Formazione continua: il confronto tra le regioni italiane

Per avere un quadro sistematico della situazione italiana e dell’impatto della formazione continua nei sistemi regionali del lavoro è importante valutare la relativa mappatura realizzata rispetto alla partecipazione degli adulti alle attività della formazione formale e non formale nelle diverse regioni italiane e presente nel dodicesimo Rapporto del Ministero del Lavoro sulla formazione continua. Da questa mappa escono dati interessanti.

Il benchmark europeo viene infatti misurato anche su base territoriale ed in Italia i modelli, gli investimenti e le performance regionali sul lavoro e sulla formazione sono significativamente diverse tra loro. L’analisi del relativo grafico pubblicato sul rapporto rende chiara una evidente relazione tra le caratteristiche del tessuto produttivo su base regionale e il comportamento rispetto alla formazione.

In questo senso, come emerge dal commento ai dati, si evidenziano due aggregati con caratteristiche opposte: da una parte le regioni meridionali nel loro insieme, con tassi poco elevati rispetto alla formazione non formale, non a caso legata maggiormente al mercato del lavoro ed ai processi innovativi, e più elevati rispetto a quella formale; dall’altra le regioni centro-settentrionali con valori opposti. Situazioni intermedie sono riscontrabili per alcune regioni, quali Lazio, Sardegna, Valle d’Aosta e Marche: ad eccezione di questa ultima regione, che ha un tessuto industriale solido, si tratta di realtà che presentano peculiarità produttive specifiche (molto forte la presenza del terziario legato anche alla pubblica amministrazione) e che rappresentano realtà socio-economiche in transizione, fuori dalla condizione di arretratezza, ma che vedono ben presenti alcuni valori di difficoltà e scarsa autonomia territoriale, quali il livello di disoccupazione o una relativa scarsa propensione verso l’export delle proprie produzioni.

In ogni caso nessuna regione italiana al 2011 si avvicina al benchmark europeo: un dato che peggiora persino il dato negativo sull’efficienza del mercato del lavoro nei sistemi regionali ( in cui solo quattro regioni italiane su venti erano superiori alla media europea). Vale inoltre la pena riportare il commento ISFOL a questo fenomeno : “ la presenza più significativa della formazione formale nelle realtà meno sviluppate del Sud esprime un bisogno di apprendimento che continua a incanalarsi troppo spesso su un’offerta di formazione standard e disallineata rispetto al tessuto produttivo” .

Questo è il motivo, secondo i ricercatori, che spinge molti giovani del Sud a  perfezionare il proprio percorso di apprendimento, anche se di tipo non formale, laddove le iniziative di formazione garantiscono una reale connessione con le caratteristiche del sistema produttivo, alimentando di fatto l’offerta di competenze e conoscenze specializzate nei territori già sviluppati del Nord. Una sorta di “ immigrazione per le competenze “ che costituisce un aspetto, peraltro poco analizzato, del processo di trasferimento dei giovani nelle regioni italiane.

Questa distinzione tra le due grandi famiglie della formazione continua è confermata se si analizza il  peso delle iniziative non formali in concomitanza con livelli di responsabilità in impresa o verso una propria attività: in particolare per i dirigenti, i quadri e i libero professionisti la formazione di tipo formale assume un valore residuale, mentre è rilevante per quei ruoli che prevedono obblighi specifici formativi, come gli apprendisti, o che possono essere all’inizio del percorso professionale, come i collaboratori. Si tratta quindi di intervenire, secondo il Rapporto, su un aumento della partecipazione ad entrambe le dimensioni dell’attività formativa, tenendo tuttavia conto di come in un sistema consolidato e dinamico il ruolo della formazione non formale tenda a crescere. Si può valutare il differenziale di performance e di efficacia del mercato del lavoro tra i sistemi regionali italiani anche attraverso questo punto di osservazione, che conferma la debolezza dei sistemi regionali del lavoro italiani rispetto ai fondamentali dello sviluppo e ne definisce le differenze ed i limiti.

 

 

Partecipazione ad attività di formazione e istruzione formali e non formali degli occupati italiani

25-64 anni per condizione professionale (val. % e ass.; anno 2010)

 

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Formale (%) Non formale (%) Totale (v. a.)

 

01 – Dirigente     1,5     13,2     413.067

02 – Quadro    2,3     11,6     1.162.110

03 – Impiegato    2,3    6,4       6.975.463

04 – Operaio    0,7     1,8       7.356.754

05 – Apprendista    5,9     6,2       56.458

06 – Lavoratore a domicilio     0     1,9       6.514

07 – Imprenditore      1,2     4,3       231.802

08 – Libero professionista     1,7     12,1      1.105.894

09 – Lavoratore in proprio     0,5     2,3        3.265.675

10 – Socio di cooperativa     0,9     2,7        36.343

11 – Coadiuvante      1,2     1,7        307.403

12 – Collaborazione Co. Co.     7,4     6,8        262.903

13 – Prestazione occasionale     8,8     6,6        72.776

 

Occupati                 1,5    4,8     21.253.162