Career education

 

Perché è urgente partire dalla scuola: l’analisi di Giulio Iannis del  Centro Studi Pluriversum

In questi mesi si sta discutendo molto sull’efficacia del nuovo programma Garanzia Giovani, considerato da alcuni come una grande opportunità per incentivare le imprese ad assumere i giovani e per altri come l’ennesimo fallimento delle politiche pubbliche. Uno dei nodi da sciogliere è sicuramente quella dell’accessibilità: da un lato si registra infatti la lenta adesione al programma stesso da parte dei giovani e dall’altra la difficoltà di rendere effettivo il processo di orientamento verso le opportunità (non molte in realtà) offerte dalle imprese. La questione è ovviamente più complessa ed è importante riflettere sulle condizioni di attivazione dei destinatari di questi interventi (giovani in uscita dal sistema educativo), guardando a monte per capire cosa è stato fatto o non è stato fatto prima e durante la transizione dei giovani dalla scuola al lavoro.

Se pensiamo infatti che nel nostro Paese nel 2014 quasi 18 giovani su 100 di età compresa fra i 18 e i 24 anni non avevano conseguito il diploma, ci rendiamo ben conto di quali siano le condizioni di disorientamento, demotivazione, abbandono ed il danno sociale che questi fallimenti scolastici comportano. Il dato tradotto in termini assoluti indica un esercito di quasi 800 mila giovani privi di un livello minimo di istruzione e senza un’adeguata preparazione per rispondere prontamente alle sfide del mercato del lavoro.

Ogni anno in Italia circa 115 mila studenti fra i 14 ed i 17 anni escono prematuramente dai percorsi di istruzione e formazione: soprattutto al Sud (un quinto del totale dei dispersi è in Campania) e nelle isole, ma non solo. A questi dati si devono aggiungere i tassi di ripetenza ed il numero degli studenti che cambiano scuola per comprendere quanto siano importanti e urgenti le attività di orientamento, già a partire dai primi anni scolastici.

Il target del programma Garanzia Giovani sono i NEET (Not in Education, Employment or Training) ossia I giovani tra i 15 e i 29 non impegnati in un percorso di istruzione o formazione e che non lavorano. Si tratta di stime che indicano un numero pari a oltre 2 milioni e 200 mila giovani “disimpegnati” nello studio e nel lavoro. Parliamo di persone che rischiano di non avere una preparazione adeguata alle richieste di professionalità del mercato del lavoro e che spesso non hanno ancora definito o hanno cambiato i propri obiettivi professionali una o più volte.

Secondo le Risoluzioni Europee[1] in materia di orientamento e le recenti Linee Guida Nazionali sull’Orientamento[2], obiettivo principale delle attività di orientamento è quello di promuovere competenze utili alla gestione della propria carriera formativa e professionale. Nei documenti più recenti si parla infatti di Career Management Skills ovvero di quelle competenze che permettono ai cittadini di prendere decisioni e perseguire i propri obiettivi di sviluppo personale e professionale.

Su questo tema esiste un vuoto dal punto di vista dei programma educativi e forse anche un gap culturale, tanto che a scuola si parla pochissimo di professioni, quasi fosse un tabù. Anche il concetto anglosassone di “career” non trova in realtà una piena corrispondenza con quanto nella nostra lingua evoca invece il concetto di “carriera”. Sarebbe invece estremamente utile ripensare ad un’idea nuova e positiva di carriera formativa e professionale, intesa non come una scelta casuale, ma bensì come la “costruzione” della vita dell’individuo nell’apprendimento e nel lavoro. Questa progressione non necessariamente deve essere verticale, ma può essere pensata e vissuta come un’esplorazione ed un ampliamento dei propri saperi e delle proprie esperienze, in modo consapevole. Nell’ambito dell’apprendimento è ormai diffuso il concetto di “lifelong learning” ovvero l’idea di un apprendimento per tutto l’arco della vita: un percorso personale che abbraccia tutte le forme di apprendimento, non solo formale, nei contesti educativi, ma anche informale attraverso le molteplici esperienze della vita. Allo stesso modo possiamo pensare la nostra carriera lavorativa, come ha sostenuto Watts[3], come un percorso che abbraccia tutte le diverse forme ed esperienze di lavoro, non solo quello “dipendente”, ma anche quello autonomo e quello volontario, il lavoro famigliare e i servizi prestati in favore della comunità. In questa prospettiva, la gestione della propria carriera assume un valore rilevante per la persona e diventa un processo permanente, piuttosto che un singolo evento nella vita.

Le azioni di orientamento devono quindi aiutare le persone a comprendere le proprie potenzialità e a gestire il proprio percorso di sviluppo formativo e professionale. In molti contesti Europei le azioni di Career Education a scuola hanno una lunga tradizione e partono fin dalla scuola primaria. I docenti propongono agli alunni attività di conoscenza ed esplorazione delle professioni, con strumenti informativi, software sulle professioni e materiali didattici elaborati proprio per promuovere la capacità di “governare” in modo autonomo e quanto più possibile in modo gratificante le proprie future scelte formative e professionali.

Il ruolo dell’orientamento è quindi fondamentale per preparare i giovani a riconoscere le nuove opportunità professionali, a costruire una propria identità professionale, a conseguire attraverso l’apprendimento o le esperienze di lavoro e di vita quelle competenze che sono richieste dalle diverse mansioni e dai diversi contesti lavorativi.

La rete Europea che si occupa delle politiche per l’orientamento (ELGPN) ha pubblicato nel 2013 un documento molto chiaro in questa direzione[4], sottolineando come l’orientamento rappresenti una leva strategica per il successo dei programmi e delle misure di sostegno all’occupazione dei giovani, soprattutto quando parliamo di giovani NEET.

Le Career Management Skills rappresentano quindi un prerequisito fondamentale per garantire l’accesso da parte dei giovani alle opportunità, molteplici e discontinue, che possono arricchire e far progredire la propria carriera formativa e professionale. Allo stesso modo la mancanza di queste competenze può ridurre e ostacolare l’accesso da parte dei giovani più “disimpegnati” a programmi e misure complesse, come Garanzia Giovani.

In Italia le recenti Linee guida nazionali per l’orientamento permanente del Ministero dell’Istruzione[5] hanno sottolineato in modo molto chiaro questa esigenza di promuovere la cultura del lavoro e la conoscenza delle professioni a scuola, fin dalla scuola primaria. Ed esistono già iniziative e proposte operative molto concrete in questa direzione in diverse aree del nostro Paese[6].

Lo stesso MIUR, nell’ottica di individuare strumenti didattici in questo specifico ambito, ha sperimentato il software S.Or.Prendo[7] a livello nazionale in circa un centinaio di scuole secondarie di primo e secondo grado[8]. Questo software consente infatti agli studenti di esplorare le professioni, comprenderne le caratteristiche e le differenze, confrontandole con le proprie aspirazioni e motivazioni. Lo strumento consente ad ogni singolo studente di costruire progressivamente un proprio piano di orientamento alla “carriera” formativa e professionale. Questo strumento è già ampiamente utilizzato nel nostro Paese, a partire dalle iniziative della Regione Friuli Venezia, della Regione Marche, della Regione Umbria e dell’Agenzia Piemonte Lavoro, proprio nell’ambito del programma Garanzia Giovani (www.garanziagiovanipiemonte.it).

Stiamo ovviamente parlando di azioni preventive che dovranno trovare attuazione sistematica attraverso azioni parallele di supporto alle scuole e ai docenti, condividendo le buone pratiche e gli strumenti didattici già esistenti. In questa direzione, possiamo includere anche le esperienze sempre più strutturate di alternanza scuola-lavoro.

In altri Paesi, dove queste attività di Career Education hanno una tradizione più consolidata, il fenomeno dei NEET ed i tassi di dispersione scolastica e formativa (Early School Leaving) hanno una rilevanza molto più contenuta: 12,4 per cento nel Regno Unito, 9,9 in Germania e 9,7 in Francia (in linea già con gli obiettivi UE 2020 di rimanere sotto al 10 per cento).

Le norme ci sono e così pure gli strumenti, i modelli teorici e le buone pratiche: potenziare la Career Education nella scuola è sicuramente possibile, utile ed urgente.



[1] Resolution of the Council and of the Representatives of the Governments of the Member States, meeting within the Council of 21 November 2008 on better integrating lifelong guidance into lifelong learning strategies (2008/C 319/02).

[2] Accordo tra Governo, Regioni ed Enti Locali sul documento recante: “Definizione delle linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente”. Repertorio atti n. 136/CU del 5 dicembre 2013.

[3] Watts, A.G., Careerquake. London: Demos, 1996.

[4] Borbély-Pecze T.B. e Hutchinson J., The Youth Guarantee and Lifelong Guidance, ELGPN Concept Note No. 4, 2013.

[5] Ministero dell’Istruzione, della Ricerca, dell’Università, Linee guida nazionali per l’orientamento permanente, Prot. 4232 del 19 febbraio 2014.

[6] Si veda ad esempio il progetto www.wideningthefuture.eu.

[8] Il report della sperimentazione è stato recentemente pubblicato e diffuso dal Miur: http://www.sorprendo.it/l-agenda/199-la-sperimentazione-nazionale-s-or-prendo-promossa-dal-miur.