LA NECESSARIA COOPERAZIONE TRA SERVIZIO PUBBLICO E OPERATORI PRIVATI

piccinetti interno

L’evoluzione della gestione delle politiche attive tra pubblico e privato. L’intervento di Maurizio Piccinetti Presidente di Per Formare, agenzia per il lavoro e per la formazione accreditata.

Prendo spunto da un’affermazione del Prof. Ichino, contenuta in un suo articolo: “il problema non è di natura finanziaria, ma di natura amministrativa e organizzativa. Non dobbiamo moltiplicare gli organici dei Centri per l’Impiego pubblici, ma metterli in condizione di svolgere la funzione – che sono in grado di svolgere – dello One Stop Shop per i disoccupati”, che significa che i CPI dovrebbero assolvere, oltre alla funzione pubblica esclusiva che il nostro sistema assegna ai Servizi Pubblici per l’Impiego, la prima accoglienza e la profilazione facendo funzione di smistamento e cerniera tra utenti e APL, oltre a svolgere il compito di controllo sui comportamenti delle parti sottoscriventi l’impegno, il tutto nel rispetto del principio di cooperazione tra servizio pubblico e operatori privati specializzati esplicitato nel D.Lgs 150/2015.

Quindi i Centri per l’Impiego, o le stesse Regioni a cui il Ministero del Lavoro ha affidato la gestione della rete degli operatori tramite apposite convenzioni (che anticipano nei fatti quello che sarà il nuovo quadro normativo sulla base dell’imminente modifica costituzionale), devono assolvere ad una funzione di governance territoriale, svolgendo al contempo il ruolo di garante e il ruolo di controllore, sui comportamenti messi in atto dalle Agenzie per il lavoro private e dalle persone che accedono ai servizi contemplati dalle politiche attive.

Allora, se l’asse portante del nuovo sistema è proprio la cooperazione pubblico privato, i ruoli e i compiti assegnati ai vari attori del sistema devono essere chiari e le regole devono valere per tutti, altrimenti si rischia di procedere con sistemi differenti in base ai programmi o alle azioni messe in atto di volta in volta.

Cito ad esempio il Programma Garanzia Giovani, che fa perno sulla rete territoriale dei servizi competenti per il lavoro, quindi servizi per il lavoro sia pubblici che privati, dove i CPI operanti, ad esempio nella regione Lazio, sono chiamati a svolgere le funzioni pubbliche prima richiamate, ma al contempo agiscono, di fatto, in modo competitivo/concorrenziale con le APL, in quanto soggetti promotori e attuatori delle misure in esso contenute.

Quindi i CPI, nel caso di specie riportato, non solo sono impegnati nell’informazione, accoglienza, orientamento di primo livello e nella presa in carico dello stesso utente, con la ricezione della dichiarazione di immediata disponibilità e la sottoscrizione del patto di servizio, ma anche nell’orientamento specialistico, nell’accompagnamento al lavoro, nell’acquisizione di richieste di personale da parte dell’imprese, nella promozione dei tirocini extra-curriculari.

In questo modo promuovendo e realizzando gli stessi servizi in carico agli operatori privati. Così viene a realizzarsi, di fatto, un sistema competitivo nel quale i diversi player chiamati a giocare la stessa partita hanno informazioni e strumenti diversi. Tale asimmetria non mette in condizioni di giocare alla pari e quindi non crea le giuste condizioni affinché si realizzi uno spirito di reale collaborazione, nella corretta distinzione dei ruoli e dei compiti.

Detto questo, devo sottolineare che la Garanzia Giovani è stato un ottimo banco di prova per la creazione di un sistema lavoro che prima esisteva solo sulla carta (chi si ricorda più dei Masterplan regionali?). L’Assessorato al Lavoro della Regione Lazio, pur nel mezzo di un periodo di “interregno” per l’assegnazione della competenza sui CPI, ha avviato e gestito al meglio il Programma coinvolgendo, fin dal primo momento, tutti gli operatori per creare un clima collaborativo. Ora, con l’avvio della seconda fase dello stesso Programma, si dovrà metter mano al sistema per correggere e migliorare le attività che non hanno funzionato al meglio a causa anche delle distorsioni prima riportate.

Inoltre, per scongiurare di rendere oltremodo vischioso il meccanismo, vanno evitate attività parallele che rischiano di incrinare ulteriormente il clima di fiducia, necessario per alimentare un sano spirito di collaborazione. Mi riferisco, ad esempio, al varo di specifici progetti gestiti da Italia Lavoro e approvati da diverse Regioni. Un esempio è il progetto FIxO YEI con il quale Italia Lavoro funge da partner di Scuole e Università. Questo progetto assegna alla struttura tecnica del Ministero il compito di ricercare vacancy lavorative idonee agli studenti licenziati dalle Istituzioni scolastiche e universitarie al fine di incrociare la domanda con l’offerta. Questo avviene nell’ambito del Programma Garanzia Giovani, misura accompagnamento al lavoro e pertanto, a incrocio avvenuto, scatterà il riconoscimento della premialità prevista dallo stesso Programma. L’importo del premio, così come indicato nel progetto, sarà suddiviso equamente tra Italia Lavoro e la Scuola.

Questo innesta un meccanismo ulteriormente distorsivo, in quanto riconosce alle Scuole e alle Università la possibilità di operare nell’ambito delle politiche attive, pur senza accreditamento regionale, ma solo beneficiando del fatto che l’art.6 del D.Lgs 276/03 riconosce loro ope legis la possibilità di operare nell’ambito delle attività di intermediazione (fermo il rispetto di alcuni requisiti e condizioni, peraltro non tutti richiesti dallo stesso progetto). Inoltre riconosce de facto la possibilità di operare in associazione, cosa non prevista dall’ordinamento regionale del Lazio. In ultimo, ma non meno importante, non pare chiaro a che titolo venga assegnata e suddivisa la premialità, visto che le parti in questione sono operatori pubblici.

Quindi mentre gli operatori privati sono soggetti ad accreditamento e devono dimostrare di possedere tutti i requisiti richiesti, sia strutturali che professionali, con questo progetto le scuole, anche in assenza di personale qualificato come OMLS (il progetto cita genericamente che tale funzione sarà ricoperta dagli operatori degli “uffici placement” degli istituti scolastici), possono realizzare le attività di orientamento specialistico e di accompagnamento al lavoro, solo sulla base dell’assistenza tecnica prestata appunto dalla struttura tecnica del Ministero.

Questo progetto, a mio avviso, tende a minare le condizioni affinché si realizzi l’auspicata integrazione e complementarietà, tra il pubblico ed il privato. Infatti crea un un’ulteriore sperequazione tra chi si espone imprenditorialmente e finanziariamente e chi opera potendo disporre di risorse economiche e strutturali che sono a carico della collettività, beneficiando altresì delle risorse economiche messe a diposizione, in questo caso, dalla Garanzia Giovani.

Tutto ciò va contro l’impegno annunciato da parte delle amministrazioni regionali a stimolare una più intensa collaborazione tra le diverse tipologie di operatori del mercato del lavoro e del principio di cooperazione enunciato nel D.Lgs 150/2015.

di Maurizio Piccinetti