali è previsto uno specifico regime di AASS a favore dei lavoratori coinvolti per il 2017. In questo caso, nessun territorio della Regione Campania ha ottenuto il riconoscimento di area di crisi industriale complessa. Come mai? Si parla di una integrazione da parte del MISE dell’elenco di queste aree, è inclusa la Campania?

 Si vero. In Campania non sono state censite aree di crisi complesse, ma ci si può muovere su interventi speciali e straordinari sulle aree di maggiore criticità.

 

  1. A prescindere dal carattere di complessità, nella gestione e anche nella prevenzione di una crisi industriale, quanto conta un lungimirante investimento in termini di risorse umane?

Ovviamente sono rilevantissimi gli investimenti sulle risorse umane. Il fabbisogno territoriale, settoriale e organizzativo, da un lato, e specifici bisogni delle persone, dall’altro, rappresentano i dati e i requisiti di base della progettazione di interventi formativi che possano riguardare tanto la ricollocazione dei lavoratori attraverso lo sviluppo delle competenze e delle caratteristiche dei profili professionali concordati dalle parti sociali all’interno di un processo di contrattazione attivo, quanto il rafforzamento psicologico della persona che ha scarse probabilità di reimpiego in ruoli afferenti alle competenze maturate durante il proprio percorso di carriera. Le azioni formative dovranno quindi essere progettate tenendo conto sia degli elementi che caratterizzano i differenti livelli di analisi sia degli interventi messi in atto con strumenti di tipo finanziario e di agevolazione fiscale.

 

  1. A suo avviso, quali ulteriori strumenti dovremmo mettere in campo per risolvere al meglio le situazioni di crisi industriali che colpiscono il territorio regionale, e, più in generale, nazionale?

Dal mio punto di vista va rafforzato il sistema delle politiche attive del lavoro mettendo al centro azioni e strumenti con una maggiore interazione tra politiche primarie dello sviluppo economico, strumenti di agevolazione finanziaria e attività di consulenza strategica e gestionale. E’ necessario infine rafforzare la struttura centrale di task force del MiSE, raccordandola bene con il territorio, per il governo e la gestione delle crisi occupazionali che guardi strategicamente però allo sviluppo delle iniziative e alla loro continuità e stabilità.