“Restare senza lavoro non è per sempre”

Un libro che racconta il dietro le quinte dei servizi per il lavoro delle persone svantaggiate, nella recensione a cura di Giancarlo Modanesi

La letteratura in tema di lavoro in Italia è florida, si tratta in prevalenza di lavori eterogenei per approccio teorico e scientifico, scuole di pensiero, orientamento ideologico in ambito istituzionale, politico, statistico, giurisprudenziale, economico.

Una vasta produzione troppo spesso comprensibile ai soli addetti ai lavori e solo raramente ai comuni cittadini, ai  lavoratori, ai disoccupati, ai giovani in cerca di lavoro. La produzione letteraria che tratta delle vicissitudini di chi con grande difficoltà cerca un lavoro, soprattutto in questa grave situazione di crisi economica non ancora superata, del loro impegno, delle loro speranze e delle loro delusioni non è molta, per non dire inesistente.

Troppo spesso dei disoccupati si parla come oggetto di indagine o come categoria da “normare” per l’accesso ai servizi o ai sussidi di disoccupazione e il concetto di “centralità della persona” resta per lo più uno slogan di cui ridondano le trattazioni  in tema di lavoro.

 

Il libro Restare senza un lavoro non è per sempre, tagliato in forma di romanzo breve, è un tentativo per colmare, almeno in parte, questa mancanza (che a volte ha il sapore della rimozione), per dar voce a quelli che la “questione lavoro” la vivono tutti i giorni in prima persona: gli operatori dei servizi e le persone in cerca di lavoro, in particolare quelle in condizione di particolare disagio per motivi economici, sociali, familiari, di salute.

Il volume non è una semplice antologia di casi, perché le storie di disoccupazione raccontate si intrecciano a quella dell’Agenzia Sociale di Verona Lavoro&Società, che negli anni li ha accolti per offrire loro soluzioni a volte definitive, a volte provvisorie, ma comunque soluzioni [1].

L’idea che regge la trama è semplice: la Direzione di Lavoro&Società propone a Valeria, la protagonista, tutor neo assunta, di scriverne la storia, con la precisa raccomandazione di tenersi a distanza da tecnicismi, questioni normative o burocratiche, e far emergere le vite delle persone incontrate in veste di tutor, e di quelle già incontrate di cui è rimasta memoria non solo negli archivi.

E accanto a queste storie, a volte anche commoventi e qualche volta drammatiche, di persone in condizione di svantaggio e inserite nei programmi di “inclusione occupazionale” di Lavoro&Società ci sono anche quelle degli operatori che li seguono, con la loro attività di accoglienza e di analisi dei bisogni, con le proposte di tirocini e di corsi di formazione e i faticosi contatti con le imprese, ma anche con le loro emozioni, i loro disagi e la consapevolezza di operare in prima linea sull’emergenza lavoro.

La storia di Lavoro&Società, anch’essa svolta in forma di racconto scaturito dalla voce dei fondatori intervistati da Valeria nei panni di cronista, funziona come sfondo e supporto scenografico per quella delle migliaia di persone che, negli ultimi dieci anni, sono transitate da lì.

Valeria, personaggio di fantasia e con un tipico profilo professionale da “Agenzia sociale”, ha anche una vita privata e nel romanzo se ne propongono spunti che richiamano ancora una volta i temi trattati, cioè il lavoro e l’inclusione sociale.

Ecco, allora, il rapporto con l’amica Beatrice che liquida il fidanzato precario per prendersi quello ricco (il ‘treno giusto’), che di problemi di lavoro non ne ha. Oppure il ricorrente ricordo del padre, da poco scomparso, che incarna il tipo del giornalista realizzato, l’ambizione lavorativa di Valeria, a cui lei si ispira come un riferimento assoluto. Una smisurata devozione per l’uomo e il professionista, che alla fine si stempera nella consapevolezza che lavorare è un fatto, una necessità di ordine pratico e che le mitizzazioni, propedeutiche alle pretese di un “posto perfetto”, hanno poco in comune con la realtà (soprattutto quella di oggi, in cui il mercato del lavoro erode terreno alle aspirazioni di vita).

E, da questo punto di vista, la storia di Valeria è emblematica: assunta in L&S come tutor, inciampa, senza ormai più cercarla, nell’occasione di fare giornalismo per raccontarne la storia. A significare che il posto giusto, quello cui si aspira, può arrivare a patto che non lo si consideri una priorità assoluta, a patto di mettersi in gioco, fin da subito, a trecentosessanta gradi, come accade alle persone che ai colloqui le sfilano davanti e accettano volentieri quello che vien loro proposto.

È questa prossimità a innescare le riflessioni di Valeria, perché è proprio nelle altrui ansie che rispecchia le sue, quelle legate alle sue aspettative di lavoro e indistinte dal suo vissuto familiare. La presa di coscienza, insomma, che nasce da questioni di lavoro, dilaga fino a toccare temi più vasti, a significare che alla fine il raggiungimento di un soddisfacente equilibro personale passa in gran parte dal lavoro, che ne rappresenta una specie di punto zero.

Il messaggio ultimo, ricavabile dalla lettura del libro, è che le tante storie, a volte davvero toccanti, che girano attorno alla vicenda personale di Valeria, mettono in luce gli intrecci virtuosi e la proficua e positiva relazione con la storia pionieristica di Lavoro&Società, che le ha viste nascere o, per meglio dire, le ha fatte nascere.

Il libro è acquistabile nelle migliori librerie e on-line, a partire dal 15 Luglio. 

 


[1] Vedi articolo pubblicato su Work Magazine del 20/02/2015 a cura di Giancarlo Modanesi “Politiche del lavoro e territorio: l’esperienza dell’Agenzia sociale di Verona”.