Politiche del lavoro e territorio: l’esperienza dell’Agenzia sociale di Verona

Giancarlo Modanesi analizza una delle più interessanti esperienze di collaborazione tra pubblico e privato:l’agenzia sociale della Provincia di Verona.                                                                                                                                       Un’opportunità dalla Legge Biagi che può essere un riferimento per l’attivazione al lavoro.

La Provincia di Verona, fin dagli anni ’90, rappresenta un interessate laboratorio di politiche del lavoro, che ha visto progredire una serie di significative esperienze di collaborazione tra pubblico e privato per l’attuazione di programmi di sostegno alle c.d. “fasce deboli” del mercato del lavoro. Il cardine del modello veronese è rappresentato dall’Agenzia sociale – Lavoro & Società, soggetto forse unico nel panorama nazionale per la sua funzione di coordinamento e integrazione della rete territoriale dei servizi per il lavoro.

Si tratta di un’innovativa esperienza di integrazione tra politiche attive del lavoro e politiche sociali, attuata con il contributo di diversi attori pubblici e privati (Provincia, Comune di Verona, Conferenze dei sindaci, ULSS, Fondazioni bancarie), la cui filosofia d’azione si basa su approccio multidisciplinare all’analisi dei bisogni, ovvero sul presupposto che le persone disoccupate sono portatrici di bisogni complessi di natura non solo occupazionale, ma anche economica, sociale, psicologica, abitativa, familiare.

 

Aspetti normativi

L’Agenzia Sociale trova la propria legittimazione normativa nella Legge 30/2003 e seguente D.lgs n. 276/03 che all’articolo 13 (a sottolineare la lungimiranza e l’attualità di alcune intuizioni di Marco Biagi, estensore della legge) definisce il “sistema di raccordo pubblico-privato”, chiamando anche le Regioni a legiferare su questo tema[1].

 

Nel novembre 2006, alcuni “enti storici” della rete veronese costituiscono una Società consortile non a scopo di lucro,  denominata Lavoro & Società[2].

Attualmente l’Agenzia opera in convenzione con la Provincia di Verona, in base a specifici atti deliberativi[3] che affidano ad essa il “Servizio di accompagnamento al lavoro per categorie di lavoratori svantaggiati”.

L’aspetto significativo degli atti richiamati è che l’Agenzia sociale di Verona “assume il ruolo di soggetto giuridico grazie al quale la rete dei servizi costituta su base informale, perché connessa alla realizzazione di progetti e iniziative pro-tempore, evolve a rete di diritto identificabile in un soggetto giuridico stabile” (aspetto interessante, dopo anni di dibattiti e studi, anche a livello nazionale, sulla “stabilizzazione delle reti).

 

Aspetti organizzativi

Le fasi tipiche che caratterizzano il presidio del ciclo integrato dei servizi per il lavoro da parte dell’Agenzia, è riconducibile alla sequenza: Accoglienza – Colloquio di presa in carico – Analisi di occupabilità  – Definizione del PAI (Piano di Azione Individuale) – Attuazione del PAI – Monitoraggio e valutazione dei risultati.

Nel ciclo integrato dei servizi operano più soggetti che condividono metodologie di lavoro e standard organizzativi comuni.

Gli operatori dei CPI si dedicano alla preselezione degli utenti, svolgono colloqui di prima informazione e accoglienza, verificano la presenza dei requisiti formali per il rinvio all’Agenzia sociale, stipulano i Patti di servizio.

Gli operatori dei Servizi sociali e dei Servizi lavoro di altri enti pubblici (es. Comune di Verona), sono a loro volta coinvolti nella preselezione di persone con particolari problematiche occupazionali e collaborano con l’Agenzia sociale nella redazione di piani di azione congiunti.

 

Il Case Manager dell’Agenzia è  la figura che  in primis si relaziona con gli operatori degli altri servizi, concordando l’adesione degli utenti a percorsi personalizzati di sostegno all’inserimento lavorativo.

A fianco del Case Manager (che favorisce il raccordo dei servizi) opera la figura del  Tutor Unico, che assistite gli utenti lungo tutto il percorso di accompagnamento al lavoro.

 

I numeri dell’Agenzia sociale

Oltre agli aspetti giuridici e operativi, sono i numeri che parlano dell’Agenzia sociale.

Gli utenti coinvolti in diverse iniziative nel periodo che va dal 2009 al 2013 sono stati complessivamente 13.935.

Ciò dimostra la possibilità, per un servizio ben organizzato, di farsi carico di “grandi numeri” attraverso organici leggeri (quello stabile dell’Agenzia è composto da una decina di persone).

Il Progetto “Percorsi per lavoratori svantaggiati”, realizzato nel periodo 2011-2013 (in piena crisi economica), merita un particolare richiamo in quanto esempio emblematico di raccordo virtuoso tra pubblico e privato[4].

Gli esiti dell’intervento sono riferiti alle persone che hanno trovato un lavoro durante il percorso proposto o a seguito di questo, se pur con diverse tipologie contrattuali.

 

Esiti occupazionali utenti rinviati dai CPI

Persone che hanno concluso il Progetto 426
Persone che si sono ritirate 18
Persone avviate al lavoro 210 (51,47%)

 

 

Le prospettive dell’Agenzia sociale

Il futuro dell’Agenzia sociale di Verona (e l’eventuale valutazione di trasferibilità in altri ambiti locali) è legato ai processi di riforma in atto, che ridisegnano l’architettura complessiva del sistema delle politiche attive e passive del lavoro in Italia.

La Legge n. 183/2014 (conseguente al Jobs Act) affida il coordinamento dei Centri per l’Impiego all’Agenzia nazionale per l’occupazione e la c.d. “Riforma del Rio” (Legge n.56/2014) riordina la disciplina sulle Province che, allo stato attuale, non avrebbero più competenze in tema di politiche del lavoro.

L’impatto delle due riforme va considerato nella prospettiva di equilibrare diverse esigenze:

a)    garantire standard e prestazioni efficaci  dei servizi su tutto il territorio nazionale attraverso  una apposita Agenzia;

b)    salvaguardare l’autonomia delle Regioni nella programmazione delle politiche del lavoro;

c)     assicurare un livello locale di presidio dei servizi in base al principio di sussidiarietà e prossimità.

 

In questo quadro, per dare continuità all’esperienza dell’Agenzia sociale, sarebbe necessario un ampliamento del suo mandato, oltre a quello provinciale, da parte di altri soggetti chiave (Regione, Comune Verona, Conferenze dei sindaci) attraverso specifici atti istituzionali.

In una fase di transizione uno efficace strumento di “legittimazione istituzionale” potrebbe essere un “Patto territoriale per il lavoro”, in continuità con il Tavolo di co-progettazione già istituito dalla Provincia di Verona nel 2013 (in vista e in funzione delle opportunità del nuovo ciclo di programmazione dell’ UE 2014 – 2020).

Il Patto, in attesa di indicazioni normative più precise, potrebbe rappresentare un dispositivo adeguato per conservare il patrimonio di  competenze acquisite dall’Agenzia sociale.

La Regione Veneto, per parte propria, potrebbe  favorire l’adozione e la diffusione della formula “agenziale ” (trasferibile peraltro in altre realtà regionali), individuando livelli e contenuti di gestione integrata dei servizi in una logica di “area vasta”.

Il Ministero del Lavoro (attraverso le proprie tecnostrutture) potrebbe approfondire la conoscenza del “modello veronese” per valutarne la trasferibilità a livello di “sistema locale” delle politiche e dei servizi per il lavoro.

Per saperne di più

 

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[1] Al comma 7 si legge che le disposizioni dell’articolo 13 “si applicano anche con riferimento ad appositi soggetti giuridici costituiti ai sensi delle normative regionali (…) che siano previamente accreditati”.

 

[2] L’Agenzia è aperta all’ingresso di ogni soggetto interessato ad operare nel settore dei servizi per il lavoro purchè in possesso di determinati requisiti.

[3] Delibera del Consiglio provinciale del 15 aprile 2009, n. 29 – Delibera della Giunta Provinciale di Verona n° 130 del 04 giugno 2013.

[4] Il progetto è frutto della collaborazione tra Provincia di Verona nel ruolo di capofila, Fondazione Cariverona (che ha concorso con un significativo sostegno finanziario), Comune di Verona, Ulss 20, 21, 22, Agenzia Sociale per la gestione operativa del progetto.