CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE: LA REGIONE LAZIO “ASSISTE” LE MAMME IN CERCA DI LAVORO

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La ricollocazione delle donne disoccupate con figli al centro dell’intervento di attivazione della Regione Lazio

Dopo aver sperimentato tra dicembre 2015 e agosto 2016, il contratto di ricollocazione sul target over 30, disoccupati da almeno 12 mesi, la Regione Lazio promuove, con un nuovo avviso pubblico, il lavoro femminile attraverso il contratto di ricollocazione destinato alle donne disoccupate con figli fino a 6 anni di età.

La scelta di concentrare una parte consistente di risorse sulle donne-mamme, nasce da due considerazioni principali:

  • I dati Istat dei disoccupati nel bacino della Regione Lazio rilevano un numero di donne pari a circa 62.000 (53,3%) contro 54.300 (46,7%) maschi. Inoltre, vi è una percentuale maggiore di donne, rispetto agli uomini, con durata della disoccupazione compresa tra 12 a 24 mesi e oltre i 24 mesi
  • le donne sono impegnate, più degli uomini, prevalentemente in attività di cura e di welfare familiare per sopperire alle esigenze cui il sistema delle politiche di conciliazione non riesce a dare risposte e tale elemento sfavorisce il loro inserimento/reinserimento nel mercato del lavoro

L’avviso è innovativo non solo riguardo alla scelta del target di riferimento, ma anche per le modalità di attuazione definite; facendo buon uso della precedente sperimentazione e di buone pratiche attuate su altri territori, la Regione Lazio ha individuato una serie di misure di accompagnamento al lavoro fortemente centrate sulla persona, in grado di sostenere il percorso di riequilibrio con i vincoli familiari, anche attraverso una serie di strumenti che vanno dal bonus occupazionale, al bonus di conciliazione per l’acquisto di servizi per l’infanzia (nido, babysitting, tagesmutter, ludoteca, ecc.), per un importo fino ad 200 euro al mese, fino alla formazione in tema di promozione di misure di innovazione organizzativa rivolto alle neo imprenditrici al fine di cogliere le opportunità in tema di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e per sviluppare piani di welfare aziendale.

Le modalità di attuazione dei percorsi vedono un ruolo importante degli operatori delle agenzie accreditate che hanno il compito di attuare le misure previste (bilancio delle competenze, counseling, accompagnamento al lavoro, tirocinio e formazione) con una decisa personalizzazione delle attività sia per durata che per tipologia, infatti , dopo una prima fase della durata di 24 ore destinata all’erogazione del percorso di orientamento specialistico (bilancio delle competenze, definizione dell’obiettivo e del progetto professionale) saranno gli operatori a definire le attività che ogni donna dovrà seguire nel successivo percorso di accompagnamento intensivo, attraverso la definizione di un Piano Personalizzato che rilevi la distanza dal mercato del lavoro di ognuna.

Come già nella precedente sperimentazione, le donne potranno scegliere, con il sostegno dell’operatore di orientamento e dopo le prime 24 ore di orientamento specialistico, tra un percorso di accompagnamento al lavoro subordinato o al lavoro autonomo; tutti i percorsi variano tra un minimo di 36 e un massimo di 93 ore (73 per il percorso di lavoro autonomo) di attività in presenza presso le sedi delle agenzie accreditate ed aderenti all’avviso.

A conferma dell’’interesse e della necessità di attuare politiche attive dedicate alle donne, soprattutto con vincoli familiari, basti pensare che in pochissimi giorni, dall’avvio delle procedure di candidatura online, sono state saturate le 1500 doti messe a disposizione e già precedentemente incrementate dalla Regione Lazio (in pubblicazione l’avviso parlava di sole 500 doti), tanto da indurre l’ente ad aggiungerne ulteriori 500.

I dati nazionali, oltre a quelli regionali, ci dicono che le donne rimangono, spesso, tagliate fuori dal mercato del lavoro per motivi legati alla cura della famiglia e dei figli e a causa di un persistente retaggio culturale legato all’attuazione del diritto alla maternità.

Strumenti come il contratto di ricollocazione sono utili non solo per accompagnare le persone durante i momenti di transizione o ingresso nel mercato del lavoro, ma anche per dare fiducia a tutti coloro che, scoraggiati, rinunciano a rivolgersi ai servizi per l’impiego pubblici e privati e, spesso anche a cercare un lavoro.

Si pensi che nello stesso avviso pubblico regionale si rileva che “fra coloro che risultano disoccupati, solo il 13,35% (15.530) ha sottoscritto o rinnovato negli ultimi 12 mesi la DID di cui 7.351 maschi e 8.179 donne; il restante 86,65% (100.835), ha rinunciato ad attivarsi tramite un CPI per aderire ad un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro”.

Senza dimenticare che il contratto di ricollocazione si rivolge anche alle imprese che fruiscono del bonus occupazionale, permettendo così la promozione di contratti di lavoro regolari e stabili, e l’impegno degli operatori privati a lavorare in ottica di genere e a sensibilizzare i propri clienti.

Claudia Bianchini