I (BUONI) PROPOSITI PER L’ANNO NUOVO

claudia bianchini interno

La fine dell’anno porta con sé, sul fronte delle politiche attive del lavoro, una serie di novità, su cui vale la pena di riflettere.

Le novità del lavoro del 2017 vanno dall’annunciato rifinanziamento del Programma Garanzia Giovani, all’attuazione dell’alternanza scuola-lavoro, alla sperimentazione dell’assegno di ricollocazione nazionale, fino alla riorganizzazione degli incentivi alle assunzioni, dedicati, per il 2017 solo a particolari target (Neet; giovani che, entro 6 mesi dall’acquisizione del titolo di studio, vengono assunti dagli stessi datori di lavoro presso i quali hanno svolto attività di alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato; disoccupati giovani e adulti assunti a tempo indeterminato nelle regioni del sud).

Il rifinanziamento del Progamma Garanzia Giovani, alla luce dei dati relativi alla disoccupazione giovanile e a quanto fatto negli anni 2014-2016, si rende senz’altro necessario al fine di continuare sulla via intrapresa nella definizione e attuazione di politiche attive mirate al target di riferimento. Molto è stato fatto da tutti gli attori in campo, non ultimo la definizione di reti dei servizi per l’impiego anche in territori in cui non era stato attuato nessun modello di riferimento.

Molto altro si può ancora fare, per esempio una valutazione accurata dei carichi di lavoro, specialmente burocratico-amministrativi, in carico ai servizi per l’impiego (pubblici e privati) a fronte di un risultato economico di scarsissimo rilievo (soprattutto riguardo ai tirocini); la valutazione delle modalità di assegnazione dei giovani ai soggetti privati, in mancanza di sistemi di rilevazione dei rating nazionali e territoriali; la gestione istituzionale dei rapporti tra servizi per l’impiego pubblici e privati con l’intento di definire procedure uniche di gestione che mirino a facilitare, per procedimenti e tempistiche, l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro; la messa a regime di un sistema univoco che permetta ai giovani, se disponibili, di essere impiegati in qualunque regione italiana dalla stessa agenzia alla quale si affidano senza dover, ogni volta, fare riferimento a meccanismi e a soggetti diversi; una maggiore integrazione tra le diverse misure del Programma, tale da permettere la costruzione di un percorso personalizzato.

Una delle partite più interessanti si gioca sul fronte dell’alternanza scuola-lavoro, nell’attuazione di quel sistema duale di ispirazione tedesca che dovrà essere avviato per tutti i giovani inseriti all’interno del sistema di istruzione.

In questo caso la sfida riguarda il coinvolgimento delle imprese e le competenze del personale scolastico (dirigenti, insegnanti, tutor, ecc.), soggetti che sono, perlopiù, lontani dalle dinamiche di erogazione di PAL, dall’orientamento all’accompagnamento al lavoro, agite in contesti territoriali e bacini produttivi costituiti da imprese individuali, spesso artigiane, e micro, piccole, medie imprese, ognuna con le proprie esigenze di personalizzazione. Potrebbe, a mio avviso, essere utile definire in dettaglio i compiti di ciascun attore e agevolare la partecipazione degli operatori privati autorizzati e accreditati che possono rappresentare il “braccio operativo“ delle scuole.

Ci aspetta, infine, la sperimentazione dell’assegno di ricollocazione, il primo vero progetto di Pal nazionale in grado di spostare l’asse dall’erogazione delle politiche passive a quelle attive, che misurerà la capacità del sistema dei servizi per l’impiego di fornire risposte adeguate ai cittadini.

Le criticità risiedono nella tenuta dei vari e diversi modelli regionali messi a punto in questi anni e, in molti casi, ancora in piena evoluzione e l’effettiva ricaduta della regia nazionale a cura dell’Anpal.

Considerando, soprattutto che, il ridotto ruolo dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro in competenza concorrente con le Regioni non agevolerà la definizione di un sistema nazionale, l’auspicio per il nuovo anno è che vi sia una maggiore integrazione tra tutti gli attori del sistema, con una partecipazione decisa delle rappresentanze dei soggetti privati ai tavoli tecnici e istituzionali, al fine di far tesoro delle esperienze degli ultimi due anni in ottica di collaborazione.

L’auspicio è di avere nelle diverse realtà regionali gli stessi servizi a disposizione dei cittadini attraverso l’attuazione dei LEP; un regime unico di regole applicabile a tutti i soggetti rispetto agli accreditamenti/autorizzazioni dei soggetti privati che non permetta corsie preferenziali e scorciatoie; un sistema nazionale di qualità degli operatori pubblici e privati che permetta di lavorare in trasparenza e; non ultimo, tempistiche certe e contenute di liquidazione dei risultati agli operatori privati in tutte le Regioni.

Claudia Bianchini