Gli standard nazionali per gli operatori dell’orientamento

Mentre si discute sulle funzioni di governo del mercato del lavoro e dei livelli essenziali delle prestazioni, il Governo e le regioni hanno approvato un documento che stabilisce gli standard degli operatori del sistema dell’orientamento.

Il tema dell’orientamento è stato in questi anni negletto in modo davvero inverosimile. Gli investimenti delle regioni italiane per i sistemi di orientamento alla formazione ed al lavoro sono tra i più bassi d’Europa ed è evidente come l’assenza di un sistema di orientamento alla formazione ed al lavoro all’altezza della domanda dei giovani e dei disoccupati non aiuti il mercato del lavoro e le scelte delle persone. Inoltre, a differenza di quanto accade in paesi come la Francia e la Germania, mancando servizi obbligatori e ben strutturati, non esistono competenze definite per gli operatori, corsi di laurea preparatori ed in grado di promuovere una competenza fondamentale per l’attivazione al lavoro e per affiancare le persone nelle fasi di transizione come quella dell’orientamento. Esistono corsi di counselling ed anche di bilanci di competenze ed orientamento di secondo livello, così come alcuni master, più o meno legati al tema delle risorse umane, ma questi interventi non sono centrati sulla figura dell’orientatore, che appare priva di un adeguato riconoscimento delle competenze di base. Per questo il documento approvato che stabilisce gli standard minimi degli operatori dell’orientamento rappresenta un interessante cambio di rotta, nella strada verso un sistema di competenze per l’orientamento al lavoro ed alla formazione adeguato e che si appoggi su servizi all’altezza della forte domanda sociale presente nel Paese.

Sono temi davvero importanti, che le riforme dei servizi per l’impiego  dovranno nei prossimi mesi affrontare, nella definizione di quei livelli essenziali delle prestazioni dei servizi per il lavoro che costituiscono l’asse centrale delle infrastrutture di cui deve dotarsi il sistema delle politiche del lavoro italiano.

Nell’attesa di questo intervento di riforma e di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni dei servizi per il lavoro, atteso da ben quindici anni ( il primo e finora ultimo risale al 1999), il Governo, insieme con le regioni, ma anche con la partecipazione attiva delle Province e dei Comuni, ha quindi elaborato nei mesi scorsi un documento che definisce gli standard nazionali delle competenze e delle funzioni degli operatori per l’orientamento.

Il documento ha senza dubbio alcuni pregi, che vanno sottolineati:

  • Definisce l’orientamento come un intervento orizzontale e necessariamente di sistema, che affianchi ogni periodo di transizione, parlando opportunamente di “ orientamento permanente ed in tutto l’arco della vita”;
  • Distingue la funzione dell’orientamento nella scuola, nell’Università, nella formazione professionale, nei servizi per il lavoro e nei servizi per l’inclusione sociale;
  • Stabilisce le diverse funzioni dell’orientamento ( educativa, informativa, di accompagnamento, di consulenza orientativa);
  • Chiarisce il sistema delle competenze degli operatori nelle diverse funzioni richiamate ed indicate.

Il documento considera necessariamente sia la singola funzione che l’obiettivo del “fare sistema“ dei diversi ambiti di intervento dell’orientamento ed introduce , come richiesto dalla Legge 92 del 2012 e dalle riforme in atto, anche criteri chiari di monitoraggio e di valutazione. Questi standard, approvati dalla Conferenza Unificati, costituiscono un utile allegato all’Accordo sull’orientamento permanente e possono diventare un riferimento opportuno per chi è impegnato nel definire le nuove politiche del lavoro e della formazione e a disegnare il relativo sistema di servizi, che si deve necessariamente appoggiare su competenze adeguate e su operatori professionali.

 

IN ALLEGATO

 

Gli standard nazionali degli operatori dell’orientamento