Il nuovo sistema nazionale per le competenze e le qualifiche

 

Intervista ad Andrea Simoncini, Ricercatore presso il Ministero del lavoro sugli standard nazionali per le qualifiche e le competenze

 1.   Dopo anni di attesa, finalmente il governo italiano ha emanato il decreto per il riconoscimento a livello nazionale delle qualifiche regionali e per la certificazione delle competenze. Il testo converte in decreto il contenuto dell’Intesa tra lo Stato e le regioni dello scorso mese di gennaio. Quali sono i punti salienti dell’intervento?

Come ormai da anni negli altri paesi europei, anche in Italia il dibattito sull’apprendimento permanente e sulla certificazione delle competenze sta registrando vivaci sviluppi normativi e istituzionali. Dal 2013, l’Italia ha introdotto, con il decreto legislativo 13/2013, il diritto all’apprendimento permanente, come leva strategica per la crescita economica, la coesione sociale e la qualità dei servizi di istruzione, della formazione e del lavoro. In questa prospettiva la certificazione delle competenze acquisite in contesti di apprendimento non formale e informale riveste un ruolo strategico per promuovere il rientro dei cittadini nei percorsi di formazione e istruzione ma anche anche per rendere più efficaci ie mirati  sevizi per l’impiego, agevolare l’incontro domanda offerta e la mobilità geografica e professionale.

Il quadro giuridico sancisce una serie di norme comuni che riorganizzano e coordinano le esistenti norme e prassi di certificazione dell’apprendimento formale e introducono gli standard comuni di riferimento per la validazione e certificazione dell’apprendimento non formale e informale. Il percorso attuativo del  decreto legislativo 13/2013 passa innanzitutto attraverso la costituzione di un Quadro nazionale delle qualificazioni come riferimento unitario per tutti i sistemi dell’education, cosa che in Italia manca e l’Europa ci reclama da anni. Si tratta di un lavoro ampio e complesso e per questo motivo si sta procedendo secondo un approccio pragmatico eprogressivo. Per questa ragione, nell’ambito delle condizionalità ex ante per la programmazione FSE, per il periodo 2014-2020, è stato inserito impegno ad avviare l’attuazione operativa del decreto legislativo 13/2013 al sistema della formazione professionale regionale. Da questo impegno e da un consistente lavoro durato 18 mesi dei Ministeri del lavoro e dell’istruzione, delle Regioni, con il supporto tecnico e scitentifico di Isfol nasce l’Intesa  del 22 gennaio 2015. La novità assoluta, oserei dire storica del provvedimento è che si stabilisce un quadro operativo (in termini di descrittori, di standard, scadenze e procedure di aggiornamento) che consente, per la prima volta in Italia, il riconoscimento delle qualificazioni regionali tra Regioni e sull’intero territorio nazionale.

Questo provvedimento rappresenta il primo dispositivo ordinamentale che introduce operativamente in Italia i servizi di validazione e certificazione di competenze maturate in contesti di apprendimento non formali e informali ponendo, allo stesso tempo, le basi dell’intero sistema nazionale di validazione e certificazione delle competenze, secondo quindi un approccio graduale.

L’adozione del repertorio nazionale prevede l’introduzione di un meccanismo operativo di collegamento in rete che permette a circa 3.000 qualifiche professionali rilasciate a livello regionale di essere riconosciute a livello nazionale sulla base un quadro comune di regole. Il repertorio sarà a breve reso disponibile on-line ad uso di tutti gli attori interessati, ma anche a beneficio dei cittadini e delle imprese, come uno strumento di informazione e orientamento, in analogia, ad esempio, con le funzionalità e i servizi del portale istituzionale dei servizi per il lavoro statunitense, O*Net Center (www.onetcenter.org).

 2.   Come opera questo nuovo quadro nell’ambito delle funzioni e della governance tra Stato e regioni ?

Tutta la vicenda di governance che ha condotto al decreto legislativo 13/2013 e all’Intesa di gennaio scorso parte, ci tengo in modo particolare a ricordarlo, da un modello costruito a partire dalla messa a regime del sistema di istruzione e formazione professionale regionale nel 2011. Di lì in poi si è scritta una pagina di controtendenza nel cliché dei rapporti tra Stato e Regioni degli ultimi tre lustri, una storia minore che faremmo bene a conoscere per inquadrare più correttamente la vessata questione del rapporto conflittuale tra Stato e Regioni. Una conflittualità, lo sappiamo bene, talora anche intrecciata con la vicenda politica, da cui i contendenti escono, almeno sul piano statistico, sostanzialmente alla pari quanto a pronunce di illegittimità e dove probabilmente l’unico a uscirne sconfitto è il cittadino ignaro dei sovraccosti diretti e indiretti, fallimenti, blocchi e ripartenze che minano la via delle riforme e della programmazione coordinata e integrata (e quindi efficiente, efficace ed economica) delle risorse e dei relativi servizi. Dove non si è riuscito ancora a fare su materie di competenza concorrente, penso alla riforma dei servizi per il lavoro, si è riusciti in tempi serrati, con risultati soddisfacienti e senza strascichi su materie di competenza esclusiva delle Regioni come la formazione professionale e la certificazione delle competenze. Forse ci dovremmo fare una domanda sul perché. La costruzione e l’intero impianto di governance del sistema nazionale di certificazione delle competenze è costruito, a partire da una concreta e convinta condotta di proficua e leale collaborzione. Attenzione sottolineo condotta non mero principio. Una condotta fatta, giorno per giorno, di rispetto reciproco dei ruoli istituzionali. Attenzione non una cosa alla “volemose bene”, niente di tutto questo. Un confronto, lo posso testimoniare direttamente, a tratti anche molto duro, ma sempre giocato nel “rispetto delle regole” e questo è comprensibile se si pensa che con l’Intesa le Regioni hanno messo in gioco ambiti di loro esclusiva e totale prerogativa. Nella dialettica naturale tra istanze unitarie ed esigenze territoriali, se gli attori provano a giocare “pulito” poi succede anche che si innescano processi di fiducia e di coraggio che permettono di andare anche al di la dei ruoli della singola istituzione a vantaggio, per esempio, dell’interesse  del cittadino che dovremmo tenere sempre al centro dei nostri pensieri. È il caso del comma 7 dell’articolo 4 dell’Intesa che rende esplicito e vincolante l’impegno alla standardizzazione nazionale delle qualificazioni regionali, un comma proposto e voluto fortemente dalle Regioni. Non voglio essere provocatorio ma alla luce di tutta questa esperienza, il dibattito in corso sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni rischia di essere un falso problema se lo si continua ad affrontare nei termini del riparto di competenza su materie specifiche, senza considerare invece la questione della specificità delle funzioni e dei compiti istituzionali ai differenti livelli della governance.

Il caso della formazione professionale è paradigmatico. La formazione sta diventando un fenomeno talmente diffuso, diversificato e variamente distribuito tra organismi pubblici e privati che volerne ridurre il fenomeno a un salomonico “tira e molla” tra Stato e Regioni è pura miopia. Per questo motivo il decreto legislativo 13/2013 e l’Intesa di gennaio si fondano solidamente sul pilastro di una governance pubblica diffusa e coordinata esul pilastrodella sussidiarietà. Anche qui non un richiamo generico ad un principio ma un assetto funzionalmente determinato in chiave sussidiaria dove ad esempio gli enti pubblici regolano i sistemi di certificazione, “scrivono le regole del gioco” ma proprio per questo sono arbitri e non giocano la partita. L’erogazione dei servizi infatti è rimessa ad una vasta platea di soggetti pubblici e privati autorizzati o deputati a norma di legge. Quelli che giocano la partita, per intenderci. E ancora nella fase attuale si andra a sviluppare una piattaforma virtuale di manutenzione del repertorio nazionale delle qualifiche basato su una logica “wiki”, in cui l’aggiornamento evolutivo – oltre ad alimentarsi per “apprendimento interno” attraverso i feedback generati dal circuito d’uso del sistema stesso – si realizza attraverso una platea composita di attori e stakeholder, a diverso titolo interessati e informati delle evoluzioni del mercato di lavoro in termini settoriali e/o professionali.

 3.   In che modo questo sistema può rafforzare la qualificazione del capitale umano necessario alla nostra capacità competitiva ed alle imprese ?

ll repertorio italiano delle qualifiche si presenta più come un sistema di classificazione multidimensionale che un repertorio di qualifiche. Le sue unità di descrizione sono il “settore economico”, il “processo lavorativo”, e, al minimo, le “attività di lavoro”. Così, mentre per il mondo dell’istruzione e delle formazione professionale ci si attesta sulle competenze, capacità e conoscenze in stretta coerenza con la sintassi dell’EQF, sul versante professionale e lavorativo degli standard professionali ci si riferirà più direttamente al concetto di “attività di lavoro”. Attività e competenze sono categorie differenti, ma strettamente correlate tra loro. E proprio questa differenza e questa correlazione possono rappresentare un vantaggio per le traiettorie di transizione o alternanza studio-lavoro. L’attività è una categoria meno complessa della competenza, particolarmente adatta a rendere più comunicabile il patrimonio di sapere e saper fare degli individui come anche i fabbisogni dell’impresa. In questo modo saremo in grado di incrementare sensibilmente il valore d’uso della validazione e certificazione, ai fini della mobilità geografica e professionale e dell’incontro domanda offerta di lavoro. In quest’ottica, la messa a punto del sistema di certificazione è una grande opportunità per rafforzare la competitività del sistema italiano delle imprese da due diversi ma correlati punti di vista:

– una mappatura dinamica delle competenze e delle attività di lavoro sia sul lato della domanda, sia sul lato dell’offerta di formazione è capace di promuovere il protaginismo delle imprese nelle filiere della formazione, andando a favorire la riduzione del gap di competenze  nel mercato del lavoro italiano;

– un ritorno in termini di maggiore spendibilità/redditività della formazione sul mercato del lavoro favorisce l’aumento dei livelli di istruzione della popolazione, con conseguenti benefici e ricadute positive in termini di ricchezza interna, competitività delle imprese e maggiore propensione all’innovazione e all’internazionalizzazione.

4.   Si tratta di un intervento di riforma che necessariamente dovrà coordinarsi con le misure di politica attiva, anche con gli interventi di reimpiego dei disoccupati. Dal suo punto di vista, quali sarebbero i passaggi da completare in vista di questo obiettivo ?

La logica costruttiva che sorregge il quadro nazionale delle qualifiche prevede uno sviluppo integrato di  standard professionali, formativi e di certificazione. Library standardizzate di attività di lavoro possono accrescere efficacia e qualità della profilatura dei target del lavoro al fine di meglio programmare ed erogare le misure di politica attiva e contribuendo in tal modo a offrire servizi di matching e intermediazione più accurati e personalizzati. Il quadro nazionale delle qualificazioni assolve al suo compito primario di strumento di riferimento per la certificazione delle competenze, ma, grazie all’uso estensivo dei sistemi di classificazione statistica, si configura anche come un plancia unitaria di orientamento per cittadini e le imprese un po’ in analogia con le funzionalità e i servizi del portale istituzionale dei servizi per il lavoro statunitense, O*Net Center (www.onetcenter.org). Un sistema che se si va a guardare sembra lontano un oceano dai nostri sistemi ma che in realtà noi, a casa nostra, potremmo tranquillamente allestire andando ad assemblare norme, dispositivi tecnici e sistemi informativi già esistenti. Concludo con un dettaglio. Tutto questo si sta realizzando e può continuare a realizzarsi senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

 

 

PER SAPERNE DI PIU’ SCARICA IN ALLEGATO

 

L’INTESA TRA STATO E REGIONI

 

IL DECRETO LEGISLATIVO DI RIFORMA