La condizione dei laureati in Italia: l’analisi Almalaurea su lavoro e laurea

Cosa fanno i laureati italiani dopo aver ottenuto il titolo di studio ? A questa domanda risponde una analisi realizzata dal Consorzio Almalaurea, che valuta la condizione occupazionale dei laureati italiani a tre e a cinque anni dal titolo.

L’analisi di Almalaurea riguarda i laureati di primo e secondo livello dopo la riforma e presenta alcuni dati davvero significativi, con indicazioni di sicuro interesse anche alla luce della crisi dell’economia e delle difficoltà del mercato del lavoro. Il rapporto di Almalaurea contiene riflessioni e valutazioni importanti in riferimento al dato di fondo della crisi che investe l’Europa e che ha visto in quasi tutti i paesi europei i giovani diventare il soggetto debole del mercato del lavoro. Si tratta di un dato significativo che nei paesi dell’Europa mediterranea, come è noto, assume la connotazione di una drammatica crisi generazionale. Il fatto che l’Italia sia uno dei paesi europei in cui le maggiori difficoltà di inserimento al lavoro riguardano anche i giovani laureati, fascia della popolazione giovanile che in altri paesi trova una maggiore occupabilità e percentuali di inserimento al lavoro più alte, pone gli autori del rapporto nella condizione di lanciare un forte allarme e di offrire al tempo stesso indicazioni precise sul rapporto tra titolo di studio, formazione e professionalità richieste dalle imprese. Per questo motivo l’Europa si è dotata di una iniziativa speciale per l’inserimento delle nuove generazioni nel mercato del lavoro, denominata Youth Guarantee, che in queste settimane è in corso di attivazione anche in Italia, nelle regioni in cui il tasso di disoccupazione giovanile supera il 25 per cento ( ossia tutte, tranne Veneto e Trentino Altro Adige).

Bisogna peraltro tener conto di come negli ultimi due anni la disoccupazione giovanile si sia impennata in Italia ed in Europa, mentre sia contestualmente diminuita nei paesi di area Ocse e negli Stati Uniti. La riflessione  di Almalaurea riguarda anche il fatto che in Italia il possesso della laurea costituisca un antidoto alla disoccupazione molto meno efficace rispetto agli altri paesi, anche europei. Chiude questo sconfortante cerchio il dato dei giovani NEET, non al lavoro nei in formazione ne a scuola, che vede l’Italia come paese europeo con il maggior numero di NEET, mostrando rispetto a questo fenomeno un insieme di cause che evidenziano un contesto in cui le difficoltà economiche si sommano alla inadeguata formazione, all’assenza di un sistema di orientamento e di servizi per il lavoro adeguati.

Il focus sul problema italiano mostrato dal rapporto del Consorzio interuniversitario di Almalaurea è importante anche per verificare le condizioni rispetto alla possibilità e capacità del nostro paese di invertire un dato davvero allarmante : la riduzione del numero di occupati ad alta specializzazione. In questi anni in ogni paese europeo infatti alla diminuzione generale della disoccupazione ha fatto tuttavia riscontro anche il dato della crescita degli occupati ad alta specializzazione: un segnale importante di come le maggiori economiche si stiano organizzando per rispondere alle difficoltà attraverso forti investimenti nella qualificazione dei servizi e dei prodotti. E’ quindi molto grave che l’Italia sia il paese in Europa in cui calano anche gli occupati ad alta specializzazione : la diminuzione degli occupati con queste caratteristiche segnala la persistenza nelle imprese italiane nell’investire in innovazione e qualità per combattere la crisi, ma anche il fenomeno del disallineamento tra domanda ed offerta di professionalità elevate e di inadeguati servizi per l’inserimento al lavoro.

L’indagine di quest’anno è stata svolta nel 2012 su più di 400mila laureati nelle 64 università che aderiscono al consorzio Almalaurea ed il dato di quest’anno evidenzia un peggioramento ulteriore della condizione del laureato.

Questi i dati che si desumono direttamente dal report : l’ analisi dei principali indicatori relativi alla condizione occupazionale dimostra come nell’ultimo anno si sia registrato un ulteriore deterioramento delle performance occupazionali dei laureati. Deterioramento che si riscontra non solo tra i neolaureati, i più deboli sul fronte occupazionale perché con minore esperienza, ma anche tra i colleghi laureatisi in tempi meno recenti. Sia ad uno che a tre anni dal titolo, infatti, il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un generale peggioramento degli esiti occupazionali. Rispetto alla precedente rilevazione l’area della disoccupazione risulta ampliata, con rilevanti differenze in funzione del gruppo di corso di laurea, del genere e della circoscrizione territoriale in tutte le fasce di popolazione esaminate. Ad un anno dal titolo la disoccupazione aumenta con +3,5 punti tra i triennali, +1 punto tra i biennali specialistici/magistrali e +2 punti tra i colleghi specialistici a ciclo unico. Ciò si traduce nel superamento della soglia del 20% riscontrabile per ciascuno dei gruppi esaminati. A tre anni dal titolo l’aumento della disoccupazione è di 2,5 punti tra i triennali, 1 punto tra gli specialistici e 3 punti tra i laureati a ciclo unico; il tasso di disoccupazione è per tutte le categorie superiore al 10%. Insomma un vero e proprio allarme, quello lanciato dal rapporto di Almalaurea che va approfondito sia da chi si occupa di mercato del lavoro che da chi opera nell’ambito dell’orientamento e della formazione.

Tuttavia se la condizione a breve è in evidente peggioramento per via della crisi, a cinque anni la laurea continua a costituire un riferimento utile.

Infatti la ricerca conferma questa considerazione :  per i laureati intervistati a cinque anni dal titolo il tasso di disoccupazione si riduce a valori “fisiologici” (6%), nonostante la crisi. Resta però vero che ad un anno dal titolo gli occupati, come si legge nel testo del rapporto , seppure in calo, sono attorno al 70% fra i laureati di primo livello, al 72 fra quelli specialistici e al 60% fra gli specialistici a ciclo unico. Tra questi ultimi il tasso di occupazione è più basso perché più elevata è la quota di quanti risultano impegnati in formazione non retribuita (soprattutto fra i laureati del gruppo giuridico).

A cinque anni, dal titolo l’occupazione indipendentemente dal tipo di laurea è invece prossima al 90%. Con la sola eccezione dei laureati specialistici biennali ad un anno, anche il lavoro stabile (contratti a tempo indeterminato e da attività autonome vere e proprie) si riduce rispetto alle precedenti rilevazione ad uno e tre anni dal titolo. Alla contrazione della stabilità lavorativa si associa un aumento delle numerose forme di lavoro atipiche o precarie. Preoccupa anche  l’incremento generalizzato del lavoro non regolamentato, in particolare tra i neo-laureati. Per alcuni percorsi di studio, soprattutto quelli che conducono tipicamente alle libere professioni, l’attività non regolare pare essere una prima, quasi obbligata, tappa del percorso di inserimento nel mercato del lavoro. Anche per quanto riguarda la stabilità del lavoro, tra uno e cinque anni dal conseguimento del titolo si evidenzia secondo questo rapporto un generale miglioramento: la stabilità si dilata infatti fino a coinvolgere 7 occupati su 10 (tra i triennali quasi 8 su 10). Per quanto riguarda la retribuzione dei neolaureati, secondo la rilevazione di Almalaurea la  retribuzione ad un anno, complessivamente, supera di poco i 1.000 euro netti mensili. Sono dati che mostrano un peggioramento evidente che la crisi ha svelato, mostrando come il nostro sistema universitario non abbia avuto la capacità di porsi come interlocutore delle migliori imprese e di formare le competenze adatte per prevenire la crisi, ma mostrando anche il livello del tutto insufficiente dei servizi di placement e per il lavoro. Per questo motivo il rapporto di Almalaurea serve anche per le stesse Università del consorzio che cura questa rilevazione: non solo per promuovere azioni di orientamento e placement, ma soprattutto per verificare la corrispondenza dell’offerta formativa universitaria con quanto richiesto dal sistema economico italiano. Il fatto che i diplomati in Italia abbiamo meno possibilità occupazionali dei laureati rappresenta un dato ancora confermato, ma il fatto che ad un anno dalla laurea i laureati della triennale abbiano più possibilità occupazionali dei laureati specialistici mostra come l’offerta universitaria di secondo livello vada profondamente ripensata, insieme al funzionamento del sistema di orientamento.

Il rapporto Almalaurea conferma alcuni fenomeni ed al tempo stesso aiuta a sfatare dei luoghi comuni:

  • Siamo il paese Ocse con il maggior numero di manager e dirigenti non laureati;
  • L’aumento del numero di laureati in questi ultimi anni è meno che proporzionale rispetto a quanto avvenuto in altri paesi e restiamo uno dei paesi europei con la più bassa scolarizzazione;
  • Le assunzioni di difficile reperimento per inadeguatezza del candidato riguardano i diplomati più che i laureati;
  • Il differenziale retributivo tra diplomati e laureati è alto tra i lavoratori adulti ma quasi inesistente tra i giovani;
  • L’università italiana stenta ad allinearsi ai fabbisogni delle imprese, anche perché le imprese italiane stentano a manifestarli;
  • Gli immatricolati in scienze umanistiche e dell’educazione sono in Italia sotto la media europea.

Sono fenomeni importanti, da leggere con attenzione, e che i ricercatori Almalaurea leggono in questi termini, fornendo questa interessante valutazione e proposta :

“ il sistema formativo dovrebbe fornire a tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di indirizzo di studio, un mix adeguato di competenze generali e professionalizzanti, in grado di consentire loro nel tempo di riqualificarsi. I vantaggi di questo mix riguardano anche la maggiore flessibilità e adattabilità dei lavoratori nel corso del ciclo economico e nelle fasi di ristrutturazione produttiva. Per questo l’università, oggi più che mai, nel progettare l’offerta formativa non può guardare solo alla domanda che viene dalla società contemporanea, ma deve fornire una preparazione solida dal punto di vista teorico e funzionale ad attività professionali che richiedono un’elevata qualificazione.  In questo senso la ricerca fa propria l’affermazione di Andreas Schleicher, responsabile della Divisione Indicatori e Analisi dell’OCSE: “ oggi i sistemi di istruzione devono preparare per lavori che non sono stati ancora creati, per tecnologie che non sono ancora state inventate, per problemi che ancora non sappiamo che nasceranno. “

Resta il problema del disallineamento anche per i laureati del rapporto tra domanda ed offerta del mercato del lavoro. In questo senso il rapporto di ricerca ritiene che il tema della inadeguatezza dell’offerta formativa rispetto alla domanda delle imprese esista, ma sia eccessivamente accentuato e ritenuto rilevante rispetto alla ben più grave inadeguatezza dell’orientamento, dell’informazione e dei servizi per il lavoro. L’Italia su questo si deve rimproverare per l’assenza di sistemi attrezzati e diffusi di servizi per il lavoro e per l’intermediazione, più che per una offerta formativa disattenta alla domanda. In questo senso il rapporto fa propria la teoria dei premi Nobel Diamond, Mortensen e Pissarides: la presenza di figure professionali di difficile reperimento appare più un problema legato a scarsa informazione, vischiosità dei mercati del lavoro, elevati costi della mobilità geografica, canali e strumenti di reclutamento poco efficienti, che a un deficit strutturale di offerta. Ed è proprio a partire dal riconoscimento di questi problemi che il Consorzio Almalaurea ha realizzato la banca dati dei curricula dei laureati che raccoglie attualmente oltre 1.700.000 curricula.

 

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Rapporto Almalaurea completo.