INVESTIRE NEL FATTORE UMANO: IL RAPPORTO DELLA BANCA D’ITALIA

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Diversi studi confermano come i paesi più competitivi siano oggi quelli che negli scorsi anni si sono orientati sul potenziamento dello sviluppo del capitale umano. La ricerca a cura della Banca d’Italia.

Una recente pubblicazione della Banca d’Italia esamina le ampie differenze tra paesi aderenti all’OCSE, le nazioni più sviluppate, nella performance degli studenti nei test internazionali standardizzati, cercando in particolare di misurare il contributo di fattori di tipo culturale. La convinzione è che sia l’investimento nei fattori dell’apprendimento e delle competenze l’elemento distintivo dello sviluppo nei paesi in cui è maggiore la qualità dei prodotti ed in cui è necessario sostenere uno sviluppo economico in termini di maggiore valore aggiunto.

Lo studio sfrutta la circostanza che i fattori culturali variano non solo tra i diversi sistemi scolastici ma anche all’interno di ciascuno di essi, in funzione dei paesi di origine dei genitori degli studenti. Si tratta quindi non solo di una analisi interessante nella comparazione tra i paesi, ma anche per la valutazione dell’incidenza in termini di capitale umano e competenze in ragione della famiglia di provenienza.

Lo studio compara gli apprendimenti di studenti i cui genitori hanno origini differenti ma che studiano nella stessa scuola, permettendo in tal modo di mantenere costanti altri possibili aspetti determinanti della performance, quali il curriculum, l’orario scolastico, la qualità degli insegnanti.

Il lavoro documenta, sulla base di dati relativi a circa 40,000 studenti residenti in 40 paesi OCSE negli anni 2002-2012, che gli immigrati di seconda generazione i cui genitori provengono da paesi con migliori risultati medi nei test sul capitale umano hanno performance migliori di quelle dei loro coetanei che studiano nello stesso sistema scolastico, ma i cui genitori sono nati in paesi con risultati medi peggiori. Tale risultato permane anche comparando alunni della stessa scuola e a parità di livello di istruzione e occupazione dei genitori. Si tratta di un dato significativo e che mostra l’incidenza del livello di istruzione di provenienza, che vale anche per gli immigrati ed i loro figli.

Adoperando i valori così stimati, risulta che almeno il 12 per cento della variazione totale tra paesi nei risultati al test sul livello di apprendimento può attribuirsi a differenze nei valori culturali veicolati dalla famiglia d’origine. Almeno un terzo della differenza media tra la performance dei paesi dell’est dell’Asia e quella dei paesi del sud dell’Europa (che corrisponde secondo l’OCSE a un gap di ben due anni di istruzione ) permane anche quando si confrontano, in un paese terzo, gli studenti con genitori provenienti da queste due aree del mondo.

IN ALLEGATO LA RICERCA DELLA BANCA D’ITALIA