IL PATTO LAVORO LOMBARDIA: UN RAPPORTO TRA IL SISTEMA PUBBLICO E PRIVATO CHE FUNZIONA

elena danese interno

Intervista ad Elena Danese Presidente Cesvip Lombardia

  1. In regione Lombardia in questi anni si sono avviate alcune interessanti sperimentazioni di politica attiva del lavoro, che in parte anticipano la logica del contratto di ricollocazione. Di cosa si tratta?

Come prima cosa mi sento di precisare che in Regione Lombardia si è, da alcuni anni, usciti dalla fase sperimentale e si opera in un sistema strutturato in grado di garantire servizi, senza soluzione di continuità, ai cittadini in cerca di occupazione. Soggetti pubblici e privati accreditati garantiscono, tramite i propri sportelli dislocati su tutto il territorio regionale, la possibilità di fruire di un paniere di servizi a disposizione, distinti per fasce di profilazione, dei cittadini che necessitano di essere accompagnati nella ricerca di un lavoro. Attraverso lo strumento che in Regione Lombardia si chiama Dote Unica Lavoro, sono di fatto già praticati molti dei principi contenuti nei più recenti provvedimenti legislativi ( dlgs 150) ed in particolare dell’assegno di ricollocazione: vale a dire la libertà del cittadino di scegliere l’operatore cui rivolgersi per la fruizione del patto di servizio personalizzato, e quella di cambiare l’operatore durante il percorso, l’affiancamento di un tutor e la possibilità di fruire di un programma di ricerca intensiva di una nuova occupazione , nonchè la remunerazione dell’operatore a fronte di un risultato occupazionale.

 

  1. Questi interventi di sostegno all’inserimento al lavoro attraverso la remunerazione a risultato hanno cambiato alcune caratteristiche del mercato in cui operano i servizi per il lavoro. In che modo è avvenuto questo fenomeno ?

Solo in minima parte il lavoro dell’operatore viene remunerato a processo, si tratta di importi variabili in funzione delle fasce di profilazione dell’utenza e dei servizi realmente fruiti, ma resta senza dubbio il risultato occupazionale il fattore di successo per l’operatore che, solo in questo caso, vedrà remunerato lavoro ed investimenti. Questa impostazione è il frutto di anni di modifiche e migliorie al sistema dotale che hanno via via portato verso la definizione di un impianto in grado di contemperare i molteplici interessi in campo: finalizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche, far convergere l’interesse della persona a trovare un lavoro nel minor tempo possibile e di lunga durata con l’interesse dell’operatore privato a vedere remunerata la propria attività di accompagnamento ed intermediazione, e ancora l’esigenza di Regione di standardizzare i servizi , gli output minimi ed i relativi costi , misurando i risultati ottenuti e premiando il merito .

Oggi Regione Lombardia ha una infrastruttura basata su questi principi su cui innestare le misure anche di carattere specifico che intende sostenere in base alle priorità politiche e/o normative. Per esempio nel corso del 2016 ha varato una nuova fascia di intervento “fascia 3 plus” per attivare misure di sostegno che integrino sussidi alle persone in situazione di particolare difficoltà correlandole alla partecipazione ai servizi di politica attiva. In questo caso agli operatori accreditati è stata data la possibilità di scegliere se candidarsi per questa misura specifica. La remunerazione a risultato induce l’operatore a fare investimenti per rendere la propria struttura sempre più competitiva nel lavoro di attivazione e di accompagnamento dell’utenza e nella lettura dei bisogni delle imprese. Dall’altro occorre anche rilevare come un sistema fortemente orientato al risultato rischi di non favorire le persone maggiormente bisognose di supporto e con maggiori difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. In questo senso per esempio la modalità di attivazione di fascia 3 plus che prevede una specifica candidatura degli operatori ed una valutazione differente dei risultati occupazionali, in questo ambito, favorisce l’impegno degli operatori anche per questa specifica utenza.

 

  1. Qual è stato l’impatto dei cambiamenti delle politiche attive in Lombardia dal punto di vista delle opportunità di reimpiego per il disoccupato?

Io credo che sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo siano cambiati moltissimo i servizi offerti al cittadino che cerca occupazione in regione Lombardia. Innanzitutto la prospettiva è completamente ribaltata: si parte dalla persona, dalle sue competenze, dalle sue attitudini e si definisce individualmente un progetto professionale ed un percorso per realizzarlo che può eventualmente contenere anche un percorso di riqualificazione o aggiornamento di carattere formativo. Dunque la formazione è diventata una variabile del percorso di politica attiva al pari di altri servizi comunque finalizzati al perseguimento dell’obiettivo occupazionale (n.b. anche la remunerazione dei servizi formativi è correlata al successo occupazionale). Il cittadino trova oggi una rete di operatori capillare sul territorio e qualificata per garantire l’accoglienza, l’erogazione dei servizi in modo personalizzato e con un elevato livello di penetrazione del mercato del lavoro locale. Si pensi che solo nel report di luglio di Dul (periodo 2016) si parla di oltre 26.000 prese in carico e si consideri che moltissime persone accedono ai nostri servizi, gratuiti, ogni giorno, anche senza entrare nel programma di DUL. Lo sviluppo di un sistema stabile ha contribuito alla diffusione ed alla conoscenza di questi servizi da parte dei cittadini che, anche con il passaparola, i social, le reti locali e la collaborazione stabile con i CPI, si rivolgono sempre di più alle strutture accreditate per essere supportate nel difficile approccio con il mercato del lavoro. In concreto parliamo di invio di candidature e supporto al lavoro di autocandidatura, preparazione dei colloqui, anche in lingua se necessario, mediazione con le aziende rispetto ad eventuali benefits e/o sgravi. Una pluralità di servizi che oltre a supportare nell’immediato le persone alla ricerca di lavoro, rendono spesso l’inserimento lavorativo più consapevole e duraturo. Anche il difficile contesto economico ha contribuito all’incremento in questi anni della richiesta di servizi da parte dei cittadini ed ha progressivamente avvicinato la piccola e media impresa all’utilizzo dei canali formali per il reclutamento.

 

  1. Alcuni enti accreditati come servizi per il lavoro si sono aggregati costituendo il Patto lavoro Lombardia. Chi sono i soggetti che compongono questo patto?

Nel corso del 2016 è nata la prima associazione lombarda degli operatori privati accreditati ai servizi per il lavoro denominata “patto lavoro lombardia”. I fondatori dell’associazione, oltre a Cesvip Lombardia, sono Ial Lombardia, Energheia, Fondazione Clerici, Enaip Lombardia, Galdus e Mestieri Lombardia. Si tratta dei principali operatori privati accreditati che non sono Agenzie di somministrazione, operative su tutto il territorio regionale, con oltre 80 sedi.

Inanzitutto sono strutture che hanno una matrice comune quanto a radicamento territoriale.  Siamo espressione di parti sociali, siano esse sindacali o datoriali. Siamo realtà che da sempre si occupano di inclusione sociale e di qualificazione delle risorse umane collaborando sempre con partenariati locali pubblici e privati.

L’associazione nasce soprattutto con l’obiettivo di crescere prima che quantitativamente qualitativamente e di contribuire al dibattito portando la propria esperienza, la propria competenza. L’esperienza è il frutto del percorso al seguito delle misure di Regione Lombardia che, come dicevo, ha deciso di dotarsi di un sistema da un lato all’altezza di un contesto economico e produttivo teso a mantenere standard di competitività europei e dall’altro in grado di rispondere ai bisogni sempre crescenti dei cittadini giovani o meno giovani di entrare nel mdl. Questa sfida ora viene posta sul piano nazionale e noi possiamo dare un contributo di esperienza che, se ben impiegato, potrà essere di utilità sia ai decisori pubblici che ad operatori di altre regioni. In questo senso anche l’associazione è pronta a dialogare con altre realtà regionali.

Inoltre la capacità di interagire e di collaborare del privato e del privato sociale, cui siamo tutti strettamente legati, possono essere un patrimonio di competenze, di metodo e di contenuto particolarmente utili in questa fase di cambiamento e possono rappresentare un pilastro del sistema dei servizi per il lavoro complessivi.

 

  1. Cosa proponete nel concreto alla Regione Lombardia?

Alla Regione Lombardia abbiamo presentato la nostra realtà associativa ed abbiamo riscontrato ed apprezzato l’interesse istituzionale a riconoscere in essa un interlocutore che potesse rappresentare questa tipologia di operatori così presenti e radicati nel panorama dei servizi di politiche attive regionali. Se l’evoluzione del sistema lombardo in questi anni è stata anche il frutto di un confronto e di un dialogo sempre aperto con i vari attori, in primis le parti sociali, è da ritenere che, anche in futuro, il percorso di crescita e di spinta al miglioramento possa derivare dal contributo di tutti, ivi compresi gli associati in Patto Lavoro Lombardia. Con riferimento alle applicazioni dell’assegno di ricollocazione, pur in attesa di disposizioni a livello nazionale, ci rendiamo disponibili a collaborare con Regione per individuare e sperimentare nuove forme e meccanismi di funzionamento pubblico (CPI) – privato in cui vengano definiti ambiti e responsabilità distinti. Il tema della terzietà dei CPI è centrale anche rispetto alla evoluzione dell’attuale sistema lombardo alla luce delle normative nazionali e porta con se la necessità di affrontare diversi aspetti tra i quali: accessibilità alle informazioni ed ai dati necessari allo svolgimento dei servizi di base e specialistici. In quest’ottica riteniamo che il percettore di sostegno al reddito possa per esempio sottoscrivere il PSP esclusivamente con il CPI, a condizione che il CPI, rispetto a questa utenza, non sia esso stesso soggetto erogatore dei servizi specialistici / assegno di ricollocazione a valle del PSP.  Noi crediamo che se vi è distinzione di ruoli chiari tra CPI e Operatori Privati o Operatori a partecipazione pubblica diversi e distinti dai CPI, si possono creare le condizioni per rafforzare gli ambiti di intervento pubblici e che, solo in presenza di un servizio pubblico “forte” si possano creare le condizioni per rafforzare l’efficacia e la sostenibilità dei servizi degli operatore privati.

Ci sono poi nel concreto molti aspetti anche di natura tecnica, come per esempio la definizione dell’accreditamento nazionale, ma di particolare rilevanza per il decollo del sistema e l’auspicio in tal senso è che si operi per l’affermazione di un modello in cui a fianco dei grandi player possano svilupparsi e consolidarsi agenzie presenti su scala regionale Se da un lato sono i grandi player nazionali che possono operare forti economie di scala indispensabili a creare centri scouting efficienti, informazione, forte livello di prossimità all’utente ,e ad affrontare gli investimenti necessari per operare in quelle zone del paese dove la presenza delle imprese è più scarsa , dall’altro  sono gli operatori locali ad avere quel livello di radicamento territoriale  che spesso è indispensabile per trovare tutti i posti di lavoro disponibili su un territorio e, per dimensioni e necessità di differenziarsi, ad avere quella tensione alla qualità ed alla personalizzazione dei servizi alle persone che solo un “artigiano” può mettere nel proprio lavoro.

Cosa ritenete sia utile trasferire, in questa fase di cambiamento dei sistemi regionali, del modello lombardo in altre regioni?

 

Il sistema della Regione Lombardia è conosciuto e apprezzato a livello nazionale, il Prof Del Conte, Presidente di Anpal ha partecipato a numerose iniziative ivi compreso un convegno organizzato da Patto Lavoro Lombardia ed è profondo conoscitore delle buone pratiche della nostra Regione come di altre realtà. Lo stesso Ministro del Lavoro ha più volte pubblicamente apprezzato il modello di funzionamento che, peraltro, è stato adottato dalla nostra Regione anche per la gestione del programma Garanzia Giovani.

L’auspicio è dunque quello di fare tesoro del frutto di anni di lavoro capitalizzando gli investimenti fatti anziché ripartendo da zero.  L’auspicio non è che si riproponga esattamente il sistema lombardo ma che si entri nel merito delle logiche dall’universalità di accesso ai servizi per tutti i disoccupati, alla premialità degli operatori, dal rating pubblico, agli accessi a banche dati e sistemi informativi, dai sistemi di controllo e monitoraggio, ai sistemi di accreditamento, per mutuare e migliorare, ciò che serve a creare un’ infrastruttura comune a tutto il Paese, in cui ciascun cittadino italiano si possa riconoscere e di cui si possa servire nel momento del bisogno.

L’invito è di “Imparare tutto ciò che è possibile dagli errori degli altri. Dal momento che non c’è tempo a sufficienza per farli tutti”! Come associazione Patto Lavoro Lombardia noi siamo inoltre dei testimoni di come il sistema formativo può evolvere e di come, operatori privati, che da decenni, spesso a fianco di organizzazioni datoriali o di emanazione sindacale, si sono occupati di formazione, oggi sono protagonisti di un sistema di servizi al lavoro strutturato e competitivo come quello che si è costruito in Regione Lombardia.