IN DIRITTURA D’ARRIVO L’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE NAZIONALE

Leonardi interno

L’intervista a Marco Leonardi, professore di economia politica dell’Università degli Studi di Milano e consigliere di Palazzo Chigi, a cura di Claudia Bianchini

Si discute, oramai da alcuni mesi, dell’Assegno di ricollocazione come modificato dal DLgs. 150/2015, quali sono le tempistiche di effettiva attuazione?

Entro l’estate saranno definite le modalità attuative, la previsione è di partire per il prossimo mese di settembre

 

Quanti cittadini avranno, su base statistica, diritto a richiedere l’assegno di ricollocazione?

La platea stimata per il primo anno è di circa 900.000 possibili destinatari. Probabilmente non tutti gli aventi diritto richiederanno l’assegno, in considerazione dell’impegno richiesto per la frequenza delle attività di politica attiva e del vincolo della condizionalità che prevede la decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito, in caso di mancata frequenza delle PAL e in caso di mancata richiesta del servizio entro due mesi dalla data di rilascio dell’assegno.

 

L’istituto, applicato a livello nazionale, rappresenta certamente un’innovazione nel sistema dei servizi per l’impiego del nostro paese, ritiene che, alla luce delle notevoli differenze di erogazione dei servizi, tutti i territori siano pronti e che le misure previste dall’assegno di ricollocazione possano essere garantite a tutti i cittadini che ne faranno richiesta con gli stessi livelli di qualità?

Sappiamo che alcune regioni sono già in grado di erogare servizi per il lavoro di buona qualità all’interno di sistemi di rete pubblico/privato consolidati; regioni come la Lombardia e il Veneto, lavorano da anni in questo senso. Altre regioni sono, comunque pronte ad allinearsi e hanno sperimentato reti dei servizi per il lavoro che già funzionano.

I livelli di qualità dei servizi erogati dipenderanno anche dal numero e dalla qualità degli operatori privati presenti sui territori, se i centri per l’impiego hanno una distribuzione capillare, così non è per i privati. La necessità di richiedere un accreditamento nazionale per operare con l’assegno di ricollocazione nasce anche dall’esigenza di verificare alcuni requisiti e capacità essenziali di prestazione.

 

Che ruolo avranno le Regioni nell’attuazione dell’istituto? Non si rischia di reiterare le modalità di applicazione del Programma Garanzia Giovani, frammentato in 20 diverse realtà?

Il rischio c’è, anche se la regia sarà nazionale, l’istituto prevede la compartecipazione economica delle Regioni che sceglieranno la quantità dei propri fondi da destinare. Questo, insieme alla titolarità regionale dei centri per l’impiego comporta un necessario livello decisionale in capo alle Regioni.

 

Nel testo del decreto si parla di un accreditamento nazionale rivolto ai soggetti privati per erogare i servizi propri dell’assegno di ricollocazione, si tratta di un nuovo ulteriore adempimento da sostenere anche per le agenzie che sono già autorizzate al Ministero?

Si tratta di un ulteriore accreditamento nazionale che, probabilmente, valuterà i requisiti già posseduti dagli operatori. Tale accreditamento sarà aperto anche ai soggetti pubblici che vorranno erogare in proprio i servizi, sul modello delle AFOL lombarde. In questo caso anche le agenzie pubbliche accreditate potranno avere il riconoscimento del risultato. I centri per l’impiego che scelgono di non accreditarsi mantengono, comunque, la titolarità rispetto alla fase amministrativa di rilascio dell’assegno di ricollocazione

 

E’ stata affrontata la criticità relativa all’incompatibilità delle agenzie private che, in alcuni territori, operano anche all’interno dei servizi pubblici e che, in questo caso, potrebbero “orientare” i beneficiari dell’assegno verso i propri sportelli privati?

Tale aspetto non è stato ancora definito, ma vi saranno alcune indicazioni rispetto alla permanenza delle stesse agenzie in vari ruoli, al fine di assicurare la maggiore trasparenza possibile.

 

In virtù dell’esperienza maturata con il Programma Garanzia Giovani rispetto alle difficoltà di coinvolgimento delle imprese, sarà, in questo caso, avviata una campagna di comunicazione?

Stiamo pensando ad una campagna di comunicazione veicolata attraverso vari soggetti, dalle Camere di Commercio alle associazioni datoriali, in modo da promuovere l’istituto presso cittadini e imprese.

Claudia Bianchini