COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI

E’ evidente che qualcosa non funziona nel programma Garanzia giovani. I dati di monitoraggio chiariscono come un sistema che non ha servizi pubblici per il lavoro efficaci e funzionali e con servizi privati presenti in poche regioni e poco specializzati per l’accompagnamento al lavoro non riesce a gestire l’attivazione al lavoro. Servono al più presto interventi di riforma che cambino un modello che non ha funzionato e non può funzionare né sui giovani né sui disoccupati.

Nell’ultimo  rapporto di monitoraggio sul programma Garanzia Giovani (nota del 5 febbraio)  si legge che  “Nel pieno della seconda fase dell’iniziativa “Garanzia Giovani”, le Regioni intensificano la programmazione attuativa raccogliendo ancora consensi ed adesioni”. Se sulla crescita delle adesioni, con oltre 400 mila registrazioni, non ci sono dubbi è sul termine “consensi” che forse occorrerebbe essere più prudenti. Fortunatamente per le regioni, a cui il Ministero del lavoro ha delegato l’intera gestione del programma,  non sono molti gli addetti ai lavori capaci di leggere tra le righe dei dati di monitoraggio che  la Direzione Generale del Ministero del lavoro  ha affidato all’ISFOL e quindi occhio non vede cuore non duole. Eppure a ben guardare le ragioni per esser preoccupati sono molte. Leggendo tra le righe, appunto, si viene a scoprire che a ben otto mesi dall’avvio del programma (maggio 2014) la situazione è questa:

  • le registrazioni sono il 24% del bacino potenziale (1,7 milioni di giovani) che al netto delle cancellazioni d’ufficio diventano il 22% dei NEET tra i 15 ed i 29 anni;
  • gli utenti presi in carico dai servizi sono 151 mila ossia il 39,4% dei registrati (ma si potrebbe aggiungere che sono in realtà solo  l’8,8% della platea potenziale  dei NEET disponibili a lavorare);
  • utenti che hanno utilizzato i servizi  di orientamento specialistico o di secondo livello (quello di tipo più “consulenziale” che di solito segue il colloquio di accoglienza e che per i giovani NEET è importantissimo) sono circa 12 mila il 9,2% dei presi in carico (ma anche il 3% di coloro che si sono registrati e lo 0,7% della platea potenziale);
  • i partecipanti che hanno ricevuto una proposta di politica attiva  sono 8.181 ossia il 5,4 % dei presi in carico (ma anche il 2% dei registrati e l’ 0,5% della platea potenziale).

Insomma, parlare di consensi intorno a questi numeri è francamente assai difficile. Ma non è finita. A fronte di risultati nazionali  così modesti (e per alcune regioni e non solo del Sud sono ancora peggiori) il dato sui tempi di attesa dalla registrazione alla presa in carico (che è solo l’inizio del percorso)  la dice lunga sulla capacità dei  sistemi regionali di dare risposte efficaci. Dopo otto mesi  di rodaggio del sistema,  in media il 34% dei giovani registrati ed aventi diritto, impiega ben oltre 2 mesi solo per  essere convocato dai servizi per il primo colloquio di accoglienza. E si è detto “in media” poiché la realtà in alcune grandi regioni  è ben più drammatica. Nel Lazio, regione che detiene il record delle disfunzioni, ad esempio, il 23% dei giovani registrati impiegherà tra sei mesi ed un anno per incontrare un operatore dei servizi (secondo le proiezioni) mentre un ulteriore 10%, solo per essere convocato la prima volta, dovrà attendere, dopo la registrazione, dai 4 ai 6 mesi. Comunque, tempi di attesa lunghi (ampiamente superiori ai 4 mesi) sono previsti in Liguria (44%) in Calabria (43%), in Campania  (25%), ed in Puglia (16%). Se poi qualcuno si chiede il perché alla convocazione molti giovani non si presentino (ammesso che vengano opportunamente contattati), i tempi di attesa e l’infernale burocrazia dei bandi (sono centinaia) lo spiegano abbondantemente.

Un ultima riflessione merita l’enfasi, nel rapporto di monitoraggio, sul crescente numero delle registrazioni. Vale la pena  ricordare che il risultato del programma (quello che chiede la Commissione e su cui verranno riconosciute le spese) non è nei volumi  delle adesioni ma nel numero di giovani che effettivamente riceveranno un’opportunità di lavoro o di formazione. Per registrarsi è sufficiente collegarsi ad internet e fare qualche clic sui menù a tendina. Diverso è invece fornire a questi giovani delle risposte concrete, “garantire” delle opportunità effettive nei quattro  mesi che erano previsti nel protocollo del programma e se in otto mesi gli avviati sono poco più di 8 mila al traguardo dei due anni ci sarà ben poco da rendicontare.

Si dirà che ancora non siamo entrati nella fase clou della Garanzia Giovani, che le regioni ancora si stanno attrezzando, ma è davvero chiaro cosa si sapeva fin dall’inizio : Garanzia giovani è un programma di attivazione al lavoro che presuppone la presenza di una efficace rete di servizi pubblici e privati per il lavoro accreditati, con le regioni in grado di promuovere l’attivazione al lavoro attraverso il coordinamento di questi servizi. Questa rete è presente in tutta Europa ma in Italia ha una dignitosa presenza solo in alcune limitate aree territoriali: i servizi pubblici vengono da un decennio di disinvestimento mirato ( poco personale e di solito di età avanzata) mentre i privati ruotano ancora quasi esclusivamente intorno alla somministrazione e sono stati accreditati all’accompagnamento al lavoro per Garanzia giovani solo in poche regioni. Certo la crisi economica fa il resto ed offre poche opportunità, ma è anche vero che la percentuale di opportunità presenti in questi mesi nel nostro mercato del lavoro ed intermediate da Garanzia giovani è ancora molto bassa. Le regioni, prendendosi ogni competenza, risorsa e funzione, si sono prese anche una forte responsabilità politica sull’efficacia delle politiche attive ed in particolare del programma europeo di attivazione dei giovani.

Garanzia giovani è un progetto sulla carta bene impostato e davvero utile, ma se i servizi necessari promuovere e gestire oggi Garanzia giovani e domani qualsiasi altro intervento non funzionano qualcuno deve rapidamente intervenire, in attuazione delle norme del Jobs Act, per cambiare quanto non funziona, ormai da anni.