Novità per il marketing territoriale dei centri per l’impiego

Approfondimento a cura di Francesco Giubileo sugli strumenti utili per la lettura delle dinamiche locali del mercato del lavoro e per la promozione delle politiche attive

Negli ultimi anni, per fronteggiare le situazioni di crisi occupazionale, si richiede sempre di più la messa in campo di interventi sinergici volti ad aumentare l’efficacia degli strumenti di politica attiva del lavoro. Tra questi strumenti vale la pena segnalare la costante analisi, lettura e rielaborazione dei dati sull’andamento del mercato del lavoro.

Tuttavia i “classici” monitoraggi sui lavoratori “avviati” o “cessati” non offrono vantaggi evidenti ai Centri per l’impiego, sono ormai diventati una “struttura” consolidata più per far sopravvivere osservatori del mercato del lavoro locali piuttosto che sviluppare innovazione che permetta all’attore pubblico di diventare un fornitore avanzato di informazioni, un centro nevralgico dove decisori politici e parti sociali possono trovare informazioni fondamentali per il collocamento delle persone svantaggiate.

Il vantaggio più rilevante, impossibile da ottenere da altre fonti come l’indagine sulle Forze lavoro Istat,  è quello di presentare l’elenco del “bacino di incidenza occupazionale”, che consiste in una serie di tabelle con i nomi delle aziende, i loro indirizzi, i contatti (telefono/e.mail) e un rating sul grado di “occupabilità”.

Esempio del rating utilizzato.

Denominazione

Rating

Lavoratori Assunti

Indirizzo

E.mail

Telefono

Descrizione Settore e/o qualifica

Rosso

*****

1357

xxxxx

XXXX@XXX.IT

XXXXXXX

Commercio all’ingrosso di articoli per fotografia, cinematografia e ottica

Verde

*****

923

xxxxx

XXXX@XXX.IT

XXXXXXX

Ideazione di campagne pubblicitarie

Bianco

****

339

xxxxx

XXXX@XXX.IT

XXXXXXX

Pulizia generale di edifici

Nero

****

335

xxxxx

XXXX@XXX.IT

XXXXXXX

Movimento merci relativo

Giallo

***

320

xxxxx

XXXX@XXX.IT

XXXXXXX

Attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica

Tale innovazione è possibile solo attraverso una piattaforma informativa per l’analisi longitudinale del mercato del lavoro (ad esempio www.dlmanet.it), che si basa sulla massima valorizzazione del patrimonio informativo (interconnessione tra banche dati disponibili; disponibile del dato in tempo reale e selezione di specifici bacini di utenza). E’ un sistema derivato da tecnologie tipiche dei motori di ricerca che, attraverso algoritmi, è in grado di riconoscere e raccogliere le informazioni dove esse si trovano.

La piattaforma, spesso configurata come un “cruscotto di lavoro online”, permette anche di  georeferenziare i dati sviluppando così delle mappe di densità,  tecniche originariamente utilizzate dalla aziende petrolifere che i  policy-maker possano utilizzare per eventuali progetti sperimentali sulla base della concentrazione del bisogno (azioni di accompagnamento alla ricollocazione di lavoratori in uscita da specifiche crisi aziendali, crisi settoriali o di filiera produttiva legate a processi di transizione economica a livello locale).

Lo strumento in questione non va confuso, semmai è pensabile integrarlo, con i comuni motori di ricerca delle “vacancy”. La piattaforma non permette di conoscere le opportunità disponibili al momento, ma offre un censimento su tutte le aziende presenti in un dato territorio che hanno assunto in un determinato periodo.  Infatti, il suo principale vantaggio è quello di segnalare aziende che solitamente non utilizzano i “canali” formali (internet, Centri per l’impiego, Agenzie private del lavoro o Auto-candidature aziendali), ma si affidano ancora ad amici e conoscenti per assumere personale.

Una volta ottenuto l’elenco delle aziende, è necessario sviluppare azioni di promozione dei servizi per l’impiego sul territorio. Lo strumento va trattato come una comune indagine di marketing, pertanto per ottenere risultati è necessario che il personale incaricato presenti una “spiccata” capacità commerciale.

La piattaforma va costruita in tutte le sue fasi attraverso sinergie con gli stessi operatori dei Centri per l’impiego, questo per evitare che lo strumento finisca in un cassetto e non venga mai utilizzato; come avviene in Svizzera e Canada vanno definiti incentivi e sanzioni indicando chiaramente i tempi di realizzazione per ogni fase dell’azione di marketing territoriale.

Non sempre queste attitudini sono presenti nei Centri per l’impiego e anche se presenti, questi uffici dovrebbero gestire da soli segnalazioni che possono raggiungere le 10.000 aziende.

Il miglior modo di sfruttare queste informazioni è costituire delle “azioni di rete”, in grado di favorire delle partnership  con gli attori privati “profit” e “no-profit” (in possesso di una consolidata esperienza nei servizi per l’impiego).

E’ opportuno sottolineare che il passaggio delle informazioni ottenute dall’analisi delle fonti amministrative all’attore privato dovrebbe avvenire con cautela. I dati non sono resi pubblici, perché attraverso  queste informazioni esiste il concreto pericolo di “intasare” le aziende segnalate di curriculum spesso non idonei e forse non necessari. Per questo è necessario un preliminare contatto dei servizi pubblici per l’impiego (via e.mail o lettera) ed una loro successiva scrematura di tali elenchi, consegnando al partner privato, coerentemente con la sua specializzazione settoriale, un “ristretto“ numero di aziende da contattare.

Tale delega, almeno nelle prime sperimentazione, presenta tuttavia una certa diffidenza da parte delle imprese, soprattutto quelle più piccole rispetto ai servizi per l’impiego (tanti rifiuti, confusione dei partner privati con venditori porta a porta e mancanza di tempo per incontri formali). Migliori chance si potrebbero ottenere se i servizi delegati all’attività di marketing realizzassero sinergie con le amministrazioni comunali coinvolte nel progetto e i loro uffici tecnici.  Il duplice obiettivo, è quello di conoscere quali aziende aprono o hanno intenzione di ampliare le loro sedi operativi e contemporaneamente coinvolgere direttamente il Sindaco o l’Assessore al lavoro nel primo contatto con l’azienda.

In conclusione, la delicata recessione economica e le costanti ristrutturazioni aziendali possono influire sulla disponibilità delle imprese nel collaborare con i servizi per l’impiego (data la crisi, le aziende non assumono più), ma soprattutto l’esperienza raccolta evidenzia come il successo o meno di questi strumenti dipende dall’effettivo interesse dei Servizi pubblici per l’impiego e dalla loro direzione.