Excelsior 2013: sono 50mila i posti di lavoro richiesti che non si trovano

Dalla indagine Excelsior UnionCamere emerge in modo chiaro quali siano i programmi occupazionali delle imprese italiane. Le competenze richieste per uscire dalla crisi in un Rapporto pieno di indicazioni per chi opera sul mercato del lavoro.

Il rapporto Excelsior 2013 sui fabbisogni occupazionali delle imprese italiane in questa fase è quanto mai utile ed importante: non si tratta solo di fotografare la situazione del mercato del lavoro, ma soprattutto di verificare le caratteristiche di quella domanda di competenze a cui vanno indirizzati gli incentivi, le politiche, le risorse. In ogni paese europeo questa verifica è un obbligo: chi decide le politiche e gli interventi per il lavoro deve indirizzare e sostenere la formazione solo se risponde alle esigenze del mercato del lavoro e favorire, attraverso un opportuno orientamento, l’accesso dei giovani ai mestieri richiesti dalle imprese. In questo modo non solo si valorizzano le risorse , in genere provenienti dai fondi europei, destinate alla formazione e si favorisce l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, ma soprattutto si prevengono le crisi dei sistemi produttivi, attraverso interventi in grado di dotare i nostri distretti di impresa del principale antidoto alle difficoltà di mercato : le competenze. In un sistema come il nostro che resta una delle principali realtà economiche del mondo pur essendo addirittura all’ottantasettesimo posto tra le nazioni in cui è facile lavorare e fare impresa, la capacità di rispondere ai fabbisogni delle imprese e di preparare le competenze adatte è importante, per provare a compensare almeno in parte quei problemi fiscali, burocratici, di illegalità e di mancanza di infrastrutture innovative che hanno spinto l’Italia in fondo alla classifica dei paesi occidentali in cui è possibile fare business.

La rilevazione Excelsior di quest’anno è stata fatta su un campione rappresentativo di circa 94mila imprese, individuando chi crea occupazione, chi viene assunto e quale sia il ritardo da colmare nel disallineamento tra domanda ed offerta di lavoro.

Rispetto al 2006 la crisi ha dimezzato in sei anni il numero delle imprese che intendono assumere: siamo passati dal 23 per cento del 2006 al 20 per cento del 2009 per precipitare quest’anno a poco più del 13 per cento delle imprese italiane. Le imprese che intendono assumere sono soprattutto le imprese che esportano ( 40mila assunzioni previste) e quelle che innovano ( 45mila assunzioni prevista). Si tratta di imprese che operano principalmente nella logistica, nei trasporti, nell’informatica, nella formazione, nei servizi avanzati alle imprese e nel sistema socio assistenziale privato. Calano invece le assunzioni nei servizi turistici, nei servizi di bassa qualità alle imprese, nel commercio, nelle costruzioni e nei servizi culturali. Le assunzioni non stagionali previste per quest’anno sono quasi 400mila, con una diminuzione del ricorso agli immigrati ed anche ai giovani, che scendono al 33 per cento delle assunzioni.

E’ significativo notare che rispetto all’inizio della crisi le imprese assumono meno, ma cercano personale con più competenza e con un titolo di studio più elevato. Dall’inizio della crisi ad oggi le assunzioni di personale con maggiore qualificazione, rispetto alla richiesta delle imprese, è passata dal 19 al 23 per cento. Si tratta di un indicatore interessante della necessità del nostro sistema economico di strutturarsi e qualificarsi con competenze adeguate per rispondere alla crisi. Nel settore industriale è quello alimentare il settore che sembra investire di meno sia nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato che nelle alte qualifiche, che sono invece aspetti apprezzati e riscontrabili in settori del manifatturiero come la chimica farmaceutica e l’elettrotecnica di precisione.

Nel terziario sono il turismo, il commercio e i servizi alle persone quelli con minore propensione sia all’assunzione a tempo indeterminato che alla qualificazione delle competenze, che sono invece particolarmente richieste nei servizi finanziari ed informatici. Va notata la connessione tra la domanda di rapporti a tempo indeterminato e la competenza richiesta al lavoratore.

Come ogni anno, dal campione rilevato, il sistema Excelsior evidenzia le professioni più richieste che sono :

  • Per le professioni con alta qualificazione i tecnici informatici, delle telecomunicazioni, dell’ingegneria, dei servizi sociosanitari e del marketing;
  • Per le professioni meno qualificate i meccanici, i montatori, i riparatori.

Per via del mancato funzionamento del nostro mercato del lavoro, secondo le stime di UnionCamere, quest’anno saranno comunque quasi 50mila i posti di lavoro non stagionali richiesti dalle imprese e destinati a rimanere vuoti, privi di candidati adeguati. Si tratta di un dato che equivale a circa il 13 % sul totale dei posti richiesti, molto lontano dal 30 % di prima della crisi, a dimostrazione che con le difficoltà economiche esiste maggiore disponibilità di forza lavoro. Tuttavia resta invariata ed alta nonostante la crisi la percentuale dei laureati molto specializzati che, su alcune professionalità, le nostre imprese non trovano: intorno al 20 per cento.

I motivi del disallineamento tra domanda ed offerta sono nel minore dei casi una vera e propria mancanza dell’offerta, della disponibilità del lavoratore, ma il più delle volte si tratta di candidati privi di formazione o competenza adeguata o che non sono soddisfatti della proposta. Rispetto a prima della crisi calano i candidati che non accettano la proposta, ma resta significativamente alto il problema del gap di competenze, a dimostrazione che, nonostante le riforme, il sistema formativo continua a non funzionare.

Secondo la rilevazione UnionCamere negli ultimi due anni abbiamo avuto un crollo della ricerca di lavoro del personale da assumere da parte delle imprese tramite i servizi pubblici e privati, che come canali di assunzione calano rispettivamente da circa il 6 a poco più del 2 per cento e dal 10 al 5 per cento, mentre in corrispondenza passa da meno del 50 per cento a quasi il 65 per cento la ricerca di lavoro tramite “ canali informali”. Il dato va confermato e verificato, ma può davvero far discutere.  Tra entrate ed uscite il 2013 si presenta in ogni caso ancora come un anno con il segno negativo: la performance negativa continua quest’anno con un numero di circa 250mila unità lavorative in meno rispetto all’anno precedente. Un dato negativo che riguarderà soprattutto le imprese artigiane e più piccole ed il Mezzogiorno. Calano in ogni caso i rapporti di lavoro atipico, mentre cresce il lavoro dipendente sia a termine che a tempo indeterminato. Si tratta di una crescita che riguarda però solo il dato percentuale e non il numero di lavoratori.

PER SAPERNE DI PIU’, SCARICA I DOCUMENTI:

Slides di presentazione del Rapporto Excelsior 2013