Il collocamento mirato dei disabili: strumenti innovativi per farlo funzionare

 

Intervista al dottor Gianfranco Marino dirigente del Settore Politiche del lavoro e Politiche della Provincia di Pordenone

 

Come Provincia di Pordenone avete deciso ti attivare un servizio integrato specifico destinato al sostegno al collocamento mirato dei disabili ed all’attuazione della legge 68. Per quale motivo è stata fatta questa scelta ?

 

Nel 2005, con l’emanazione della Legge Regionale n. 18 “Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro”, la Regione Friuli Venezia Giulia ha ridisegnato il proprio assetto istituzionale in materia di lavoro e disciplinato il sistema regionale per i servizi all’impiego, per l’occupazione e la tutela del lavoro e gli interventi in materia di politica del lavoro.

Tale normativa ha, fra i vari obiettivi esplicitati, proprio quelli di favorire l’integrazione tra le politiche attive del lavoro, quelle della formazione, dell’istruzione e dell’orientamento e le politiche sociali nonché la promozione dell’inserimento, del reinserimento e della permanenza nel lavoro delle persone a rischio di esclusione, con particolare riferimento alle aree di disabilità e disagio. Per questi motivi, nell’ottobre 2006, è stata siglata fra l’Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 Friuli Occidentale e la Provincia di Pordenone un “Protocollo d’Intesa per lo sviluppo del sistema integrato dei servizi a favore dei disabili” per l’espletamento delle attività di cui alla L. 68/1999 e L.R. 18/2005. Con questo accordo i due partners si sono impegnati a collaborare per realizzare un sistema integrato di servizi a favore dei lavoratori disabili, individuando le risorse umane ed economiche deputate allo scopo. Di questa esperienza, la Provincia di Pordenone, ha fatto tesoro evidenziandone comunque i limiti dovuti al fatto che ancora troppi attori si ponessero come riferimenti per la stessa persona disabile e le aziende non fossero considerate uno dei partner principali per raggiungere la finalità posta dal collocamento mirato. Da qui, nel 2008, per superare il concetto di sistema integrato e identificare un unico soggetto deputato per l’inserimento lavorativo delle persone disabili, è nato il CO.MI.DIS., Collocamento Mirato Disabili, il servizio integrato che rappresenta una sintesi tra i due servizi che si occupano dell’inserimento lavorativo delle persone disabili ai sensi della legge n. 68/99 e della normativa regionale: il servizio di Collocamento Mirato della Provincia di Pordenone e il Servizio di Integrazione Lavorativa dell’Azienda per i Servizi Sanitari n. 6.

 

Come opera il servizio CoMiDis ?

 La nascita del CO.MI.DIS. ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel settore del collocamento dei disabili e persegue una duplice finalità: consentire ai disabili iscritti alle liste della L. 68/99, l’accesso al lavoro presso aziende private ed enti pubblici, mediante un servizio in grado di favorire il migliore abbinamento tra le esigenze delle aziende e le propensioni, disponibilità e funzionalità del candidato/lavoratore e realizzare una capillare attività di consulenza in favore delle aziende in obbligo o disponibili ad inserire lavoratori disabili, con visite aziendali e analisi del posto di lavoro. Sono stati individuati dei possibili strumenti che riguardano l’integrazione fra i due servizi. Si tratta della implementazione di procedure e di modalità organizzative dettagliati all’interno di schemi di istruzioni. Fra le attività svolte vi rientrano l’analisi di casi “critici” (processo valutativo per il riesame dei “casi difficili” in cui il sistema di valutazione non ha previsto Strumenti di Supporto), analisi di casi SIL (Modalità di co-progettazione fra SIL e Servizio di collocamento mirato per i casi con servizio di accompagnamento che si affacciano sul mercato del lavoro), visite aziendali (Modalità di co-progettazione fra SIL e CO.MI.DIS), riunioni congiunte di incrocio domanda/offerta (tra i preselettori e orientatori, i commerciali e gli operatori Sil),, formazione congiunta (Microcredito, Individual Placement Support, International Classification of functioning), sperimentazioni (Individual Placement Support, International Classification of functioning, accoglienza congiunta di casi con necessità di strumenti di supporto. Inoltre, gli orientatori del Servizio di Collocamento Mirato tengono mensilmente dei laboratori per gruppi di disabili sulle tematiche quali la ricerca attiva del lavoro, la simulazioni di colloqui di lavoro ma anche fornendo informazioni sulla Legge 68/1999. Il CO.MI.DIS. ha attivi servizi mirati rivolti a facilitare l’inserimento lavorativo di persone disabili, attraverso misure che prevedono analisi e valutazione di competenze, potenzialità , limiti, aspettative e motivazioni dei lavoratori, percorsi di autovalutazione dei lavoratori, attivazione di strumenti utili a favorire la ricerca di lavoro attraverso una scelta consapevole, preselezione volta ad identificare una rosa mirata di candidati da proporre alle aziende, visite aziendali e supporto all’azienda nell’analisi delle mansioni disponibili, supporto alle aziende nella definizione del profilo professionale richiesto, proattività verso i profili con maggiori competenze, accompagnamento ai colloqui dei lavoratori e supporto logistico alle aziende che desiderino di utilizzare gli spazi della Provincia per intervistare i candidati, supporto e consulenza alla realizzazione di progetti sperimentali finalizzati all’inserimento lavorativo, sviluppo di interventi formativi in aula e on the job in stretta sinergia con le aziende, monitoraggio dell’inserimento lavorativo anche in fase post assuntiva, erogazione di incentivi alle assunzioni, gestione del Fondo provinciale disabili, sperimentazioni applicando l’Individual Placement and Support (IPS) e l’International Classification of Functioning (ICF)

 

La collaborazione tra Provincia, Ambiti, Comune ed Azienda sanitaria in che modo agisce ?

 L’esperienza pilota del servizio CO.MI.DIS. ed il lavoro realizzati in questi anni sul territorio della Provincia di Pordenone hanno costruito le condizioni per poter avviare un percorso progettuale che permette di mettere a sistema le azioni di integrazione degli organismi, enti, interventi operanti nell’area dei servizi di protezione sociale, del lavoro e della formazione già sperimentate ed in corso. Con i mutamenti del tessuto socioeconomico pordenonese di questi ultimi anni si è creato nel nostro sistema un contesto di minore domanda di lavoro e di maggiore espulsione dal mercato di lavoratori con un’aumentata presenza di giovani ed adulti che hanno difficoltà a raggiungere uno stato di occupabilità soddisfacente. L’analisi di questo fenomeno ha portato all’evidenza che nella maggior parte dei casi non si tratta di persone con patologie o disabilità, ma di soggetti che sperimentano uno svantaggio legato a condizioni di disuguaglianza e  di povertà individuale che, se opportunamente indagate nelle varie dimensioni che le compongono, offrono un potenziale conoscitivo indispensabile per l’intrapresa di percorsi che concorrono a modificare il loro grado di occupabilità.

Inoltre molto spesso queste persone si rivolgevano a tutti i servizi del territorio quali Provincia, Ambiti, Comuni e Azienda Sanitaria, senza ricevere una risposta adeguata e integrata ai loro bisogni. Si è reso quindi necessario dare avvio a una complessa azione di condivisione e concertazione con i servizi e il territorio al fine di generare un percorso virtuoso capace di superare la frammentarietà del sistema attuale e quindi aumentare le opportunità di integrazione ed inserimento lavorativo per le persone in condizione di fragilità sociale.

Durante la fase di avvio delle azioni programmatorie della Regione in area Sociale ( linee guida regionali per la predisposizione dei Piani di Zona, approvate con DGR 22.03.2012, n. 458) e  dei lavori per il  nuovo Masterplan per i Servizi per il lavoro, la Provincia di Pordenone ha deciso di promuovere il “Sistema provinciale per l’integrazione e l’inserimento lavorativo delle persone in condizione di svantaggio sociale e lavorativo”, in virtù della necessaria integrazione e trasversalità che serviva attivare tra i servizi socioassistenziali e i servizi dell’area lavoro al fine di aumentare l’efficacia nelle azioni di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Nel contesto del percorso programmatorio del sistema sociale si è quindi aperta l’opportunità di lavorare nella prospettiva delle connessioni fra il “sistema sociale” ed il “sistema lavoro” chiamando a collaborare strettamente le province, i comuni, l’ASS, il settore for profit, il terzo settore e le relative associazioni.

Si è dato avvio a una fase di concertazione, condivisione e formazione che ha portato a un riordino dei sistemi e degli strumenti dell’area sociale e dell’area lavoro permettendo ai cittadini e in particolare alle fasce che presentano delle fragilità di avvicinarsi al servizio e allo strumento maggiormente pertinente rispetto alla loro dimensione di occupabilità. Negli Accordi Programma dei Piani di Zona 2013-2015 è stato congiuntamente sottoscritto da Provincia, Azienda Sanitaria e Ambiti distrettuali dei Servizi Sociali, l’impegno a realizzare il Sistema provinciale per l’integrazione e l’inserimento lavorativo delle persone in condizione di svantaggio. Inoltre, nell’ambito della Commissione Provinciale Lavoro prevista dalla L.R. 18/2005 è stata costituita la “Sottocommissione provinciale per l’integrazione delle politiche sociali e del lavoro”, quale luogo di concertazione dove servizi sociali e sanitari, servizi per il lavoro, parti datoriali e sindacali possono condividere percorsi, strumenti e proposte per aumentare l’opportunità di occupazione delle fasce deboli. Nel 2013 sono state avviate formalmente le équipe distrettuali dove operatori dei servizi sociali, dei centri per l’impiego e del centro di orientamento regionale sono chiamati ad esaminare i casi di svantaggio lavorativo e a condividere un percorso virtuoso di sviluppo delle persone e inserimento lavorativo, condividendo metodologie, approcci e strumenti dei vari servizi.

All’interno del percorso di promozione e sviluppo della rete territoriali si è ritenuto importante sviluppare un inedito sistema di profilatura dell’utenza afferente all’area dello svantaggio tentando una sua declinazione in sottocategorie. In particolare sono stati costruiti degli strumenti di valutazione che indagano aspetti oggettivi e soggettivi allo scopo di definire la “potenziale  di occupabilità” delle persone  e  conseguentemente le misure e gli interventi più adatti per migliorarla.

In questo modo si è riusciti a costruire un sistema d’azione coerente fra gli interventi negli ambiti distrettuali e nei centri per l’impiego, il raccordo a livello provinciale e la programmazione a livello regionale.

  

Come siete riusciti a risolvere il rapporto con le imprese e ad affrontare le difficoltà che, soprattutto in questa fase di crisi, ne derivano ?

Attraverso l’utilizzo di una diversificata molteplicità di strumenti per rendere il più agevole possibile l’inserimento: tutti quelli previsti dalla normativa ma anche progetti sperimentali finanziati dal Fondo Provinciale disabili. Per dirla tutta “passando da un concetto di obbligo al concetto di opportunità”. I nostri operatori, rivolgendosi direttamente all’azienda, chiedono di quale che figura professionale necessitano e mai dove vorrebbero inserire una persona disabile. Questo approccio va incontro alle reali esigenze dell’azienda e, allo stesso tempo, valorizza le competenze e le professionalità della persona disabile.

 

Come opera il sostegno del Fondo provinciale per l’inserimento lavorativo dei disabili ?

 Il Fondo Provinciale per l’occupazione dei disabili è alimentato dagli importi derivanti dall’irrogazione delle sanzioni amministrative di cui all’art.15 della L. 68/99, dai contributi esonerativi di cui all’art. 5, comma 3, della L. 68/99, dai conferimenti di fondazioni, enti di natura privata e soggetti comunque interessati con riferimento ai rispettivi territori provinciali e da somme stanziate dalla Regione. Con la deliberazione della Giunta Regionale n. 1871 del 06/08/2009 sono stati approvati gli “Indirizzi per l’utilizzo delle risorse a valere sui Fondi Provinciali per l’occupazione dei disabili e i criteri di ripartizione delle somme stanziate dalla Regione” e sono state individuate le finalità, le tipologie di azioni finanziabili, i beneficiari dei contributi, i destinatari degli interventi, al fine di garantire il collocamento e l’integrazione lavorativa delle persone disabili. Dopo una attenta analisi dei bisogni del territorio e dopo un confronto con il Comitato Tecnico Provinciale per il diritto al lavoro dei disabili e con la Sottocommissione Provinciale per il diritto al lavoro dei disabili, la Giunta Provinciale ha deliberato con Delibera n. 243 del 23 settembre 2010 di approvare le “Linee guida per l’utilizzo del Fondo Provinciale per l’occupazione dei disabili, art. 39 L.R. 18/2005 e D.G.Reg. 1871/2009”. L’8 marzo del 2011 è stato pubblicato il primo “Invito a presentare domande di contributo per gli interventi delle Macroaree A e B previsti dalle “Linee guida Provinciali per l’utilizzo del fondo provinciale per l’occupazione dei disabili, art. 39 L.R. 18/2005 e D.G.Reg. 1871/2009”. Il 26/01/2012 sono state approvate con DGP n. 13 le nuove “Linee guida per l’utilizzo del Fondo Provinciale per l’occupazione dei disabili, art. 39 L.R. 18/2005 e D.G.Reg. 1871/2009” ed è stato approvato con determinazione dirigenziale n. 266 in data 31/01/2012 il nuovo Avviso “Invito a presentare domande di contributo per gli interventi delle Macroaree A e B previsti dalle “Linee guida Provinciali per l’utilizzo del fondo provinciale per l’occupazione dei disabili, art. 39 L.R. 18/2005 e D.G.Reg. 1871/2009”. Beneficiari del fondo possono essere datori di lavoro privati, cooperative sociali e organizzazioni di volontariato l’Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale” mentre destinatari del fondo sono lavoratori disabili iscritti nell’elenco di cui all’art.8 della legge 68/1999.

  

Nell’ambito delle vostre funzioni svolgete anche una assistenza alla cooperazione di tipo B in difficoltà. In che modo ?

 Si segnala inoltre che in riferimento alla L.R. 20/2006 “Norme in materia di cooperazione sociale” l’Amministrazione Provinciale programma ed eroga gli interventi contribuitivi a favore delle cooperative sociali volti a favorire: gli investimenti aziendali, le consulenze, le spese di costituzione e primo impianto e in particolare per le cooperative di tipo B, vengono concessi i contributi a copertura dei costi salariali, dei costi di trasporto e del personale addetto all’assistenza e alla formazione delle persone svantaggiate.

Inoltre nell’ambito dell’attività del “Sistema provinciale per l’integrazione e l’inserimento lavorativo delle persone in condizione di svantaggio sociale l’Amministrazione Provinciale ha proposto al sistema degli Ambiti Distrettuali, Azienda Sanitaria “l’Atto di indirizzo per la valorizzazione dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate nelle procedure di affidamento di forniture di beni e servizi” che, secondo quanto previsto in materia appaltistica dal legislatore europeo, nazionale e regionale*, ha ritenuto che le cooperative sociali “B” potessero essere sostenute nella loro funzione anche mediante l’uso di strumenti concertativi applicabili negli acquisti di beni e servizi, sull’evidente presupposto che la fornitura oggetto del contratto d’appalto non fosse costituita solo dal bene o dal servizio oggetto diretto di compravendita, ma anche dal servizio sociale di inserimento lavorativo – per così dire “concomitante” all’interno della fornitura – avente esso stesso un costo.

* si segnalano in particolare i recenti indirizzi previsti da:

– DGR FVG 1032 del 01/06/2011 Atto di indirizzo riguardante le modalità di affidamento dei servizi del sistema integrato di interventi e servizi sociali previsto dall’articolo 35, comma 5, della legge regionale 31 marzo 2006, n. 6 (Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la  tutela dei diritti di cittadinanza sociale)”;

– Determinazioni dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici e sui Lavori (n.2 del    23.1.2008 “Indicazioni operative sugli appalti riservati”; n. 3 del 1/8/2012 “ Linee guida  per gli affidamenti a cooperative sociali ai sensi dell’art. 5, comma 1, della  legge n.  381/1991 “ e n.4  del 10/10/2012  “Bando tipo” Indicazioni generali per la redazione dei bandi di gara ai sensi degli articoli 64, comma 4-bis e 46, comma 1-bis, del Codice dei contratti pubblici);

In questa fase di crisi l’impegno per far funzionare il collocamento mirato spesso viene messo in secondo piano sia dalle istituzioni che dalle imprese. Come è percepita questa vostra attenzione dalle parti sociali e dal territorio ?

 Molto positivamente perché diamo un grosso supporto di consulenza anche post assunzione nei periodi di crisi. Sempre più spesso infatti le aziende ci chiedono di supportare i lavoratori anche nelle dinamiche relative ai contratti di solidarietà, le CIGS o le mobilità insieme ai sindacati di riferimento.

 

Il collocamento mirato è l’esempio di una legge nazionale che definisce in modo previso strumenti e regole per l’inserimento al lavoro di una categoria, ma che spesso nel territorio non è attuata in modo rigoroso. Cosa servirebbe per garantire a questa legge un intervento di sistema ed omogeneo in tutta Italia ?

 Innanzitutto sono convinto del fatto che, una sempre maggiore integrazione tra i servizi presenti sul territorio, perchè la legge “funzioni”, debba essere un elemento imprescindibile, pur non essendo affatto scontato. La mole amministrativa che segue parallelamente questo percorso spesso impegna oltre misura gli operatori che dimenticano che il loro obiettivo prioritario è collocare. Purtroppo, ci sono pochi addetti dedicati, e pochi addetti dedicati alle visite aziendali e ai colloqui di approfondimento. Gli operatori devono andare in azienda e, le poche visite che si fanno, rimangono circoscritte all’ufficio del personale. Molti addetti non hanno mai visto la produzione dove andranno ad inserirsi i lavoratori. Questo è, a mio avviso, un limite per la riuscita ottimale di un’azione che, mai come in questo momento, merita ancora maggiori attenzioni.

 

Per saperne di più

 

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