MobilityLab: le esperienze di auto impiego attraverso i servizi per il lavoro

Il lavoro autonomo e l’imprenditorialità: il ruolo dei servizi per l’impiego nella creazione di posti di lavoro in Europa nel laboratorio Mobility Lab. 

La crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 ha portato la disoccupazione a livelli senza precedenti. Le ultime stime di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, indicano che nel gennaio 2013 il numero di disoccupati in tutta l’UE è stato di oltre 26 milioni. In questo contesto, le politiche per sostenere la creazione di posti di lavoro sono fondamentali per le future prospettive economiche e sociali dell’Unione europea. Nel 2010, la Commissione europea ha lanciato la Strategia Europa 2020, che ha delineato indirizzi decennali per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, con obiettivi ambiziosi in materia di occupazione, innovazione, istruzione, inclusione sociale e clima/energia. Alcune delle piu’ importanti iniziative della strategia fanno specifico riferimento al ruolo del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità in relazione alla creazione di posti di lavoro. L’Agenda per nuove competenze e per l’occupazione, per esempio, mette in evidenza l’importanza delle piccole imprese nell’economia e rileva che l’imprenditorialità e il lavoro autonomo sono “mezzi essenziali per aumentare i tassi di occupazione”. Inoltre, l’iniziative Youth on the Move (Gioventù in movimento) attira l’attenzione sul valore del lavoro autonomo come opportunità per i giovani di sfruttare le loro competenze e definire personalmente il loro percorso lavorativo. I giovani sono nettamente sottorappresentati tra i lavoratori autonomi e fornire loro un migliore accesso alle opportunità di sostegno all’imprenditorialità dovrebbe essere uno degli strumenti utilizzati per ridurre il livello ormai critico di disoccupazione giovanile in Europa. Più di recente, la Comunicazione della Commissione del 2012 “Verso una ripresa fonte di occupazione“, ha sottolineato come il lavoro autonomo può contribuire alla creazione di posti di lavoro, insistendo, da un lato, sulla necessità di ridurre gli ostacoli che incontrano le persone che desiderano diventare lavoratori autonomi o creare un’impresa e, dall’altro, sull’utilità di misure politiche concrete per sostenere questa transizione, come, per esempio, la conversione delle indennità di disoccupazione in incentivi allo start-up d’impresa.

Un filo comune a queste iniziative è stata l’enfasi sulla necessità di promuovere lo spirito imprenditoriale attraverso l’istruzione e la formazione, ma l’iniziativa ‘Youth on the Move’

, in particolare, ha anche evidenziato il ruolo che i servizi pubblici per l’impiego (SPI) devono svolgere per informare e consigliare i giovani alla ricerca di un lavoro in merito alle opportunità di creare un’impresa o lavorare in proprio. Questo messaggio è stato applicato più in generale a tutti i disoccupati nel Piano d’azione Imprenditorialità 2020, lanciato dalla Commissione europea nel gennaio 2013, che raccomanda di collegare i SPI con i servizi di sostegno alle imprese, di offrire programmi di sostegno finanziario per i disoccupati che intendono avviare un’impresa e di mettere a punto programmi strutturati di formazione aziendale e all’imprenditoria in partenariato con una serie di soggetti interessati.

Per capire meglio ciò che i servizi pubblici per l’impiego in Europa stanno facendo al riguardo, quali servizi sono efficaci e cosa può essere migliorato, il Laboratorio europeo sulla mobilità del lavoro (MobilityLab) ha intrapreso uno studio dal titolo “Il lavoro autonomo e l’imprenditorialità: il ruolo dei SPI nella creazione di posti di lavoro” .

Lo studio comprende:

  1. una breve panoramica statistica, che prende in esame l’importanza relativa del lavoro autonomo rispetto all’occupazione totale e le sue tendenze recenti in Europa, le caratteristiche dei lavoratori autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti (che evidenzia la significativa sottorappresentazione dei giovani e delle donne), da dove provengono lavoratori autonomi (ovvero le transizioni tra diverse condizioni sul mercato del lavoro), e l’uso dei SPI da parte di persone che cercano di diventare lavoratori autonomi. Questa sezione include anche una breve rassegna della spesa pubblica per le politiche del lavoro volte a sostenere il lavoro autonomo e il numero di persone che partecipano a tali programmi.

  2. una panoramica dei principali programmi di sostegno per il lavoro autonomo e l’imprenditorialità attuato dai SPI in ogni paese. Questa rassegna presenta brevemente le caratteristiche di programmi esistenti e cosa offre ogni programma, in termini di orientamento di base, formazione, assistenza allo sviluppo di piani aziendali, fondi per lo start-up di impresa e sostegno al reddito, ecc. Una breve sintesi identifica.

  3. un esame più dettagliato attraverso casi di studio realizzati in sei paesi europei (Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Germania e Regno Unito). Questa sezione si propone di individuare le principali caratteristiche che contribuiscono all’efficacia dei programmi esaminati e di trarre insegnamenti che potrebbero essere applicati altrove.

Alcuni dei principali risultati dello studio in relazione al sostegno offerto dai SPI al lavoro imprenditoriale ed autonomo evidenziano come accesso al sostegno al lavoro autonomo sia in gran parte su richiesta di chi cerca lavoro. Anche se i SPI chiaramente devono evitare di spingere le persone verso il lavoro autonomo quando questo non sembra appropriato, potrebbero fare di più per garantire una maggiore informazione sulle opportunità disponibili.

Solo in alcuni casi i SPI svolgono un ruolo attivo nell’aiutare i potenziali imprenditori a cercare finanziamenti nel mercato privato. I SPI potrebbero impegnarsi maggiormente per metterli in contatto con incubatori di imprese e altre organizzazioni in grado di consigliare in questo settore.

Ci sono poche politiche volte a fornire espliciti incentivi agli imprenditori perché facciano quel passo così importante (in termini di creazione di posti di lavoro) di espandere il loro business e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Tra i diversi tipi di sostegno, avviare la consulenza e l’orientamento individuale fin dall’inizio del programma, includendo l’aiuto nello sviluppo del business plan, è considerato un aspetto fondamentale.

È opportuno però che questo sostegno continui ad essere disponibile anche durante ed oltre la fase di start-up. A meno che i SPI non abbiano personale specializzato, questo servizio potrebbe essere fornito da partner o subappaltatori qualificati. Il sostegno finanziario è altrettanto importante. La maggior parte dei programmi offre una qualche forma di sovvenzione o prestito per coprire i costi di avviamento ma gli importi variano enormemente da paese a paese. I costi iniziali possono essere un ostacolo importante per le persone che lanciano una nuova attività, ma il numero di programmi che forniscono un contributo significativo in tal senso è piuttosto limitato – molti coprono solo pochi costi (ad esempio, il rimborso delle spese sostenute per ottenere consulenza o formazione).

Il sostegno al reddito durante la fase di start-up può essere importante, in particolare per i gruppi avversi al rischio, come i disoccupati di lunga durata. Alcuni programmi hanno un proprio budget per il sostegno al reddito; in altri casi i destinatari del sostegno possono continuare a ricevere per un certo periodo di tempo l’indennità di disoccupazione. Altri programmi non offrono alcun tipo di sostegno economico, e questo può limitarne la partecipazione.

Il monitoraggio e la valutazione dei programmi per il lavoro autonomo sono spesso inadeguati. Mentre le informazioni sui flussi sono di solito adeguate, il monitoraggio è spesso insufficiente. In particolare, il monitoraggio tende ad essere collegato agli aspetti finanziari (cioè il periodo di sostegno al reddito o il periodo in cui l’attività deve essere mantenuta attiva, al fine di evitare di restituire tutta o parte della sovvenzione). Questo approccio può sopravvalutare la stima dell’efficacia dei programmi ed è necessario un monitoraggio che vada al di là del periodo del sostegno pubblico per valutare la sostenibilità delle imprese create.

E’ necessaria una valutazione con migliori basi scientifiche delle politiche di start-up al fine di comprenderne il cosiddetto impatto netto (o deadweight), cioè verificare se i beneficiari del programma avrebbero raggiunto un risultato positivo anche senza il sostegno pubblico.